ZENGA: “Il sogno? Io ambasciatore dell’Inter di Thohir. A Mazzarri dico…”

ZENGA: “Il sogno? Io ambasciatore dell’Inter di Thohir. A Mazzarri dico…”

di Daniele Mari, @danmari83

Walter Zenga, intervistato da Tuttosport, ha parlato dell’avvenuta cessione dell’Inter da parte di Moratti e del suo futuro, che sogna ancora legato ai colori nerazzurri:

Walter Zenga, lei è il più internazionale dei nostri uomini di calcio. Cittadino di Dubai, tra l’altro.

«Ormai sono stato più iscritto all’Aire (Anagrafe Italiani residenti all’estero, ndr ) che al comune di Milano. Ho due bimbi piccoli, Samira di 4 anni e Walter jr di uno e mezzo, è per loro che ho scelto di rimanere a vivere a Dubai. Non ci sono problemi di sicurezza e il sole lo vedono 365 giorni all’anno. Ormai la mia carriera è in questa parte di mondo».

Internazionale, appunto.

“Essere internazionale a Londra, Parigi, Valencia è un conto. Io invece sono stato in Serbia, Romania, Turchia, Emirati Arabi… Ognuno prende la circonvallazione che si merita».

Da interista di mondo come valuta l’avvento di Erick Thohir?

«Non mi sorprende perché in questa parte di mondo ci sono tante persone che hanno accumulato vere fortune. Moratti ha immesso capitali enormi nell’Inter ma l’esclusione dalla Champions l’avrebbe costretto a rimetterci ancora di più. La mossa di vendere agli indonesiani è stata sensata, un argine ai rossi di bilancio».

L’Inter con Moratti socio di minoranza.

«Intanto secondo me Moratti resterà presidente. Poi occhio a vedere sempre tutto negativo, un difetto molto italiano. Cose del tipo: Thohir non conosce il calcio, non ha il cuore nerazzurro… La verità è che a livello di proprietà il calcio della passione è un po’ terminato. Oggi prevale un modello globale. Faccio un esempio: quanto incassano Real, Barcellona o Chelsea grazie al fatto di essere marchi internazionali? Per cui ben venga Thohir».

Il sogno di tanti tifosi è che un giorno uno sceicco bussi alla porta della propria società. Quelli però, per usare la sua metafora, hanno preso un’altra circonvallazione.

«Che il calcio inglese li attiri più del nostro è un fatto: Fulham, City, Leeds… Eppure penso che prima o dopo uno sceicco in Italia arriverà».

Una tra le tante lette in questi giorni: Zenga contende a Laudrup e De Boer il dopo Mazzarri. Due domande: è vero? Ed è logico pensare al dopo Mazzarri?

«In Italia siamo innamorati dei numeri e del mercato. Alla prima sostituzione parte un: “si passa al 4-3-3”. E nessuno che poi spieghi cosa significhi quella scelta. Il mercato invece dura 365 giorni all’anno».

Ok, ma lei e Mazzarri?

«Lasciatelo vivere in santa pace Mazzarri. Ha appena messo piede a Milano, fatelo entrare in sede… Io gli auguro di rimanere sulla panchina nerazzurra per 15 anni. Piuttosto: io parlo tre lingue, ho girato mezzo mondo. Per dire, Tohir è anche proprietario dei D.C. United della MLS (la Lega calcistica statunitense) e io proprio in MLS, nei New England Revolutions, ho iniziato la mia carriera di tecnico. Insomma: mi vedrei bene nel ruolo di ambasciatore dell’Inter nel mondo».

E’ vero che a cercarla fu invece Cairo quando lei era sulla panchina del Catania?

«Il contatto ci fu e costituisce un mio grande rammarico. Perché se al termine della stagione il Toro si fosse salvato, io sarei diventato il suo nuovo tecnico. Un allenatore professionista va dove lo chiamano, però i tifosi del Toro sono così straordinariamente folli, lo dico con ammirazione sincera, da portare un piccolo allenatore a sentirsi il migliore al mondo. Avrei voluto vivere quelle sensazioni».

Domani si gioca Toro-Inter, dopo la sconfitta con la Roma per i nerazzurri è già un crocevia decisivo?

«Piccolo passo indietro: al primo tiro Totti segna, dopo pochi minuti Guarin prende il palo. Poi Alvarez viene atterrato a pochi centimetri dall’area romanista e non succede nulla. A parti invertite su Gervinho fischiano il rigore. Questo per sottolineare quanto pesano gli episodi. Poi è anche vero che la Roma ha giocato meglio, dando l’impressione di essere una squadra molto forte. Certo ritrovarsi a -4 piuttosto che a -10 fa una bella differenza, quindi questa sarà una giornata molto importante per l’Inter».

Mazzarri contro Ventura.

«L’Inter lo scorso anno ha incassato 59 gol ed è arrivata nona. L’inversione di tendenza è nei fatti, questa è una squadra che gioca e vuole arrivare lontano. Quanto a Ventura, è un tecnico moderno, la sua mano si nota a prescindere dal sistema di gioco utilizzato. Mi sarebbe piaciuto vederlo alle prese con la gestione di una squadra che gioca le coppe, quando di tempo per lavorare ne hai poco, ma penso che avrebbe fatto bene comunque».

L’Inter arriverà a Torino con il solo Ranocchia a rappresentare gli italiani. La propria ragione sociale portata all’estremo.

«E il Catania allora? Quando giocavamo contro il Palermo sembrava Boca-River. Mascara un giorno mi disse che forse io e lui avremmo dovuto iscriverci a un corso di spagnolo».

Un giudizio su Handanovic.

«Portiere di rendimento che una parata importante nel corso della partita riesce sempre a farla. Però…».

Però?

«Però quella italiana resta una scuola di altissimo livello: Buffon a parte, penso a Sirigu, alla crescita di Consigli. Qui a Dubai si gioca il Mondiale Under 17 e ho visto il portierino dell’Udinese. Non è niente male».

Lo sloveno proverà a fermare Cerci in versione capocannoniere.

«E’ uno che sposta gli equilibri Alessio. Ha mezzi enormi e Ventura ne trae il meglio. Mi concedo un piccolo consiglio: i granata finora hanno subito qualche situazione strana, se saranno capaci di non pensarci, potranno togliersi molte soddisfazioni».

A Mazzarri nessun consiglio?

«No, un commento. L’Inter sta facendo bene dopo una delle stagioni più difficili della propria storia: chapeau».

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