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  EDITORIALE

La Mala Educaciòn

07.04.2012 02:40 di Sabine Bertagna articolo letto 2612 volte
Fonte: FCINTER1908.IT

Se cercate una condanna esemplare venite a sbirciare in casa nostra. Ne abbiamo una per ogni occasione. Le famose tre giornate comminate a Samuel aprirono, per esempio, l'era della prova televisiva. L'allora giudice Maurizio Laudi aveva sottolineato «l'odiosità del gesto, che esprime(va) una inaccettabile forma di disprezzo nei confronti di un avversario». L'inaccettabile forma di disprezzo era uno sputo che avrebbe mirato alla schiena di Nedved. Walter dichiarerà in seguito di avere semplicemente sputato per terra. Dichiarazione che le stesse immagini non sono mai state ingrado di contraddire.
Di squalifiche, multe e ammende ce ne sono state a bizzeffe. Alcune giuste, altre meno comprensibili. Soprattutto se iniziavi a sbirciare l'erba del vicino e ti rendevi conto che per la stessa infrazione lo stesso giudice aveva fatto spallucce. Per aver mandato l'arbitro a quel paese, per esempio, si possono ricevere due giornate di squalifica o una semplice ammenda pecunaria. Dipende. Da che cosa? Beh, adesso chiedete troppo.

Educare. Sembra essere quella, la parolina magica che si nasconde dietro alle punizioni del giudice sportivo. Fare in modo che il calciatore si renda conto di essere stato scorretto e in futuro si ravveda. Mah. Il dubbio rimane. Con i cori razzisti all'indirizzo di Balotelli si era arrivati ad una situazione insostenibile. Ma nessuno aveva mai trovato il coraggio (quello vero) per girare la schiena a quei cori odiosi (spesso puniti con un minimo sindacabile giusto per) e dare l'esempio. Già, l'esempio.
A chi dovrebbero ispirarsi secondo voi i giovani calciatori di oggi? A quei campioni abituati ad accerchiare l'arbitro per intimidirlo, a quelli che si rotolano per terra sbirciando da lontano l'agognato cartellino all'indirizzo dell'avversario o a quelli che passano direttamente a efficaci mosse di kick-boxing? Il problema nasce dal regolamento, che spesso invece che essere semplicemente applicato è soggetto a strane interpretazioni. Sballa l'unità di misura, sballa ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Pensiamo a Simone Pecorini, giovanissimo della Primavera nerazzurra Campione d'Europa, che in finale ha commesso l'ingenuità di cercare un confronto verbale con l'arbitro. Sottolineiamo verbale perché nei video esaminati dell'aggressione ventilata dai referti e sanzionata dal giudice Tosel con 9 mesi di squalifica (avete letto bene, 9 mesi) non sembra esserci traccia. Il punto è molto semplice. Esiste un modo per provare questa aggressione? Perché se le prove non ci sono vogliamo capire con quale animo dovremmo accettare una squalifica lunga una stagione intera. E poi, parliamoci chiaro, lo vogliamo educare il ragazzo o stiamo cercando un modo per distruggerlo? Se davvero non esiste un modo per accertare con sicurezza un fatto dal quale potrebbe dipendere una giovanissima carriera, beh allora, avere un giudice serve ben poco. Ad applicare una giustizia sommaria siamo bravissimi anche da soli.

Twitter @SBertagna


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