L’INSOSTENIBILE “LEGGEREZZA” DEI TITOLI SULL’INTER

L’INSOSTENIBILE “LEGGEREZZA” DEI TITOLI SULL’INTER

di Sabine Bertagna, @SBertagna

La notizia del giorno, immediatamente smentita da un comunicato ufficiale (leggi qui) emanato dalla società nerazzurra, contemplava un Erick Thohir pronto a vendere le sue quote. Una notizia cavalcata da tutti gli organi di stampa. Il balletto delle quote, i libri in tribunale, il fallimento alle porte: diciamo tranquillamente che da quando Erick Thohir è presidente dell’Inter, non c’è testata giornalistica che ci sia andata leggera. Ricordiamo che il piano societario nerazzurro è un piano a lungo termine e che si proietta su un periodo temporale di 5 anni.  Un piano che sicuramente ha bisogno che si centrino anche determinati obiettivi sul campo (ottenerli aiuterebbe non poco) e che cerca nella qualificazione alla Champions League un prestigio che manca da diverso tempo e anche un po’ di respiro. A chi servono i titoli da “falliremo tutti”? All’Inter no di certo. E sfidiamo a trovare una squadra nell’attuale calcio italiano per la quale avere o non avere i soldi della Champions League possa non fare una grandissima differenza.

Si tratta di una posizione confermata dalla storia, quella per la quale l’Inter sia un facile bersaglio dei giornali. Ne parlava anche Helenio Herrera nella sua indimenticabile “Autobiografia” (HH li chiamava “i tamburi della critica”). E per comprendere come il tifoso interista non soffra sempre di vittimismo acuto, è sufficiente andare ad analizzare, anche solo in superficie, come è stata trattata in parallelo a quella di Inter-Thohir la vicenda Milan-Mr Bee. Il Corriere della Sera, per esempio, parlando di un’asse Cayman-Thohir aveva definito l’affare Merdeka una “selva oscura” nella nuova Inter del patron indonesiano. E a proposito delle “quote delle holding di Erick Thohir” aveva insinuato che la sua personale consistenza patrimoniale fosse sempre più un punto di domanda. Cosa scriveva di Mr Bee in relazione al Milan, invece? “Di chi siano i soldi messi sul piatto dal thailandese e da dove essi provengano, non ci interessa, almeno in questa sede: contano i benefici riflessi che, da questa operazione, dovrebbero riversarsi sulla prossima campagna acquisti milanista. Pare che Mister Bee e la sua cordata siano intenzionati a investire subito 150 milioni per trasformare la strana entità allenata da Inzaghi in una squadra degna di questo nome, in grado di riprendere possesso di quello che è sempre stato l’habitat naturale rossonero: l’Europa.” Dai dossier al chi se ne frega, in poche parole e molti titoli. Punti di vista democraticamente legittimi, anche se discutibili.

Il tema non è solo quello che riguarda Thohir e le finanze malandate dell’Inter. C’è l’annosa questione dei troppi stranieri in campo (ma guai a dire che il Napoli contro il Milan ne ha schierato solo uno), quella dei giovani ceduti troppo in fretta (ma guai a far notare a Berlusconi che ha poco senso dire di voler cercare nei vivai italiani giovani promettenti se poi quelli che hai in casa li vendi o li mandi in prestito), quella del cambio repentino di idea a seconda della squadra interessata dalla questione in merito (abbasso Guardiola adesso che è un avversario della Juventus, solo pochi anni fa evviva il tiki taka di Guardiola). È una questione fastidiosa, questa, che non può passare inosservata. Alla quale non sembra esserci rimedio. Se non quello di non dimenticare. E di aspettare che il tempo dia ragione a chi ce l’ha. E con insostenibile leggerezza lotta quotidianamente per dimostrarlo.

Twitter @SBertagna

 

 

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