Ruben Sosa: “Coi palloni di oggi avrei fatto 40 gol a stagione. All’Inter…”

Ruben Sosa: “Coi palloni di oggi avrei fatto 40 gol a stagione. All’Inter…”

di Francesco Parrone, @FrankParr

Che storia, e che ospite, stasera a “Prima Serata” di Inter Channel, il programma di Edoardo Caldara in onda, sul canale tematico nerazzurro, a partire dalle ore 21. In studio, Ruben Sosa, l’ex attaccante che ora vive in Uruguay, ma che appena può trascorre qualche giorno in Italia, in una ‘dimensione’ nerazzurra che non ha mai dimenticato (e viceversa).

Classe 1966, nato a Montevideo il 25 aprile (“ieri ho festeggiato 22 anni… “), Sosa è stato uno dei simboli dell’ Inter dal 1992 al 1995, con l’ultima stagione timbrata da un ginocchio “oramai finito”, ma con le prime due annate strepitose: 22 gol la prima, 17 la seconda, una rimonta scudetto sfiorata, una Coppa Uefa vinta contro tutto e tutti. Di lui, Osvaldo Bagnoli diceva: “Di calcio non sa nulla, ma segna sempre!”

“Con i palloni di oggi avrei potuto fare 40 gol a stagione – confessa Ruben a Inter Channel -. Io tiravo da lontano. La punizione dal limite per me era un rigore. Ho imparato a calciare da lontano a 14-15 anni, ci allenavamo a centrare la traversa da centrocampo. Mi dicevo: io miro al portiere, poi la palla gira… e il portiere non la prende. Calciare bene è dote naturale, ma bisogna allenarsi tutti i giorni, sino a quando il piede non ti fa male. E non bisogna aver paura di calciare, al massimo va in curva, non muore mica nessuno… “.

Gli anni passano per tutti (“guarda quelle foto, quello è mio fratello… “), però il carattere e il senso della vita di Ruben non è mai cambiato: “Se sai giocare il calcio, se lo ami, se ti alleni e sei professionista, il calcio non è pressione. La pressione è per chi va a lavorare e deve portare a casa i soldi per dare da mangiare alla famiglia. Ho sempre vissuto il calcio in allegria, e credo che questo mi abbia aiutato. Io quando torno all’Inter trovo sempre le porte aperte, aperte alla persona, non all’ex calciatore, e questo mi fa piacere. Ho sempre giocato al calcio per i tifosi, mi sentivo uno di loro in campo, volevo vedere la curva bullare di felicità”.

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