MOURINHO: “L’INTER E’ PAZZA? ALLORA IO SONO L’ALLENATORE GIUSTO!”

MOURINHO: “L’INTER E’ PAZZA? ALLORA IO SONO L’ALLENATORE GIUSTO!”

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Se l’Inter è pazza anche l’interista lo è. Io, ad esempio, ho una passione pazzesca per quello che faccio e forse l’Inter ha un allenatore adatto proprio alle caratteristiche della squadra e dell’interista”. Questa è una delle frasi più significative dell’incontro tra José Mourinho e Roberto Scarpini. Ecco alcune anticipazioni.

Roberto Scarpini incontra l’allenatore nerazzurro a un mese di distanza dalla prima chat esclusiva su Inter Channel e, anche in questa occasione, Mourinho si lascia conoscere. Attraverso il calcio (“per vincere campionato, Champions League e Coppa Italia bisogna avere fortuna, ma anche essere una squadra assolutamente fantastica e disputare una stagione assolutamente perfetta”), le passioni (“mi piace il cinema; credo che Anthony Hopkins sia il numero uno”), le fobie (“non mi piace scattare foto ricordo fuori da un ambiente prettamente calcistico, è una questione di privacy”), attraverso uomini che hanno scritto la storia (“non non ho mai avuto modo di conoscere Giacinto Facchetti, ma è come se lo conoscessi perchè nella casa nerazzurra, dove vivo da un anno e mezzo, si parla così tanto di lui che è come se lui fosse sempre qui”) e uomini che potrebberlo scriverla come Mario Balotelli (“se lui tifa Milan, Pato allora è interista… scherzi a parte, credo che Mario non sia responsabile per questo tipo di cose che io definisco naif… “).

Il ‘botta e risposta’ con gli abbonati di Inter Channel è un girotondo su tanti temi. Si inizia parlando di Champions (“è una competizione talmente difficile, nella quale si affrontano squadre con così tanta qualità, che non riesco a dire se sia meglio chiudere il girone al primo o al secondo posto”). Si prosegue con il futuro e la carriera (“io il Ferguson dell’Inter?; la cultura di noi latini è diversa; credete che se non vincessi per due anni consecutivi l’empatia tra me e i tifosi sarebbe la stessa?”). Si apre una parentesi su certe interviste che nascono da altro (“non ho mai dichiarato al ‘The Times’ nulla sul mio futuro”). Si chiosa con un aspetto introspettivo: “Sabato scorso a Vaduz, per la prima volta, ho portato mio figlio in panchina; suggeriva? no, perchè rispettava la situazione, ma durante il viaggio di tornare a Milano ho capito che lui aveva visto tante cose e ne ha capite altrettante e questo un po’ mi preoccupa, perchè la passione prima o poi arriva… “.

 

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