EDITORIALE / Spalletti ha cambiato l’Inter ma il suo mantra è un monito. Joao Mario? Tocca a Kia

EDITORIALE / Spalletti ha cambiato l’Inter ma il suo mantra è un monito. Joao Mario? Tocca a Kia

L’editoriale di Alfio Musmarra per FcInter1908

di Alfio Musmarra, @IlMusmy

Dopo 12 giornate è giusto fare un primo bilancio della stagione che resta lunga e quanto mai interessante.  L’avvio sorprendente ha fatto urlare al ‘miracolo’ spallettiano, memori però del recente passato sotto la gestione Mancini ( anche se la Società aveva una conformazione ben differente rispetto a quella attuale) è giusto andarci con i piedi di piombo ed attendere con saggezza. Del resto il DNA nerazzurro lo impone, anche in virtù di un mercato che a gennaio non regalerà nulla e che di conseguenza non consentirà voli pindarici. Perché il club è stato chiaro: ogni ingresso sarà bilanciato ad un’uscita di pari valore e di conseguenza non ci sono margini per rinforzi di spessore. Spalletti però dal suo arrivo a Milano  ha chiuso gli alibi fuori dai cancelli di Appiano Gentile, dove l’unica cosa che conta è il gruppo ed il lavoro, martellante e continuo. Senza soluzione di continuità. Del resto la rosa è stata ragionata sul campionato e tra poco le gare di  Coppa Italia qualche problema lo creeranno. Che la coperta sia corta è evidente e nonostante le dichiarazioni di facciata la società ne è consapevole ma bisognerà fare di necessità virtù ed andare avanti sperando che non accada nulla a chi fino ad oggi ha portato la squadra oltre ogni rosea aspettativa.

Perché è difficile credere come questo gruppo ad oggi abbia perso solamente una partita in amichevole col Norimberga a  Luglio. Nelle restanti 7 partite 6 vittorie contro Lione, Bayern Monaco, Chelsea, Villarreal e Betis Siviglia. Ed un pari con lo Schalke 04.  Tutto derubricato forse in maniera superficialotta nel classico capitolo dell’inutile allenamento pre stagionale. Certo si fosse perso già gli spettri di Capello sarebbero aleggiati sulla nuca di Spalletti ( ah no, in realtà qualcuno l’ha anche ipotizzato in un parcheggio dorato cinese), con l’ex allenatore di Juve e Roma pronto a subentrare nel momento del tracollo. Che però non è mai arrivato, anzi. Perché nelle successive 12 partite di campionato i nerazzurri non hanno mai perso. Ottenendo risultati insperati come la vittoria su Roma e Milan, il pareggio di Napoli, passando anche da vittorie sofferte su squadre di bassa classifica come Spal e Benevento. Ma del resto anche squadre molto più attrezzate dei nerazzurri hanno vinto gare a fatica con avversari di basso rango.

Inserire l’Inter nel giro scudetto è stato un attimo, vuoi per la classifica, vuoi per il classico gioco delle parti che in un modo o nell’altro genera aspettative, che rischiano di diventare un boomerang nel momento in cui si torna tutti con i piedi per terra. Perché è bastato il pareggio casalingo contro il Torino per far riaffiorare mille dubbi sulla reale potenza di fuoco di questa squadra.  Ma c’è poco da dubitare. Perché l’Inter è questa. Una buona squadra costruita per lottare per il quarto posto, non si scappa. La Juventus ha un organico pazzesco e resta la più forte del campionato perché la squadra va valutata nella sua interezza calcolando la panchina, alternative e gruppo che sta insieme da tempo e in questa logica vanno inserite anche Napoli e Roma. Non è un caso che Spalletti continui a ripetere come un ‘mantra’ la classifica finale della scorsa stagione. Dove l’Inter riuscì a prendere 25 punti dalla Roma, 24 dal Napoli, 8 dalla Lazio e 29 dalla Juventus. Perché il gruppo deve sempre ricordarsi da dove arriva e non perdere mai di vista l’obiettivo. Ridurre tutto alla fortuna è tanto puerile quanto riduttivo. Un po’ come il classico sillogismo del ‘se parano Buffon o Donnarumma è perché sono fuoriclasse, se para Handanovic è culo’. Ma in base a cosa è tutto da scoprire. Del resto proprio Spalletti è conscio di cosa sono in grado di fare i suoi ragazzi: passare dal filotto di risultati positivi a quello che ti fanno uscire dall’Europa League. E proprio sulle motivazioni sta lavorando duro, per cercare una costruzione mentale che consenta alla squadra di fare quel salto di qualità che fino ad oggi è stato un limite invalicabile che gli ha precluso ogni traguardo.

Ed in questo senso le differenze col passato sono importanti, palpabili. Nelle difficoltà della partita la squadra non affonda, ma soffre e lotta come non mai. Ma siamo solo alla dodicesima ed il campionato è ancora lungo. Un dato su cui bisognerà lavorare ancora tanto è la fase difensiva. Perché l’Inter di Spalletti aveva subito solamente 3 gol nelle prime 7 partite di campionato mentre nelle ultime 5 ne ha subiti 6 anche se vanno tenuti in debito conto gli avversari, che nelle ultime 5  sono stati in ordine Milan, Napoli, Samp, Verona e Torino. Discorso trequartista: ad oggi nessun contatto risulta tra l’Inter e Javier Pastore. L’argentino è ormai ai margini del Psg che vorrebbe Joao Mario e che quest’estate aveva messo sul piatto il cartellino di Aurier come contropartita. Il portoghese resta nei piani del club parigino, toccherà a Kia Joorabchian trovare una sistemazione adeguata che soddisfi però l’Inter dove non sembra avere più la forza di imporre gli acquisti della scorsa stagione.

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