I FANTASMI NON ESISTONO

I FANTASMI NON ESISTONO

di Eva A. Provenzano, @EvaAProvenzano

Ma che effetto fa? Diciamocelo: sentire che José Mourinho e Luís Nazário de Lima Ronaldo si rivedranno sul pianeta nerazzurro anche solo per una sera è una di quelle notizie che fanno un po’ brillare gli occhi. “I ricordi non passano mai, stanno con noi” si canta e chi vuole dimenticarsele le cose che anche solo per un attimo hanno fatto bene al cuore? Uno dei giocatori più forti (c’è chi dice ‘come lui nessuno mai’ e sono quelli che hanno avuto la possibilità di vederlo dal vivo almeno una volta) che abbia mai indossato la maglia interista e poi l’allenatore che ha regalato ai tifosi della Beneamata una favola ascoltata per 45 anni e che si è materializzata, per davvero, alla faccia della zucca di Cenerentola.

QUELLO VERO – Il tradimento più bruciante: per chi ha amato il brasiliano quel passaggio al Milan – il gol nel derby, le sue orecchie per sentire l’urlo rossonero, il gesto dell’ombrello di Massimo Moratti dopo il ribaltone dell’Inter – è stato un peso sullo stomaco, ma i suoi dribbling, le sue finte, il suo modo di stare in campo e di segnare, non sono cose che possono essere rinnegate. Un Ronaldo è per sempre. E non importa se al Meazza ci torna con tanti anni e kg in più. È stato bellissimo esultare per ogni suo gol, vincere la Coppa Uefa al Parco dei Principi, veder materializzare uno scudetto (dice niente 1998?) e vederlo scivolare via mentre lui veniva sotterrato in area da Iuliano. Simoni non ci crede ancora. Non solo lui, ma il tempo richiude ogni ferita. Forse.

IL CONDOTTIERO – L’addio più doloroso. Quella sera a Madrid, Marco Materazzi abbracciava Mou pronto a salire su una macchina del Real e a salutare l’Inter dopo aver conquistato insieme a lei diversi trofei e poi il Triplete. La Champions League vinta il 22 maggio 2010, il gol di Eto’o che si infila tra Cech e il palo a Stamford Bridge, il muro di Barcellona, Milito che scioglie il Bayern come neve al sole. Le perle cominciate con quel ‘non sono un Pirla’, il ‘rumore dei nemici’, le barricate attorno ai suoi giocatori e lui a difenderli e a metterci la faccia: faceva sentire tutti parte di qualcosa di molto più grande proprio mentre stava succedendo. Nessuno avrebbe mai immaginato che sarebbe finita sul tetto d’Europa quella scalata. Che vista da lassù e che fatica tornare tutti a terra dopo aver sfiorato le stelle. Il portoghese aveva ereditato l’Inter nel 2008 da Mancini che aveva già vinto tanto, era riuscito a far sentire di nuovo vincenti gli interisti.

NIENTE FANTASMI – L’allenatore italiano ha accettato un anno fa di riprendere la squadra nerazzurra in piena crisi e si è prefissato di farla tornare a vincere. Non è facile ricostruire una rosa come quella che aveva e dalla quale è cominciato tutto però Mancio non si è ancora arreso: archiviato il primo (mezzo) anno senza troppa gloria, aveva cominciato bene la stagione 2015-2016, fino a dicembre è andato bene, ma dopo un inizio di 2016 traumatico ora la sua Inter è scesa al quinto posto, lontana quattro punti dall’obiettivo minimo stagionale e da una qualificazione in Champions che è essenziale per un futuro migliore di quello che si prospetterebbe senza l’Europa. Il presidente Thohir ci ha tenuto a specificare che l’arrivo di Mourinho al Meazza non deve essere frainteso: “Per quanto riguarda Mourinho, l’ho incontrato a Giacarta qualche anno fa, non ero ancora presidente dell’Inter. Lui è un grande allenatore, ha fatto la storia dell’Inter, ma noi adesso abbiamo Roberto Mancini, che a sua volta ha scritto la storia del nostro club ottenendo ottimi risultati“. Quelli adesso vengono prima di tutto.  Esiste solo il campo, la voglia di dimostrare che questa squadra è ancora capace di risollevarsi e di riprendere il cammino verso l’obiettivo terzo posto. Non esistono fantasmi: non si può avere paura di un passato bellissimo, al massimo certi ricordi si possono usare per trovare la forza di andare avanti Non esistono più neanche alibi, c’è solo il campo, quello che succede fuori è un contorno, fa spettacolo. Ma adesso servono i punti.

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