Inter determinata come quella del Trap: quante analogie. Alla Pinetina si mordono la lingua…

Le analogie tra l’Inter di Antonio Conte e quella dei record allenata da Trapattoni

di Gianni Pampinella

In questa prima parte di stagione si è vista un’Inter dai due volti. Nelle prime giornate di campionato, era una squadra votata all’attacco ma che dietro concedeva tanto, troppo. Dopo la sconfitta contro il Real Madrid (2-0 a San Siro, ndr), Antonio Conte è tornato all’antico. Adesso la squadra nerazzurra è solida, cinica e concede poco agli avversari. Come sottolinea la Gazzetta dello Sport, il tecnico sta costruendo un carrarmato a Milano più o meno come fece Giovanni Trapattoni 32 anni fa. “L’Inter dei record (58 punti in un campionato a 18 squadre), quella dell’indimenticabile 1988-89, triturò gli avversari fino al tricolore numero 13: è un buon modello per questa creatura. Senza rischiare la blasfemia, al netto dell’evoluzione dei tempi e del gioco, si intravede un filo teso tra le due squadre“.

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“C’è uno stesso spirito forgiato tra le critiche, una simile voglia di superare le difficoltà, un inciampo europeo che può diventare occasione in patria. E un talento pronto a trascinare la truppa. Ieri Lothar Matthäus, campione “totale” arrivato quell’anno assieme a Brehme (oltre a Diaz e Berti), trascinante per carisma e qualità. Oggi la leadership è sulle spalle larghe di Romelu Lukaku. E poi ci sono loro, tecnici illuminati dallo stesso passato, ex juventini chiamati a riportare il successo dopo anni a casa della vecchia rivale. Per farlo, non inseguono utopie ma sano realismo. Si vince con la ferocia, lo sapeva il Trap e lo ha imparato l’allievo Conte. E servono scelte radicali: nel 1988 fu venduto un totem come Altobelli, ora è Eriksen ad avere la valigia in mano”.

Matthaus esibisce il Pallone d'Oro a San Siro
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“La sua Inter troppo naïf di inizio stagione ha cambiato faccia e marcia. Meno bellezza e più solidità, proprio come i campioni di fine anni ‘80. E tutto grazie a una difesa di ferro. Nessuna delle due difese, però, è servita a cullare sogni europei: quell’Inter a dicembre cadde col Bayern negli ottavi di Uefa e l’eliminazione è ancora una ferita aperta”.

“Questa Inter ha salutato l’Europa nello stesso mese e con uguali rimpianti, ma ora ha un solo grande obiettivo davanti, lo stesso di allora. E ha una rosa di pregio, soprattutto in mezzo: non è un caso che Berti si sia paragonato a Barella, mentre Brozovic inizia a mostrare fosforo da regista quasi quanto Matteoli. Certo, Vidal non sarà mai Matthäus, ma è anche lui un acquisto straniero chiamato per aggiungere personalità. La destinazione è sempre la stessa, anche se la parola “scudetto” è diventata tabù. Oggi alla Pinetina si mordono la lingua piuttosto che usarla, mentre nell’indimenticato 1988 tirava tutt’altra aria”. 

(Gazzetta dello Sport)

 

 

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