editoriale

BERSAGLIO FACILE

Il momento è quello che è, il campo ha dato il suo verdetto: l’Inter ha da soffrire, la realtà delle cose l’ha ridimensionata, tanto che per raggiungere l’obiettivo sperato ci sarà davvero da lottare. Le ultime mazzate sono arrivate dal...

Dario Di Noi

Il momento è quello che è, il campo ha dato il suo verdetto: l’Inter ha da soffrire, la realtà delle cose l’ha ridimensionata, tanto che per raggiungere l’obiettivo sperato ci sarà davvero da lottare. Le ultime mazzate sono arrivate dal Milan, in un derby quasi assurdo (nel suo sviluppo) ma tremendamente spietato (nel risultato finale). Zero alibi e niente appello, a gioire giustamente è l’altra parte di Milano.

Dopo sole 48 ore, il derby va dimenticato e, per quanto possibile, archiviato. Il clima non può che averne risentito, anche per la semplicità con cui può essere additata una squadra appena uscita da una simile sconfitta. Un 3-0 secco non permette grandi scudi, difendersi è piuttosto complicato. Conterà - come sempre - il campo, solo lì l’Inter potrà riconquistarsi fiducia e serenità.

Il più esposto alla graticola è naturalmente l’allenatore, bersaglio più facile da colpire. E’ lui il primo responsabile di ogni squadra, ed è inevitabile che il mirino venga puntato soprattutto sulla sua figura. Ma in fondo è giusto così, almeno fino a quando le accuse si limitano agli errori di campo. Perché a volte, infatti, capita che si esca da quell'area tecnica riservata - su ogni panchina - ad un allenatore, sforando in qualcosa di più. Ed ecco come ci è reso possibile spiegare l’ultimo mese di Roberto Mancini.

In casa Inter la crisi esiste, non può essere altrimenti dopo due sole vittorie nel 2016 (su 7 partite) e la scoppola del derby. Il calcio è così, si giudica quasi esclusivamente dai risultati. Mancini, perciò, è finito nell’occhio del ciclone: lui come un giocatore d’azzardo, prima vittorioso e dunque incensato, poi sconfitto e per questo attaccato. In un battibaleno, è passato dalla nomea di stregone ad epiteti sempre più critici.

In campo le cose non vanno bene, qualcosa che non funziona c’è. Eppure, nell’ultimo mese l’allenatore dell’Inter è stato travolto più da iene, tapiri o sciacalli di turno che altro.  Lui si è mostrato sicuramente molto nervoso, domenica sera è incappato in qualche gesto di troppo, non in linea con l’atteggiamento e l’esempio che spettano a dei maestri di calcio. Tre settimane fa sbagliò tutto Sarri, questa volta un errore totale di reazione l’ha commesso lui. Dal momento della lite con il collega napoletano, però, sembra che a Mancini non sia perdonato più nulla. E anzi, da lì pare essere diventato un bersaglio facile, su cui poter sbattere con rara semplicità.

L’ultimo caso è legato alla dura condanna di una nota intervista rilasciata dallo stesso Mancini al termine di Milan-Inter. Davanti alle telecamere di Mediaset, l’allenatore ha reagito molto male (esagerando) ad una domanda della giornalista Mikaela Calcagno. La rabbia post sconfitta ha prevalso sulla ragione, portando il tecnico ad una risposta realmente scortese ("Questa è una stronzata, siamo seri. A dir cagate…"). Da qui, la mobilitazione di vari enti, tra cui l’Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana), decisa e pesante nella sua contestazione al tecnico interista. Eppure, si ricordano molti altri episodi di simile portata, ma senza questo tipo di reazioni.

Qualche anno fa, ad esempio, fece storia il battibecco tra Ibrahimovic e la giornalista Sky Vera Spadini: a una domanda scomoda, Ibra rispose seccato, salvo poi prendersela duramente con l’intervistatrice a suon di "C…o guardi" e frasi stile "vai a cucinare". Fece storia sì, ma di reazioni ufficiali in difesa della giornalista non ce ne furono. Altri esempi toccano il presente ed allenatori molto vicini allo stesso Mancini. Si può ricordare un altro litigio tra la stessa Mikaela Calcagno e Sinisa Mihajlovic, rabbioso nel rispondere alla domanda su una sostituzione effettuata in partita: "Perché l’ho fatta? Perché io faccio allenatore e lei la presentatrice. Lei fa il suo ruolo? Anche io faccio il mio". Una replica non felicissima, si può dire anche sessista, ma ancora una volta senza condanna. La Calcagno subì una risposta seccata anche da Massimiliano Allegri, sicuramente più delicato ma comunque infastidito - ad inizio stagione - dalle domande sulla crisi della Juve: "In cosa manca la Juve? Secondo lei in cosa manca? Basta vedere la classifica no? Gliel’ho spiegato ora, guardiamo la classifica: mancano i punti no?". Dulcis in fundo, per tornare a Mihajlovic, solo una settimana fa (nel post gara di Alessandria-Milan) non nascose il suo disagio a una domanda di Marco Bucciantini, ospite di Rai Sport: "Dov’era stasera Luiz Adriano? A Torino o ancora sull’aereo? Perché? Pensi di fare il simpatico? Sei simpatico per forza. Non era una domanda, era una presa per il culo. Questo non va bene". E insomma, anche in questi casi nessuna reazione.

Allo sfogo post derby di Mancini, invece, hanno fatto seguito addirittura due comunicati da parte di Ussi. Due comunicati un cui l’attacco diretto è riservato esclusivamente proprio a lui, a Roberto Mancini. Si parla di atteggiamenti inaccettabili, di arroganza e di maleducazione, in riferimento all’episodio con protagonista il tecnico dell’Inter. Nel pezzo, si spiega che questo è solo l’ultimo di una serie di episodi con protagonisti vari tecnici, ma l’unico nome accusato per un intero comunicato è sempre e solo quello di Mancini. Ussi, all’interno dello scritto, spiega le sue motivazioni, richiedendo un incontro al presidente dell’Associazione Italiana Allenatori, Renzo Ulivieri. Sembra che il gesto di Mancini abbia fatto traboccare la goccia dal vaso come mai successo prima. Forse il momento vede la figura dell’allenatore dell’Inter più attaccabile che mai. Forse uno sfogo simile, a seguito di altre vicissitudini e di una sfida tanto importante a livello mondiale come il derby di Milano, è un’occasione troppo ghiotta per non essere cavalcata. Forse Mancini è incappato in qualcosa da cui ora dileguarsi è difficile: ultimamente, sembra gli siano riservate tante accuse - pure pesanti - rivolte direttamente al suo personaggio. Mancini ha sbagliato, ha esagerato e indubbiamente ha dimostrato un lato peggiore di sé, ma ha dimostrato di esserne consapevole. La risposta l’ha data con grande galanteria: scuse e mazzo di fiori alla giornalista Mediaset. Caso chiuso, senza drammi o denunce varie. Bastava così poco…