MOURINHO: “COUTINHO MAGICO, MA ANDIAMOCI PIANO. IO IL FERGUSON DELL’INTER? E SE NON VINCO PER 2 ANNI? IL MIGLIORE AL MONDO E’ XAVI”

MOURINHO: “COUTINHO MAGICO, MA ANDIAMOCI PIANO. IO IL FERGUSON DELL’INTER? E SE NON VINCO PER 2 ANNI? IL MIGLIORE AL MONDO E’ XAVI”

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Ecco l’intervisa rilasciata da Jose Mourinho a Inter Channel. Il tecnico portoghese ha risposto ad ogni genere di domanda, regalando commenti particolarmente interessanti su moltissimi temi. Da Coutinho alla Champions, da Balotelli all’eventuale ritorno di Ibra, con un nome a sorpresa tra i giovani.

Mourinho: ci ritroviamo dopo un mese, come va?
“Bene, grazie”.

Prima di iniziare diamo un dato: quando ci siamo visti l’ultima volta in questo studio, l’Inter era prima in classifica a pari punti con la Sampdoria, adesse è sempre prima a 5 punti di vantaggio sulla seconda classificata. In Champions, eraamo terzi a meno 2 dalla vetta, adesso siamo primi a più 1 sulla seconda. È stato un bel mese…
“Sì, un bel mese. Vedremo adesso che cosa accadrà”.

La scorsa settimana il quotidiano inglese “The Times” ha scritto che Mourinho tornerà presto al comando di una squadra inglese, il Manchester United per esempio..
“Gli inglesi sono bravi in giochi di parole di questo tipo. Quello che mi è dispiaciuto è che io non ho mai rilasciato un’intervista a quel giornale, ma ho parlato con un giornalista che sta scrivendo un libro sulla carriera di Sir Alex Ferguson. Pensavo di parlare per un suo libro, ho detto quello che divo sempre e cioè che ho una passione per il calcio inglese, ma ho sempre parlato di Ferguson, sempre. Dopo, alla fine, qualche giorno dopo, quel colloquio è stato trasformata in una vera e propria intervista, su un giornale inglese molto importante, ma non c’è storia”.

Ha detto che Ferguson è un’eccezione nel panorama degli allenatori perchè è da tanti anni alla guida di una stessa squadra. Perchè non potrebbe essere Mourinho l’eccezione per l’Inter?
“Perchè noi non siamo così, siamo diversi, siamo latini e non abbiamo questa capacità di crederci anche nei momenti difficili così come invece ha fatto Ferguson nel Manchester. Quando è arrivato non ha vinto per due o tre anni, poi è capitato anche dopo poi, dal 2004 al 2006, è arrivato il mio Chelsea, e lo United non ha vinto neanche una coppa, eppure gli inglesi hanno una mentalità che è in grado di credere e dire che un allenatore è bravo, che occorre aver pazienza perché i risultati arriveranno. Anche la stampa rispetta il passato di un allenatore e quello che ha fatto di importante e un allenatore in questo modo può sopravvivere ai momenti difficili. Noi non siamo così e con noi intendo italiani, spagnoli, portoghese, Sudamericani. Noi, quando arriva un momento difficile, dimentichiamo quanto l’allenatore ha vinto e se c’è una stagione che trascorre non vincendo, la tendenza naturale è quella i cambiare. L’Inghilterra è veramente un’eccezione”.

Crede che l’Inter si qualificherà agli ottavi di Champions League già a Barcellona o, nella gara successiva, in casa con il Rubin Kazan?
“Credo l’Inter si qualificherà nella prima delle gare che ci aspetta, l’avevo già detto prima di Kiev quando mancava ancora più tempo, ma continuo consapevole della difficoltà incredibile del nostro girone, diverso da tutti gli altri. Abbiamo bisogno di 3 punti per qualificarci, credo 4 per chiudere il girone per primi’.

Conterebbe tanto chiudere il girone di qualificazione al primo posto? ‘Non lo so, veramente. Ad esempio credo che il Milan si qualifichi come al primo posto e il Real Madrid conseguentemente al secondo e un’altra squadra classificatasi al primo posto dovrà affrontare gli spagnoli, o ci sarà anche una prima squadra che giocherà contro la seconda classificata del girone dell’Arsenal nel quale ci saranno l’Olympiacos, lo Standard Liegi e l’Akmar e ancora arriverà un secondo che giocherà contro Chelsea e Ynited e un secondo che affronterà il Siviglia. È una situazione nella quale, considerata la qualità delle squadra che si affrontano, è molto difficile dire se è meglio chiudere il girone al primo o al secondo posto. Fondamentalmente ciò che conta davvero è qualificarsi perché siamo tutti in grande difficoltà”.

È andato come Mourinho si aspettava questo girone?
“È ovvio che mi aspettavo di vincere in casa con la Dinamo Kiev o a Kazan, ma se si pensa al fatto che a Kazan abbiamo un grande risultato giocando in 10 uomini e che contro la Dinamo, in funzione della caratteristica dell’avversario che in contropiede è bravissimo, non abbiamo fatto un cattivo risultato, si pensa alla difficoltà del girone. In questo momento c’è una situazione incredibile perché tutte le squadre possono terminare il girone al primo posto o all’ultimo”.

Che cosa dovrebbero fare i tifosi nerazzurri, la società, la stampa e in generale questo Paese per convincere Mourinho a diventare il Ferguson dell’Inter? “Non si tratta di convincere, ho firmato un contratto con l’Inter per altri 3 anni, il problema è la nostra cultura. In questo momento c’è un empatia molto forte tra me e i tifosi, credo sia facile capire come vivo il mio lavoro all’Inter e anche per me facile capire il tipo di rapporto che ho con i tifosi. Ma voi credete sia possibile che se io non vinco per due anni consecutivi qualcosa qui all’Inter, il rapporto con i tifosi sarebbe uguale? Quando un allenatore resta per così tanti anno consecutivi alla guida della stessa squadra è normale che il momento difficile prima o poi arrivi. Guardiamo Arsene Wenger che adesso sta attraversando un momento difficile con l’Arsenal eppure è ancora su quella panchina, nonostante dal 2004 al 2010 non abbia vinto niente. Eppure non si dice nulla di lui, se non che è un grande allenatore e che il suo lavoro continua. Noi non siamo così, non è una questione di convincere, è una questione di mentalità e di cultura e in questa cultura è importante pensare a quello che accade oggi e a quello di domani, no al quello che accade tra 10 o 15 anni.. Io oggi sto bene e, se il club è soddisfatto del mio lavoro se tra me e i tifosi c’è questa empatia possiamo pensare positivo”.

Quanto le dispiace non aver potuto conoscere Giacinto Facchetti? Che idea si è fatto di lui? “È davvero fantastico perchè non ho mai avuto modo di conoscerlo, ma è come se lo conoscessi perchè vivo da un anno e mezzo in un ambiente nel quale di parla così tanto di lui che è come se lui fosse qui, sempre. Sono tante le persone ch sono innamorate di quest’uomo e di quello che ha fatto nell’Inter che è come se lo conoscessi. Conosco i figli, due ragazzi fantastici, ma non ho mai conosciuto il padre, ma ripeto è come se lo conoscessi e se è ancora come se Giacinto fosse qui significa che è stata davvero una persona fantastica”.

Che cosa pensa di Coutinho? Crede si un giocatore già pronto alla prima squadra?
“È stato qui lo scorso anno ed era ancora un bambino, con delle qualità fantastiche da tipico giocatore brasiliano e da tipico numero 10: un calciatore con originalità e magia nel suoi gioco che però è ancora un bambino. Noi sappiamo come è l’evoluzione di questo tipo di giocatori giovani perché con 15 anni sono dei bambini, mentre qualcuno con 16 anni ha già un fisico e una mentalità completamente diversa. Occorre controllare l’evoluzione del ragazzo, farlo arrivare qui il più presto possibile perché credo che l’adattamento al calcio europeo sia molto importante, così come è accaduto a Pato. Però, ripeto, è un ragazzo con tantissimo talento’.

Mourinho ha preferito Sneijder a Diego perchè l’olandese può giocare anche a centrocampo?
“Non è una cosa completamente inesatta. Sneijder è un giocatore con una multifunzionalità tattica che gli permette di giocare in più ruoli e sistemi, giocare anche come uno dei tre attaccanti o con due giocatori a centrocampo, ma non ci è mai posto il problema della scelta. Sono entrambi due giocatori molto bravi, ma Sneijder è sempre stata la nostra prima opzione”.

Ha mai preso in considerazione l’idea di avanzare Maicon a centrocampo? Potrebbe diventare un’ala molto pericolosa…
“Non sono d’accordo. Se parte da dietro è più imprevedibile e poi si tratta di due situazioni completamente diverse: un giocatore che agisce sulla fascia, un’ala gioca di spalle all’avversario per tante volte e deve saper giocare con la pressione di un avversario che lo disturba da dietro. Un’ala ha un ruolo completamente diversa. Giocare con tre giocatori arretrati e Maicon sulla fascia, senza l’obbligo di difendere come un terzino, quest’idea potrebbe dare maggiore propensione offensiva, ma schierarlo come una vera e propria ala, credo non sia adatto alle sue caratteristiche”.

Ma intanto già lo marcano come un’ala…
‘Sì, lui partecipa alla prima fase del gioco venendo da dietro e ricevendo il pallone senza la pressione avversaria, ma è un ruolo completamente diverso’.

La squadra potrebbe fare un ulteriore salto di qualità se un calciatore del calibro di Amantino Mancini venisse recuperato e si esprimesse come ai tempi nei quali giocava con la Roma…
“Sono d’accordo. Totalmente d’accordo. Purtroppo, questo livello non è ancora arrivato. Lavora come pochi. La scorsa estate, ho voluto tenerlo in squadra perchè era già praticamente un giocatore dell’Inter, ma un giocatore che mi piaceva tanto e, a dir la verità, avevo già pensato a lui quando allenavo il Chelsea. H avuto qualche difficoltà, poi il cambio di modulo della squadra, che ha disputato una percentuale altissima di partite con il 4-4-2, non lascia molto spazio al suo ruolo. A Livorno ad esempio ha giocato come uno dei due attaccanti e ha fatto il suo lavoro, però fa ancora un po’ di fatica ad arrivare al suo livello. Io gli do la mi afiducia, più grande di quella che gli ho dato quando ho voluto che rimanesse qui e, in questo momento, ha disputato già qualche partita da titolare. E aspettiamo la sua evoluzione, chissà, magari adesso con la nascita della sua prima figlia il mese prossimo, magari con questo arrivo porterà la gioia e la motivazione necessaria affinché lui possa fare questo piccolo passo avanti, perché lui è un ragazzo fantastico e merita veramente”.

Parliamo del settore giovanilenerazzurro: ha già notato qualche giocatore che potrebbe arrivare presto in prima squadra? Che cosa ne pensa di Denis Alibec? “Con i ragazzi si deve aspettare un po’ di tempo, perchè loro sono un po’ come un melone: solo quando si assaggi il primo pezzettino di melone, si capisce la vera qualità. Io ho un nome che voglio fare con gioia perchè è esattamente il profilo di giovane che merita che si parli di lui e merita di essere guardato come a un esempio Non parlo di Krhin perchè è già arrivato a un livello diverso,ed ha guadagnato i Mondiali con la Slovenia, ma parlo di Cristian Donasti . Parlo di lui perchè ha una passione per il calcio, ma non una passione di parole, perché sono bravi tutti a dire che si è innamorati dl calcio, ma la passione, il modo con il quale si allena, il modo in cui vive il calcio, la sua gioia di allenarsi con la prima squadra per magari solo un minuto, la sua concentrazione, il modo con il quale assorba assorbe tutto quello che arriva. Non è un fenomeno, non è un giocatore che quando è nato è stato eletto da Dio come il prossimo Pelè o il prossimo Maradona, ma Dio ha detto semplicemente che questo ragazzo sarà un giocatore di calcio. È lui lo sarò proprio per questo modo di pensare il calcio, è un ragazzo che merita tutto, che arriverà e che mi farà un gran piacere quando sarà il momento di farlo esordire in prima squadra. Non si sa sarà giocatore nell’Inter o de dovrà scendere ad un livello un po’ più basso, ma sarà un giocatore di Serie A e sicuramente, attorno a lui, ci sono ragazzi con molta più talento naturale”.

Ci sbilanciamo con i nomi? ‘No perché quello che conta è la qualità che lui ha’

A chi darebbe il Pallone d’Oro quest’anno?
“A Xavi. Credo che lui non avrà neanche quello d’argento o di bronzo, perché c’è bisogno di capire il calcio per capire che è un fenomeno. Non è uno ch emette il pallone in tasca, che fa gol incredibili, ma che gioca 60 partite alla stagione ed è il migliore in campo su 45 di queste. Non riposa mai, gioca tutti i minuti, si allena a 30 come se ne avesse 17, quando io l’ho conosciuto al Barcellona. Poi, a livello sociale non partecipa a quei tipi di eventi che fanno crescere il nome di un giocatore dal punto di vista sociale. Ha vinto tutto, assolutamente tutto, gli manca solo di vincere un campionato del mondo con la sua nazionale. Credo sia un crimine che un ragazzo così termini la sua carriera, tra 3 o 4 anni, senza avere il riconoscimento di un giocatore assolutamente fantastico “.

Che cosa manca a quest’Inter a livello mentale per vincere Campionato, Champions League e Coppa Italia?
“Per vincere tutte e tre queste competizioni bisogna avere fortuna, io l’ho vinte, con fortuna, con una grandissima squadra, perchè conta tanto essere una squadra assolutamente fantastica e passare una stagione assolutamente perfetta: senza infortuni, senza squalifiche, nella quale si arriva a tutti i momenti importanti al top del top. Io ricordo, ad esempio che con il Porto è successo questo: eravamo già qualificati alla 4^ gara del girone, nella 5^ e nella 6^ abbiamo schierato tutti i giocatori con due cartellini ne avessero zero, abbiamo iniziato gli ottavi con giocatori che avevano al massimo un cartellino. Siamo arrivati alla seconda semifinale con 8 giocatori con 3 cartellini e abbiamo giocato la finale senza nessuna squalifica. Ma anche avendo fortuna, è necessario essere una grande squadra e avere una squadra ‘gemella’ per poter fare un turnover quasi assoluto”.

Arjen Robben, se non fosse rimasto vittima di così tanti infortuni, sarebbe stato uno tra i 5 o 6 migliori giocatori al mondo?
“Non sbagli affatto, Robben è un giocatore che in tutti i momenti della stagione, che sono pochi, ma nei quali non è infortunato si può esprimere senza infortuni è assolutamente impressionante’.

Quali sono i tre film preferiti di Mourinho e quali gli attori/attrici?
“Dirne solo tre è difficile, però ammiro in particolare Anthony Hopkins e quindi anche il profilo dei film nei quali lui di solito recita diventano i preferiti”.

È vero che a Mourinho non piace posare per una foto ricordo con un tifoso?
“È vero”.

Non le piace essere fotografato?
‘No’.

Ma sui giornali ci sono spesso delle foto che la ritraggono?
“Forse sbaglio, ma fuori dal mio mondo professionale, mi piace essere una persona normale. Mi piace passeggiare per strada e vedere che le persone rispettano la mia privacy. Se una persona mi chiede una foto qui al centro sportivo di Appiano, o all’uscita di uno stadio dopo una gara, non dico mai di no. Ma quando sono nel mio spazio extra professionale, mi piace essere uno come gli altri’,

Mino Raiola ha dichiarato che Zlatan Ibrahimovic potrebbe ritornare a giocare in Italia. Mourinho lo riprenderebbe all’Inter? “Non commento mai le parole dei procuratori perchè quella del procuratore è una figura fuori dal mio ambiente. Riprendere Ibra? Bisogna innanzitutto capire dove vuole arrivare il suo procuratore pronunciando queste parole. Ibra è un giocatore che farà parte della storia dell’Inter, e in quella ia personale di allenatore, e gli augurò tutto ciò che c’è di positivo nel Barcellona”.

Oggi, si è sentito dire che Ibra potrebbe non giocare contro l’Inter perchè non sta bene…
“(ndr.: sorride) Ibra non sta bene per giocare contro l’Inter? …”.

Mourinho crede nella storia che vede Mario Balotelli tifoso milanista?
“Secondo me dobbiamo guardare questa storia in un modo positivo e pensare che Pato sia interista (ndr: sorride). È nato nell’Inter del Porto Alegre, è cresciuto lì, ha vinto la coppa del Mondo per club nell’Inter di Porto Alegre. Se Pato è interista perchè Mario non può essere milanista? Scherzi a parte, credo che poteva anche non dirlo e comunque non sarebbe un problema perchè la storia è piena di giocatori o di allenatori che sono nati tifosi di un club e che poi l’affetto professionista è prevalso su questo semplice feeling infantile. Inoltre, quando una persona cerca di fare qualcosa di cui non capisce niente fa male e quando una persona vicina a lui vuole fare l’addetto stampa del giocatore, controllare la sua attività sociale e questa persona non capisce niente di quello che è il mondo del calcio, lo fa male. Mario, secondo me, non è responsabile per queste cose che io definisco naif, io sono duro con lui in tante cose, quando credo che devo veramente farlo. Questo è il tipo di cose che un ragazzo naif che ha intorno a sè persone che non lo aiutano, si trovi in una situazione molto più difficile. Lo dico con un pizzico di polemica, ma i tifosi dell’Inter dovrebbero preoccuparsi di più se lui a 18 guida a 240 kilometri all’ora che se da bambino era o no milanista”.

Mario è tra tutti i ragazzi, della sua età, che ha allenato uno dei più forti?
“Mario ha un potenziale fantastico. Carlos Alberto nel Porto a 18 anni è anche lui era un super fenomeno. Ho saputo che gioca che sta nel Vasco da Gama e cha arriverà di nuovo’

Che cosa vuol dire per Mourinho essere interista?
“Pazza Inter significa che l’interista pazzo. Credo ci sia qualche collegamento tra le due cose. Io ho una passione pazzesca per quello che faccio e forse l’Inter ha un allenatore adatto alle caratteristiche della squadra e dell’interista”.

A Vaduz, il preparatore dei portiere era in panchina a fare il secondo portiere… “Davvero? In realtà, a Vaduz non ero molto concentrato perchè per la prima volta ho portato mio figlio in panchina. Suggeriva? No, perchè rispettava la situazione e capiva che anche un’amichevole era importante, ma durante il viaggio per tornare a Milano ho capito che lui ha visto tante cose e ne ha capite altrettante e questo, tra virgolette, mi preoccupa perchè la passione prima o poi arriva”.

 

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