UN #EPIC IN MENO E UN AFFONDO IN PIÚ

UN #EPIC IN MENO E UN AFFONDO IN PIÚ

di fcinter reda

“Marzo pazzo, pazza Inter” se non fosse per una vocale sarebbe un’anadiplosi niente male, più che mai attuale. Siamo entrati nel mese più pazzo dell’anno e siamo tifosi della squadra più pazza dell’anno, degli anni passati e, si spera, non degli anni a venire. Gli avvenimenti di gennaio e febbraio, in realtà, farebbero credere che oggi sia l’1 aprile, il giorno in cui gli scherzi sono leciti e il pesce non si limita ad essere una specie animale, diventando un motivetto: “Pesce d’aprile!”. E invece no, qui non c’è niente da ridere, niente su cui scherzare. Il mal di gola di Mancini e i toni forti di Ausilio nel post Juve-Inter dovrebbero aver fatto smaltire il jet lag a chi pensava che all’Inter fosse il tempo di scherzare come un tempo. No. Il tempo dei post e dei tweet il cui comune denominatore era #epic è terminato. Qui l’unica cosa epica è la facilità con cui una squadra prima in classifica fino al 6 gennaio sia finita al quinto posto a -13 dalla prima in soli due mesi. Se non fosse un disastro sportivo ci sarebbe quasi da congratularsi per una climax discendente da far invidia anche al più pessimista degli appartenenti alla scuola leopardiana.

Le cause, che siano tecniche, tattiche o ambientali, non le sappiamo; forse non le conoscono neanche Mancini e i suoi uomini; ma per il bene dell’Inter la cosa giusta da fare non è pensare alla cause, ma trovare il rimedio con cui porre fine all’emorragia. Tanto per restare in termini clinici, sarebbe lecito aspettarsi che la squadra il sangue lo sputasse, come si dice quando si fa ricorso alle ultime energie per raggiungere un obiettivo. Tra tutte le cause della crisi individuate, l’unica che non ammette discussioni è quella che riguarda le personalità forti che dovrebbero far da esempio al gruppo: all’Inter non ce n’è. Handanovic è un leader silenzioso, ma in campo, pur se i giocatori sentano il suo peso specifico, non può far la differenza quando c’è da assediare le difese avversarie. Medel il cuore ce lo mette, ma i limiti tecnici non gli attribuiscono la credibilità di cui un vero leader carismatico dovrebbe disporre. Icardi è un talento, dal punto di vista tecnico e realizzativo i numeri direbbero che il leader potrebbe essere lui, ma a volte sembra troppo distante e disinteressato. In società c’è chi potrebbe far da esempio: mi riferisco a Zanetti e Stankovic. La soluzione potrebbe essere che uno di loro, o perché no entrambi, si togliessero la cravatta e si mettessero la tuta, ricoprendo un ruolo che li porti più in campo e meno dietro ad una scrivania. A prescindere da questo, però, è indubbio che tutti, da Thohir al magazziniere, dovrebbero far qualcosa in più per uscire da un momento di crisi, perché di crisi si tratta. Servirebbe un atteggiamento da “Io mi alleno anche il giorno del mio matrimonio” (ogni riferimento è puramente casuale) e meno lavativo. La resilienza e il sudore precedono qualsiasi altra virtù, tecnico o tattiche che siano, a maggior ragione per una squadra che non eccelle sotto questi due punti di vista, soprattutto a centrocampo. Insomma, ci vorrebbe un atteggiamento da far applaudire i tifosi anche se il risultato non dovesse portare i 3 punti, uno di quelli che piace. Invece ultimamente si vedono  pochi crampi a ridosso del novantesimo.

Riavvolgendo il nastro di Juventus-Inter è possibile focalizzare su una cosa, avvenuta alle 20:44 circa: Alessandro Alciato, inviato e bordocampista di Sky Sport, intervenuto dal terreno di gioco dello Juventus Stadium al momento dell’ ingresso in campo delle due squadre ha detto: “Ho guardato le facce dei calciatori quando sono scesi in campo, e quelli della Juventus avevano dei visi arrabbiati”. Il termine “arrabbiato” fa una rabbia assurda. I giocatori dell’Inter dovrebbero scendere in campo con la consapevolezza della maglia che portano e di quanto male la stiano onorando. E invece tocca vedere, sui social, foto di maschere (!) di fatica in HD con localizzazione su “Appiano Gentile – Centro sportivo Angelo Moratti”. Eppure l’Inter possiede tanti slavi e sudamericani, gli uni dal cuore di ghiaccio, gli altri dal cuore di “garra”.

Ci si renda conto di ciò che sta succedendo, si pensi di meno agli hashtag popoloari e di più a lavorare. Come dovrebbe fare chi vuole il bene dell’Inter e l’Inter vuole portarla in alto.

@FabriJZLongo

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