ESCLUSIVA Ferri: “Mou? L’Inter difenda Spalletti. Marotta un fuoriclasse, ma…”

ESCLUSIVA Ferri: “Mou? L’Inter difenda Spalletti. Marotta un fuoriclasse, ma…”

FCInter1908.it ha intervistato in esclusiva l’ex difensore nerazzurro

di Marco Macca, @macca_marco

Ore, giorni intensi. Tra arrivi e discussioni, tra speranze e timori. Un futuro incerto, tra campo e mercato. Suggestioni, ansie, paure. L’Inter vive giorni da montagne russe. In campo, dopo l’eliminazione dai gironi di Champions League, è arrivata la pronta reazione a San Siro contro l’Udinese. Ma è fuori dal campo che i tifosi nerazzurri stanno vivendo emozioni tanto forti quanto contrastanti: da una parte la fiducia nel futuro e nella crescita societaria dopo l’arrivo a Milano di Beppe Marotta, che non ha bisogno di troppe presentazioni. Dall’altra, la paura di poter perdere, nella prossima estate di mercato, il loro campione, il gioco giocatore più forte: Mauro Icardi. Noi di FCInter1908.it abbiamo chiesto in esclusiva un parere sul momento dell’Inter a Riccardo Ferri, uno che, dall’alto delle sue 418 presenze e dei suoi 5 trofei vinti con la maglia interista, di nerazzurro ne sa qualcosa.

Buonasera Riccardo. Allora, partiamo da Inter-Udinese: una buona reazione dopo la batosta Champions League. Segno che sul piano della mentalità sono stati fatti dei passi avanti.
Sì. Ci sono stati dei miglioramenti in generale: chiaro che a tutti balza all’occhio la retrocessione in Europa League dalla Champions League, è una cosa che ha fatto oscillare le considerazioni su questa squadra. Ma io ho visto dei miglioramenti, soprattutto sul piano del palleggio. E’ una squadra che ha ancora grandissimi margini di miglioramento, e che è orfana di un giocatore come Nainggolan che tutti, all’Inter, speravano potesse dare un contributo importante dal punto di vista qualitativo e quantitativo. La sua è una mancanza sicuramente pesante. Detto questo, vedo una linea difensiva sempre più solida, un centrocampo dove c’è un Brozovic sempre più protagonista, un Joao Mario ritrovato, un Politano sempre più in crescita e, ovviamente, un Mauro Icardi sempre determinante e incisivo nelle partite che contano come pochi attaccanti al mondo. 

Cosa è successo martedì scorso? Perché secondo lei è andata a finire così?
Dare una spiegazione è sempre molto difficile. Nelle grandi competizioni c’è lo zampino spesso di giocatori che hanno dei trascorsi in competizioni così importanti e che sono abituati a giocare queste gare senza avere pressioni e cali e senza farsi intimorire. L’Inter ha dimostrato di essere cresciuta molto anche in questa Champions League, non dimentichiamo che tanti dei giocatori della rosa nerazzurra sono degli esordienti. Qualche blackout, dunque, bisognava metterlo in conto. E’ stato un percorso che potrà servire nel prossimo futuro come bagaglio di esperienza. Contro il PSV Eindhoven la squadra ha sentito molto la pressione di dover portare fin dall’inizio a casa il risultato e, forse, ha avuto troppa frenesia nel cercare le giocate conclusive, dando poi al PSV la possibilità di essere pericoloso nelle ripartenze. Ma ci sta, questo era l’anno zero, anche se tutto il popolo interista, visto l’inizio esaltante, ci aveva creduto.

Ora l’Europa League, una competizione che lei ha vinto due volte in nerazzurro. Come si affronta? L’Inter ha davvero le potenzialità per vincerla?
L’Europa League è cambiata oggi rispetto alla Coppa UEFA. Ci sarà un turno in più, ci saranno trasferte di giovedì: tutta una serie di situazioni che dovranno incastrarsi bene. Credo che l’Inter abbia le potenzialità per arrivare in fondo ed essere protagonista, guardando con rispetto le altre squadre titolate che sono in corsa. L’organico, però, dovrà essere sempre presente e dovranno stare bene, perché le trasferte europee pesano. Sono ottimista, quindi vedo l’Inter tra le protagoniste.

Tra l’altro nei sedicesimi l’Inter affronterà il Rapid Vienna: l’ultima volta in cui i nerazzurri affrontarono questa squadra fu nel 1990-91, anno in cui poi arrivò la Coppa UEFA. E tu in quella partita eri in campo…
Non era l’avversario peggiore, ma le partite a livello internazionale sono diverse rispetto al campionato. Le squadre hanno caratteristiche diverse rispetto a quelle italiane, quindi le si affronta con un attimo di esitazione in più. Ci vuole dunque massimo rispetto per l’avversario, anche siamo stati fortunati.

Tornando a Inter-Udinese, è stata la partita d’esordio come dirigente per Beppe Marotta. Quanto è importante il suo arrivo per la crescita del club?
Credo che il suo arrivo possa far sì che questa squadra possa migliorarsi ulteriormente. Arriva in un contesto di qualità, perché comunque Ausilio, Gardini e Antonello hanno già svolto un lavoro importante. Credo che lui sia il dirigente in grado di far fare il salto di qualità a tutta la società e alzare l’asticella. Quando arrivano questi personaggi importanti che hanno vinto tanto gli obiettivi si alzano. Il suo curriculum parla chiaro, ma anche la sua persona. L’Inter dal punto di vista della comunicazione può fare un salto di qualità, lui porterà la sua esperienza e le sue competenze. I nerazzurri hanno acquistato la ciliegina sulla torta che mancava. Marotta, però, non ha certo la bacchetta magica: si siederà sulla sua poltrona e fotograferà la situazione della società e farà le sue valutazioni. Ci vorrà del tempo per capire e operare, chi pretende risultati immediati si tranquillizzi.

Se dovesse dare un consiglio a Marotta per calarsi al meglio nell’ambiente Inter, quale sarebbe?
Non ha bisogno di consigli, ma mi è piaciuto molto già dalle sue prime parole da dirigente nerazzurro. Credo sia una persona diretta, molto semplice nelle cose che vuole dire e che vuole affrontare. Non è uno che urla al vento obiettivi facili da raggiungere o che fa proclami, ma è uno che lavora e ottimizza i tempi. Spero lui si avvalga delle persone che conoscono l’ambiente, sono sicuro che le sue saranno scelte mirate per far sì che questo club nel medio-lungo termine possa diminuire il gap dalla Juventus.

A proposito di Juventus, hanno fatto molto discutere le parole di Nedved proprio all’indirizzo di Marotta. Non ha forse mancato di eleganza quello che è il vicepresidente di una società importante come quella bianconera?
Sottolineo e sottoscrivo quello che hai detto. Potevano essere dette tantissime altre parole, i suoi termini non sono stati appropriati nei confronti di una persona che magari non sarà juventina nel sangue, come credo tra l’altro non sia Nedved, ma che dovrebbe essere solo ringraziata per quello che ha fatto alla Juventus e per l’educazione con cui è uscito dal club, che non lo ha salutato non troppo stile. Lui ha avuto rispetto delle scelte della società e ha avuto l’accortezza del club che lo ha mandato via dopo gli obiettivi raggiunti negli ultimi anni.

Così come hanno fatto discutere le parole di Wanda Nara a Tiki Taka. Era davvero necessario esporsi in questo modo in una trasmissione televisiva su un argomento così delicato?
Su questo argomento, invece, preferisco astenermi. Non sono io quello che può dare giudizi sulla vicenda.

La notizia del giorno è l’esonero di Josè Mourinho dal Manchester United. Sui social tutti i tifosi dell’Inter hanno già invocato il suo ritorno. Lei da nerazzurro lo rivorrebbe a Milano?
E’ ingeneroso nei confronti di Spalletti ora ipotizzare un cambio solo perché ora Mourinho è stato esonerato. Anche qui sposo le dichiarazioni di Marotta: nel momento in cui c’è un allenatore seduto sulla panchina dell’Inter, va difeso fino alla morte. Quando si parla di Spalletti bisogna essere più obiettivi: ci si dimentica della situazione delicata che c’era un anno e mezzo fa quando lui ha preso in mano la squadra, secondo me lui ha fatto un lavoro straordinario nel costruire una mentalità e nel recuperare giocatori importanti. Poi si possono analizzare alcuni cambi sbagliati, ma è ingeneroso focalizzarsi solo su quelli. Anche Mourinho, con tutte le qualità che ha, avrebbe faticato nella situazione di Spalletti. Difendiamo Luciano e riconosciamogli le sue qualità.

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