Oldani: “Icardi troppo inesperto. Inter, cucino io per la pace! Derby? Mi aspetto…”

Oldani: “Icardi troppo inesperto. Inter, cucino io per la pace! Derby? Mi aspetto…”

Lo chef, tifoso interista, commenta così le vicende nerazzurre

di Fabio Alampi, @FabioAlampi

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, lo chef stellato Davide Oldani, noto tifoso dell’Inter, ha commentato le principali vicende nerazzurre. A cominciare da un pronostico sul derby di domenica: “Il derby? Vedrà che vincerà il Milan, ne sono sicuro“.

Facciamo che il pronostico non lo consideriamo?

Bah, la verità è che noi interisti dobbiamo sempre pregare, questo è il verbo giusto. La tranquillità non è nel nostro Dna, non lo è mai stata anche in periodi più vincenti di questo.

La tranquillità in effetti in pieno caso Icardi non è proprio quel che si vive ad Appiano.

Mauro si sta rivelando troppo giovane, troppo inesperto nella gestione dell’extra campo. Dentro non si discute, il rendimento è al di sopra di ogni sospetto. Ma proprio perché ha solo 26 anni, deve capire che non sempre le occasioni ricapitano: arriva un giorno in cui all’improvviso rimpiangi certe scelte.

Si riferisce a Wanda?

Dico solo questo: io avrei l’età giusta per proteggere il mio lavoro e le mie scelte da altre persone, lui probabilmente no. E per la verità c’è da capire questo aspetto, non è mica facile gestire il guadagno, l’esposizione mediatica, la pressione.

Ce l’ha una soluzione?

No. Però posso offrire il tavolo della mediazione al mio ristorante e cucinare per Marotta, Nicoletti, Icardi e Wanda. La verità è che spero si risolva tutto per il bene dell’Inter. E la frase più adatta potrebbe essere: terra dove mettere i piedi, non solo cielo dove mettere i sogni. I modelli da seguire sono Albertini e Paolo Maldini.

Cosa pensa di Spalletti?

Parlo da innamorato dell’Inter. E dico che è un tecnico che va bene per i traguardi attuali della società. Poi per pensare di altri step, una riflessione andrebbe fatta. Di sicuro in questo anno e mezzo ha fatto rendere la squadra a disposizione. Io resto dell’idea, come diceva Fabio Capello, che l’80% della prestazione di una squadra dipenda dai giocatori, il 20% dal mister. Ma quel 20% è decisivo. Mi rivedo nel ruolo dell’allenatore, è un po’ come lo chef: devi curare la spogliatoio come faccio io con la cucina. E capire in quali momenti intervenire.

Come su Icardi, appunto.

Esatto, è la cura del gruppo, proprio così. L’anno del Triplete l’Inter non aveva 11 Ronaldo. Ma lo spogliatoio si sentiva difeso: c’era uno come Mourinho che proteggeva i calciatori da qualsiasi bombardamento. Il calcio è un gioco di squadra. Non è il tennis, non c’è Federer che vince da solo 100 tornei.

Ha ricordi di un vecchio derby in particolare?

No, io i derby li giocavo.

Come?

Sì, ero in C2, nella Rhodense. E modestamente facevo un gol a partita, anche quando affrontavo Inter e Milan…

Il campione che più l’ha emozionato, in un derby?

Altobelli, incredibilmente elegante, non deludeva mai.

E in tempi più recenti?

Derby d’andata. Ma no, mica per la vittoria o il gol nel recupero. Sono impazzito per la telecronaca milanista (di Mauro Suma, ndr), uno spettacolo, non smettevo di riascoltarla.

Magari domenica ci sarà il bis…

Dall’Inter mi aspetto un gol da un difensore: forse Ranocchia. O da Politano, lo meriterebbe.

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