Inter, i danni dell’ultima frontiera del tifo. Destino comune per Spalletti e Lautaro

Inter, i danni dell’ultima frontiera del tifo. Destino comune per Spalletti e Lautaro

La riflessione all’indomani di Inter-Spal

di Daniele Vitiello, @DanViti

Succede nel calcio di oggi, con maggiore stucchevole enfasi rispetto al passato, che anni di carriera e traguardi raggiunti vengano calpestati con sufficienza e tracotanza da chi, con la giusta dose di modestia, dovrebbe invece restare sull’uscio della porta tramite la quale si accede al recinto dei giudizi tecnici, talvolta oltrepassata impropriamente anche da addetti ai lavori non troppo informati o palesemente in malafede. E’ la nuova frontiera del tifo, che trova terreno fertile nel mondo dei social, oltrepassa qualsiasi argine eretto dal buonsenso e sfocia in commenti come quelli che hanno accompagnato il pomeriggio dell’Inter, con Spalletti sul banco degli imputati prima del calcio d’inizio per le scelte di formazione e durante la sfida con la Spal per la gestione dei cambi, tralasciando le grosse lacune dal punto di vista caratteriale e non solo degli elementi a disposizione, ma anche le numerose assenze che hanno colpito la rosa nerazzurra. Tra panchina, tribuna e divano di casa, per acciacchi, squalifiche e scelte precauzionali, l’Inter oggi è stata costretta a fare a meno di Skriniar, Vecino, Nainggolan, Perisic e Icardi, oltre agli infortuni capitati a Miranda e Brozovic, usciti a gara in corso. Praticamente sei titolari, senza dimenticare Keita Balde a mezzo servizio e Politano reduce da una sindrome influenzale che lo ha colpito negli ultimi giorni.

OGNUNO AL SUO POSTO – Tessere di partito qui non ce ne sono, si cerca soltanto di giudicare la realtà dei fatti, disperdendo il fumo delle antipatie che spesso annebbia la vista. Luciano da Certaldo avrà le sue responsabilità nel calo della squadra e nella questione che continua a rubare spazio sulle prime pagine dei quotidiani, ma trasformarlo in capro espiatorio è esercizio che onestamente lascia interdetti coloro che almeno provano a ricordare la bontà del lavoro svolto fino a questo momento, tra il quarto posto dello scorso anno (all’Inter la Champions mancava da sette anni e c’è chi era sicuro Spalletti non sarebbe stato all’altezza della sfida) e le trasformazioni di Brozovic e Joao Mario, tanto per fare qualche esempio. Per riportare serenità e chiarezza, all’Inter, così come nel mondo del calcio in generale, ognuno dovrebbe fare attenzione a non superare i confini del suo ruolo: manager, calciatori, allenatori, dirigenti, giornalisti e anche i tifosi, che per definizione hanno il compito di sostenere la propria squadra. Esiste anche il diritto di contestare, è altrettanto legittimo e va salvaguardato (entro certi limiti), ma – come hanno ben dimostrato anche i presenti al Meazza ieri – sarebbe cosa buona e giusta esercitarlo magari al triplice fischio, a bocce ferme, perché se è vero che sono i dettagli a decidere le sorti di una stagione, anche una vittoria sporca può spostare l’ago della bilancia. E in certe situazioni, il sostegno del proprio pubblico è determinante.

NOTA LIETA – Ciò che è emerso, oltre allo spirito del gruppo, capace comunque di andare al di là dei propri limiti, è il talento di Lautaro Martinez, uno che di problemi con Spalletti ne ha avuti qualche mese e fa e che dai social ha ricevuto lo stesso trattamento, paragonato anche a Gabigol, ma che pian piano sta mostrando di che pasta è fatto e ha fatto impallidire l’intera schiera di hater che già avevano colato veleno e sparato sentenze sul suo conto, anche stavolta in maniera piuttosto frettolosa. Non si conoscono ancora le vette che l’argentino riuscirà a scalare con la sua qualità, ma il discorso è sempre lo stesso: armarsi di pazienza e buonsenso prima di emettere sentenze.

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