Inter, Marotta: “Juventino no, professionista sì. Conta vincere, non solo il bilancio. E su Icardi…”

Beppe Marotta è intervenuto all’evento “Il Foglio a San Siro”

Beppe Marotta, amministratore delegato dell’Inter, ha chiuso l’evento ‘Il Foglio a San Siro’ e nel suo intervento ha parlato della questione stadio e anche di quanto successo con Mauro Icardi, nell’ultimo mese e mezzo. FCINTER1908.IT, presente all’evento, vi riporta le parole del dirigente nerazzurro: «Nell’82 come ds del Varese ho organizzato il raduno della CAN, c’erano Casarin e altri arbitri grandissimi, che hanno arbitrato anche ai Mondiali, era un calcio romantico».

In un’intervista avevi citato Allodi: ‘Il calcio è unico lavoro chiunque può passare da muratore ad architetto in un giorno’…

“Lui è stato un precursore dei ds. Era all’Inter poi è andato alla Juve e nel ’60 ha fatto percorso inverso al mio. Ha organizzato i corsi da ds a Coverciano.  Al primo partecipavano dirigenti non accasati al club, il secondo sì e c’eravamo io, Moggi, Beltrami. La frase che pronunciò la uso ancora oggi: un muratore, con tutto il rispetto parlando, diventa architetto: quando un imprenditore compra una società di calcio si accerchia di amici e alcuni diventano così direttore generale. Io ero alla Samp e la Samp era dei Garrone e nel loro assetto societario c’erano anche degli autisti. Un giorno un autista mi ha chiesto un consiglio, gli avevano chiesto di fare il dg di una squadra di Serie B e quando io gli ho chiesto se sapeva come si faceva il dg mi ha risposto ‘vendi e compri giocatori’. Ora nel calcio servono competenze specifiche e oggi non possiamo immaginare società di calcio senza specificità legate al loro compito. Devono essere formati anche i dirigenti”.

-Una volta hai avuto Fascetti e Spalletti è toscano come lui. Fascetti attaccò Bearzot prima del Mondiale e lui vinse la Coppa del Mondo e gli chiesero se aveva cambiato opinione. Che percorso è stato con gli allenatori?

Ne ho avuto tantissimi, non perché li ho esonerati, ma perché lavoro nel calcio da 42 anni e minimo ne ho 50-55 e ne ho avuto anche di vincenti oltre ad Allegri, come Bersellini, che aveva vinto lo scudetto con l’Inter. L’evoluzione dell’allenatore è stata notata: è una figura entrata nel vivo a fine anni ’50. Negli anni del dopoguerra l’allenatore dirigeva gli allenamenti in giacca e cravatta a bordo campo e nelle partite ufficiali non c’erano le panchine e l’allenatore dava consiglio girando attorno al campo. Ora sono cambiate le competenze, gestisce gli staff che sono numerosissimi, e di conseguenza il calcio si è evoluto su parte medica anche e l’allenatore è anche un coordinatore. E deve essere capace di insegnare tecnica e tattica e deve essere in grado di gestire l’aspetto psicologico e motivazionale. E’ importante.

-Nedved ha detto che tu non sei mai stato juventino. Una frase da contestualizzare: un dirigente deve essere un professionista. Che ne pensi?

Sono d’accordo. Io sono un tifoso del calcio, è una malattia, passione tifo, insieme di valori e ho frequentato da piccolo i campi di allenamento del Varese e da lì mi sono innamorato del calcio e quindi delle squadre nelle quali ho lavorato. Per me è una professione e seguo con particolare attenzione le gesta dei giocatori e spero sempre sia contento nella squadra che guido. L’uscita di Pavel, che a sua volta veniva dalla Lazio, è legata al suo essere spontaneo. Il concetto è che non si può pretendere che dirigente, allenatore o giocatore abbia una fede. Io tifo Varese. Ritengo che la professionalità conti.

-Gli stadi…

Lo stadio è un contenitore di emozioni, tutto parlano di struttura, bisogna anche garantire lo spettacolo in campo. Se i giocatori sono vincenti la gente viene, altrimenti la gente se ne sta lontano. Lo stadio in generale deve avere qualità di appartenenza e deve essere una struttura dove debellare la violenza. Poi che se lo si faccia da una parte o dall’altra non importa, e in Italia siamo fanalino di coda per quanto riguarda strutture, anche di centri sportivi, siamo carenti anche in quello. Abbiamo la migliore classe in Europa tra allenatori, giocatori e dirigenti ma abbiamo carenze nelle stritture. Anche arbitri perché nelle finali delle manifestazioni mondiali ci sono sempre italiani. Sono favorevoli che i club di A debbano dotarsi di una struttura adeguata e avere dei vincoli stretti rispetto ad oggi, non si può vendere senza qualità alta. E ora il calcio è business  e dobbiamo far si che anche le licenze nazionali siano più ristrette rispetto ad oggi.

-Non si parla di stadi e tifosi…

Un modello vincente di stadio ha a che fare con accoglienza e ospitalità. Un tifoso deve poter vivere dei momenti con la propria famiglia, restare allo stadio anche dopo la partita. Sicuramente si può chiedere anche di più a livello di prezzo, dando un prodotto di qualità e tutelando le fasce più deboli di tifosi. All’Allianz Stadium c’erano metà degli spettatori rispetto a Inter-Barcellona ma il guadagno è stato più alto. Bisogna mixare le cose perché non tutti possono spendere  100 euro a partita.

-Premio Nobel come Kissinger per aver risolto la questione Wanda Nara-Icardi?

Mi riconosco la qualità della diplomazia, gestisco le difficoltà senza sbraitare e ognuno con esperienza e caratteristiche cerca di fare del proprio meglio e ho cercato di fare l’interesse di tutti in questa storia. Le critiche? E’ normale che in una società ci siano delle dinamiche non pubbliche, delle decisioni devono essere prese con grande senso di responsabilità. Non volevamo punire nessuno ma prendere una decisione per l’interesse del gruppo, poi ci sono cose che sanno le persone della società e gli addetti ai lavori. Bisogna gestire al meglio le risorse e bisogna proteggere l’allenatore: le decisioni hanno come obiettivo, rispettare la squadra come comunità e dico in generale e in alcune circostanze quindi vanno prese delle decisioni.

Il VAR…

Siamo un gruppo di persone ma da un gruppo di persone in campo deve entrare una squadra, dobbiamo far venire fuori un valore di insieme. L’obiettivo di società e allenatore soprattutto è creare questi presupposti. Con il Var oggi è impossibile godere dei gol perché dopo 10-20 secondi non è gol. Sono favorevole, non è una macchina perfetta ma dovrebbe ridurre gli errori: se ricordo Fiorentina-Inter di quest’anno, meglio non parlarne.

-Tra i tuoi affari in entrata e in uscita del passato ci sono Casiraghi, Vieri e i sei mesi di Recoba al Venezia…

A proposito di Casiraghi, all’inizio della mia carriera, c’era una società con un numero ridotto di persone e io cercavo di coniugare elemento sportivo ed economico. Bisogna dare un’occhiata ai bilanci ma i tifosi non si devono preoccupare di questo aspetto. Se si chiede ai tifosi se vogliono una società che abbia ok il bilancio e perde e una squadra che vince e il bilancio non ok, difficilmente i tifosi rispondono che non vogliono vincere. Cassano alla Samp? E’ stato uno dei talenti più importanti del nostro calcio. Era un talento ed è rimasto un talento purtroppo, mi dispiace gli voglio anche bene, e sono mancate poi le qualità del campione, capita spessissimo. Il talento arriva dal dna e lui faceva cose che non ho visto fare a nessuno. Avevo insieme da gestire Cassano e il figlio di Gheddafi. A proposito di gestione.

-L’Inter è un ambiente che riisulta un po’ difficile, ha mangiato dirigenti e allenatori. Sei uno che vede il calcio in maniera disincantata, come vedi il tuo futuro?

Avrei voluto finire la mia carriera in un altro modo. Penso che la vita sia una bella sfida e la felicità la impostiamo a secondo degli obiettivi che ci poniamo. Anche io ne ho uno con l’Inter e ci metto voglia, passione ed esperienza perché voglio vincere con l’Inter. Non è facile perché se non si è riusciti finora ci sono state delle problematiche. Negli ultimi tre anni sono cambiate tre proprietà ed è venuto a mancare un po’ il senso di appartenenza. Suning vuole arrivare in alto, l’Inter ha un patrimonio storico e di tifosi, non bisogna mettere a posto solo i bilanci ma cercare anche di vincere.

-Vero che non volevi Ronaldo alla Juve?

Non avevamo la sostenibilità per arrivare all’operazione Ronaldo che è presidente ed azionista e lui ci disse lasciatemi qualche giorno di tempo e ha detto che si poteva fare l’operazione, costo del cartellino e dell’ingaggio, è stata facile da fare e sicuramente è stata un’azione di grande lungimiranza di Agnelli. Io non mi sono certo opposto e Ronaldo è un grande campione e trasmette tanto con il suo esempio. I giovani allenandosi con lui imparano e possono diventare campioni come lui. Ha una cultura del lavoro che non ho mai visto in nessun altro. Riesce ad arrivare al 120% di rendimento per come vive il suo lavoro. Mette davanti a tutto il calcio e la mamma. Il resto no.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy