CROLLA LA SUPERLEGA

Agnelli: “Superlega, benefici per tutto il calcio. Abbiamo agito nella legalità”

Fabio Alampi

Lei ha spesso ripetuto che non era la Superlega a farle cambiare idea sui fondi. Conferma?

"Se i fondi ripresentassero le condizioni che offrirono il 3 di febbraio, vado a memoria, anche oggi non ne favorirei l’ingresso. Ho fornito ampie spiegazioni anche in Lega, non ricordo se nell’assemblea del 3 o del 10 febbraio, poco importa la data. Ho detto che temevo una flessione dei valori della serie A. Alla luce dell’esito dei bandi per i diritti non è andata così, pertanto la medesima operazione avrebbe dovuto prevedere numeri superiori a quelli presentati".

Lei cosa teme?

"Io temo molto il populismo, la demagogia e che qualcuno non prenda atto dello stato di monopolio nel quale ci muoviamo. Minacce, questa la risposta che abbiamo ottenuto. Impedire a un lavoratore di svolgere il proprio lavoro è gravissimo. Ad ogni modo, non siamo assolutamente preoccupati. Il nostro è un approccio a una nuova libertà. Nuova libertà che è garantita dai trattati dell’Unione europea. Vogliamo uscire da questa situazione di monopolio nella quale i nostri regolatori sono anche i principali competitor".

Urbano Cairo l’ha definita un traditore, il suo ex amico Ceferin addirittura un serpente. La accusano di averli traditi. Cosa risponde?

"Io ho lavorato per quasi dieci anni nelle istituzioni sportive internazionali. Bene, queste detengono il controllo delle manifestazioni, un monopolio di fatto, senza peraltro affrontare alcun rischio economico. Il rischio economico ricade esclusivamente sui club. Io non sono riuscito a far capire a quelle istituzioni l’enormità del rischio imprenditoriale per i club che generano valore per tutti gli stakeholder del calcio. O forse non avevano interesse a capirlo. Era necessario cambiare le cose".

Alla Juve hanno sempre rimproverato di non aver mai voluto essere la guida morale della Lega. Quando lei è sceso in campo l’ha fatto per rompere e uscirne. Perché ne vuole fare ancora parte?

"Perché la tradizione del calcio risiede nei campionati domestici. Il primo tifoso lo troviamo all’interno dei tornei nazionali. E per noi i tifosi sono importanti e devono avere la possibilità di venire ogni giorno, ogni settimana allo stadio".

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