Marotta, 3 vittorie che hanno già cambiato l’Inter. Ora però c’è una richiesta fondamentale

Marotta, 3 vittorie che hanno già cambiato l’Inter. Ora però c’è una richiesta fondamentale

Sono già tante le mosse positive messe in atto dall’amministratore delegato nerazzurro in meno di due mesi

di Marco Macca, @macca_marco

Sono passati poco meno di 2 mesi dal suo insediamento all’Inter (dal 13 dicembre a oggi), ma Beppe Marotta è stato fin qui capace di tenere fede alla sua fama di grandissimo dirigente e di cambiare il volto della società nerazzurra sotto molti punti di vista. Perché ai più non sono certo passati inosservati i risultati fin qui conseguiti dal nuovo amministratore delegato area sport della società. Evidentemente, Suning ci aveva visto giusto nel chiamare l’ex dirigente bianconero per rafforzare l’organigramma interista e cambiare il corso di una linea, quella societaria, che negli ultimi anni ha palesato alcune lacune, ora in via (almeno, così sembra) di risoluzione. Analizziamole

SPALLETTI – Eh sì, Luciano Spalletti è fin qui una delle vittorie più evidenti di Beppe Marotta. In attesa che i nerazzurri escano definitivamente dalla crisi di risultati dell’ultimo periodo (i tre punti di Parma sono una risposta ancora troppo parziale), il match del Tardini ha messo in evidenza un aspetto importantissimo. Quando tutti, ma proprio tutti, erano già pronti a “celebrare” il funerale all’allenatore dell’Inter, lui, Marotta, non ha perso occasione per ribadire pubblicamente la vicinanza della società al proprio tecnico, togliendo così, a differenza di quanto accadeva in passato, ogni alibi ai giocatori, sempre fin troppo solerti a mollare e a nascondersi dietro gli errori del proprio allenatore. E, alle parole, Marotta ha fatto seguire i fatti: nei giorni di avvicinamento alla partita di Parma, infatti, lui, come tutti gli altri dirigenti dell’Inter, non hanno perso un allenamento, stando vicini alla squadra e allo stesso Spalletti, diffondendo all’interno e all’estero di Appiano Gentile un messaggio di assoluta compattezza che ha dato subito i suoi frutti. I giocatori si sono messi (finalmente) a pedalare, Spalletti ha ritrovato credibilità, e la società ha mostrato grande forza.

ICARDI – Così come la forza del club è venuta fuori anche nelle scorse settimane, nel bel mezzo delle voci per il rinnovo del contratto di Mauro Icardi. In attesa di trovare questo benedetto accordo, infatti, Marotta ha fatto seguire nuovamente alle parole (“A tutti farebbe bene un po’ di silenzio”) i fatti, guidando il club attraverso un atteggiamento di basso profilo e di noncuranza verso le continue esternazioni pubbliche di Wanda Nara, che pure hanno messo non poco in difficoltà tutto l’ambiente.

NAINGGOLAN – L’ultima, in ordine cronologico, Radja Nainggolan. Che dopo la partita di Parma, probabilmente la sua migliore gara in maglia nerazurra, ha reso noto il patto stretto con società e allenatore, mettendo in mostra tutta la sua voglia di tornare presto al top dopo un inizio difficile. Se riuscisse a recuperare definitivamente (ovviamente, con l’aiuto determinante di Spalletti) anche Nainggolan, Marotta potrebbe completare un autentico capolavoro in meno di due mesi di Inter.

Ora, però, veniamo alla nota dolente: se questi tre punti testimoniano il grande lavoro fin qui svolto dall’amministratore delegato nerazzurro, non si può non sottolineare come lo stallo nella trattativa per il rinnovo di Mauro Icardi non stia avendo un peso non indifferente sulle prestazioni dell’attaccante argentino, condizionato, per bocca dello stesso Spalletti, da tutto quanto accaduto in queste ultime settimane. Ecco perché a Marotta, pur lodandolo per come ha impostato il suo lavoro all’Inter, ci sentiamo di lanciare un monito: che questa questione venga risolta il prima possibile, perché un Icardi al 100% serve come il pane a questa squadra. Evidentemente, l’argentino non è così freddo come vuole lasciar credere. Nella corsa Champions serviranno anche i suoi gol: se il rinnovo potesse risolvere il problema, che si proceda. Il popolo nerazzurro lo chiede a gran voce.

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