ESCLUSIVA Luciano: “L’Inter fu un sogno, ma problemi con Zaccheroni. Il rimpianto più grande…”

L’ex laterale nerazzurro ha parlato in esclusiva ai microfoni di Fcinter1908.it

A pensarci bene, Torre Annunziata è un po’ come Rio De Janeiro. Nelle sue mille contraddizioni non conosce limiti e vive di passioni viscerali,  come quella per il calcio. Filo conduttore che si intreccia nel tessuto sociale tra fragilità ormai arcinote e voglia di riscatto. Partendo da zero, Stefano Cirillo, presidente della Scuola Calcio Azzurri, ha compiuto un miracolo: attirare i riflettori su una realtà troppo spesso dimenticata o al più bistrattata. Il suo progetto? Insegnare dettami e fondamenti del calcio a 11 negli spazi ridotti. Fare, insomma, di necessità virtù. Tenendo conto che la formazione dei piccoli talenti è un processo che si attiva e concretizza a 360°, dalla scuola, al rispetto delle regole, dentro e fuori dal campo.
E Cirillo è stato premiato dall’attenzione delle principali realtà professionistiche nazionali, che già da anni ormai hanno sposato la sua idea e continuano a seguire gli sviluppi di una fucina tra le più prolifiche, composta da uno staff che sogna ad occhi aperti insieme ai suoi ragazzini. E sognare aiuta a vivere. Lo sa bene anche Luciano Siqueira de Oliveira, ex calciatore dell’Inter, intercettato da Fcinter1908.it proprio nel corso di uno degli stage organizzati dagli Azzurri, al quale ha presenziato nei panni di osservatore, inviato dal ChievoVerona. Dal brasiliano, sempre disponibile, abbiamo preso in prestito l’accostamento tra Torre e Rio: “E’ un’esperienza bella per me quella di essere a contatto con i ragazzini, già da calciatore speravo di farlo un giorno e grazie al Chievo ho questa possibilità. Stiamo riuscendo a fare un lavoro importante nel settore giovanile, anche visitando realtà come questa. Torre Annunziata sembra un po’ Rio de Janeiro, con ragazzini abituati a giocare per strada e con tanta voglia di stare insieme, proprio quello di cui abbiamo bisogno: molto più sport e meno tv e Play Station. E’ importante che si divertano”.
Quali credi siano le cause che hanno provocato questo momento così delicato per il calcio italiano?
“Sono arrivati tanti stranieri nel campionato e hanno portato sicuramente qualità, ma inevitabilmente i giocatori italiani hanno trovato un po’ di difficoltà. Serve coraggio per lanciare i giovani, è questo che manca principalmente in Italia. C’è paura di farli giocare”.
Riavvolgiamo un po’ il nastro dei ricordi. Qual è stato il momento più bello della tua carriera?
“Il primo provino che ho fatto. Da lì è iniziata tutta la mia storia, ho avuto la possibilità di venire in Italia a giocare nel calcio che conta. Nel 1998 ho giocato in una Serie A molto competitiva e ho avuto i miei momenti di gloria, come ho avuto quelli di difficoltà, dai quali però sono sempre riuscito a venirne fuori. Guardo al passato con orgoglio, sono davvero felice di quello che ho fatto”.
Che esperienza fu quella all’Inter?
“Davvero bella. Sono andato in una squadra importante, assolutamente diversa dal Chievo. Senza nulla togliere al Chievo, che porto sempre nel mio cuore, si avvertivano responsabilità e un clima diverso a Milano. Ho giocato in una squadra che lotta ogni anno per i primi posti, che ha vinto campionati e Champions League, il sogno qualsiasi calciatore. Ho avuto la mia opportunità, ma credo di essere arrivato nel momento sbagliato: se avessi aspettato un po’, avrei trovato una realtà sicuramente diversa”.
I rapporti con gli allenatori?
“Cuper fu esonerato dopo cinque giornate, ma con lui personalmente non ho avuto difficoltà. Con Zaccheroni invece ho avuto problemi perché giocava in un modo un po’ diverso e ho fatto fatica perché non riuscivo a sfruttare le mie qualità”.
E i compagni?
“Andavo d’accordo con tutti. Ricordo con piacere i miei compagni di quella esperienza, in particolare Toldo, Coco e Zanetti, con i quali penso di aver legato di più. Mi piace stare bene con tutti in un posto e all’Inter ci sono riuscito alla perfezione”.
Come vedresti Zanetti nei panni di nuovo presidente?
“Secondo me ha tutto per farlo. Ha l’Inter nel cuore, come io ho il Chievo nel cuore. Per me il Chievo è tutto”
Un ricordo particolare dell’avventura nerazzurra?
“La prima amichevole. C’erano un sacco di persone e l’atmosfera era molto diversa rispetto alle amichevoli che avevo giocato fino a quel momento, nonostante si trattasse di una partita che non metteva in palio nulla. Lì capì cosa vuol dire giocare nell’Inter e rimasi a bocca aperta”.
Il rimpianto più grande?
“Non aver giocato il derby. Venni espulso nella partita precedente e quel cartellino mi fece saltare il match con il Milan, ci rimasi davvero male. Ma ricordo con piacere quell’atmosfera”.
Che idea ti sei fatto dell’Inter di oggi?
“L’Inter quest’anno è andata forte sul mercato, ci sono giocatori che possono fare davvero la differenza. Ha preso Nainggolan che è un acquisto davvero importante, lo stimo e seguo dai tempi del Cagliari, può permetterle di fare il salto di qualità. L’Inter insieme a Napoli e Juventus ha la rosa più attrezzata, il Milan invece è indietro”.
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