ORDINARIA AMMINISTRAZIONE…O QUASI

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 Paradossi calcistici. Davanti all’Inter onnipotente di campionato le altre, in questo caso l’unica rappresentante del Belpaese già qualificata per gli ottavi di finale di Champions League, si sfaldano trasformandosi nella versione impaurita della stessa “truppa mourinhana” formato europeo. Ritornati d’incanto a calcare i campi già conquistati della serie A, i campioni d’Italia rivestono con autorevolezza i panni della corazzata che indirizza a proprio piacimento l’esito della disputa. Nel big match della 14esima giornata la compagine nerazzurra ha imposto la propria superiorità nonostante una Fiorentina galvanizzata dalla successo sul Lione. La partita di San Siro ha vissuto su uno spartito ben delineato sin dai primi dai primi minuti di gioco. Una squadra cosciente delle proprie potenzialità, determinata, presente e viva in ogni singola fase di transizione della partita. La differenza tecnica e fisica infatti è apparsa subito siderale per le speranze viola. L’unica controindicazione, peraltro già palesatasi in precedenti esibizioni, è risultata la scarsa capacità degli avanti nerazzurri di mettere il pallone alle spalle del sempre ottimo Frey. Se poi, considerando l’imponderabile imprevedibilità che spesso accompagna questo sport, il numero eccezionale di Giardino non si fosse abbattuto sul palo, magari adesso saremmo impegnati in ben altre analisi. Match winner dell’incontro Diego Milito, risolutore dal dischetto. “El Principe del Bernal”, meno lucido di altre occasioni nel suo habitat naturale, ha confermato per la gioia degli statistici la sua straordinaria propensione alla praticità. Lo score esibito dal puntero argentino in serie A non consente interpretazioni: 43 presenze condite da 33 realizzazioni, per un più che lusinghiero 0,767 centri a partita. Da quando in Italia è stato introdotto il girone unico (1929-30) solo Pedro Petrone e Gunnar Nordhal hanno una media migliore. Calcio d’altri tempi. Tendenzialmente la Fiorentina si conferma sparring partner ideale per l’Inter scudettata di queste ultime stagioni (sei vittorie nerazzurre ed un pareggio negli ultimi sette confronti), e appare ormai sin troppo evidente l’atavica incapacità che la attanaglia nel momento di solcare l’ultimo gradino verso una piena consapevolezza delle proprie possibilità. Un déjà vu ormai stancamente obsoleto, di difficile decifrazione, da ricercare fondamentalmente nella scarsa capacità di osare. Tra le note positive in casa Inter, oltre comunque ad un naturale ritorno alla collettività tecnica e psicologica, inspiegabilmente mai esibita a Barcellona, da registrare anche il sorprendente, e ormai insperato, ripescaggio del redivivo Quaresma, che per l’occasione a dismesso i panni di oggetto misterioso avvolto in inquietanti crisi esistenziali, e si è ricordato di essere un giocatore comunque arruolabile, capace di mostrare lampi della sua classe sin qui nascosta. Il “Trivela” di Lisbona, migliore in campo per distacco (non è mai troppo tardi!) ha mostrato una parte sostanziosa del bagaglio tecnico di cui dispone e che mal volentieri aveva sin qui esibito nella scala del calcio: dribbling, accelerazioni, predisposizione al sacrificio, e presa coscienza delle proprie responsabilità. Purtroppo la malasorte che accompagna costantemente il giocatore voluto fortemente da Josè da Setubal nel 2008 lo costringerà a rimanere ai box (da valutare i tempi di recupero), dopo l’infortunio che lo ha costretto a lasciare anticipatamente il terreno di gioco. Consiglio spassionato per gli uomini di Corso Vittorio Emanuele: considerando gli effettivi miglioramenti mostrati si cerchi in ogni modo di recuperare un giocatore che per caratteristiche congenite potrebbe rappresentare una pregevole alternativa allo schema base consolidato con il classico “rombo”. Considerando poi che altri compagni dell’ala lusitana sembrano ormai ex giocatori (che tristezza)…dovrebbe rappresentare impresa ardua ma non impossibile. Per quanto riguarda l’ennesimo caso, o presunto tale, che ha investito Balotelli, non conoscendo pienamente la dinamica degli eventi che hanno portato il talento bresciano in tribuna mi addentro in una semplice riflessione: i due protagonisti in questione (Mourinho e Balotelli) cerchino con buonsenso e raziocinio un punto d’incontro, abbattendo incompatibilità caratteriali e comportamenti non irreprensibili. Straordinario si adegui al professionismo che la sua posizione gli impone, e Mourinho cerchi di spronarlo tra rimproveri legittimi, ed elasticità mentale che consideri anche la personalità complessa, anticonformista e tremendamente dilagante del fiore all’occhiello del presidente Moratti. Una unità d’intenti doverosa, finalizzata per indiscutibili priorità: semplicemente per il bene dell’Inter.

 

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