Cordoba: “Scudetto ’06? E’ dell’Inter con grande giustizia. Juve vinse non sportivamente”

Cordoba: “Scudetto ’06? E’ dell’Inter con grande giustizia. Juve vinse non sportivamente”

Cordoba ospite a Tiki Taka “Mio allenatore dei sogni? Mancini, con lui mi sono trovato molto bene” e su Totti “deve giocare e rinnovare”

di Francesco Parrone, @FrankParr

L’ex difensore nerazzurro Ivan Ramiro Cordoba ospite negli studi di Tiki Taka ha parlato della differenza dei meriti di Conte e Allegri sui successi della JuventusConte o Allegri? Ognuno di loro ha un suo merito. Conte ha preso la Juve e l’ha costruita da zero, Allegri ha preso anche lui una situazione non facile perché la squadra veniva da vittorie. Si è trovato in una situazione difficile dove è riuscito a rimontare e credo che tutti hanno dei meriti. Mio allenatore dei sogni? Mancini, con lui mi sono trovato molto bene”.

Un commento sulla situazione di Totti alla Roma: “Fossi in Pallotta rinnoverei il suo contratto, assolutamente si. Lui ha un significato per la squadra, per tutto quello che è. Lui vuole giocare e se ha la possibilità di giocare che lo faccia. E’ Totti…”.

Nel corso della puntata lite con Mughini che attacca il colombiano perché considera suo il 14° scudetto assegnato dalla giustizia sportiva: “Assolutamente sento mio questo scudetto, arrivammo al terzo posto con tutta l’onestà – replica Cordoba Lo dice la giustizia e per me conta quello, lo scudetto ce l’ho a casa bello e me lo tengo stretto. Io me lo tengo stretto, è un mio sentimento, ho lottato come tutti gli altri per arrivare al terzo posto, poi è stato assegnato a noi con grande giustizia per quello che abbiamo fatto in campo e l’hanno tolto agli altri che non hanno vinto sportivamente. E’ così, la storia non va dimenticata, questo è il problema. Tanto di cappello per la Juve di questo momento che ha fatto una striscia incredibile. In un momento così difficile i giocatori sono riusciti a ribaltare la situazione, parliamo della parte sportiva, godetevi questi 5 scudetti che sono meritati, e basta…”.

“Combattere da uomo” il titolo del suo libro autobiografico. Ecco cosa significa: “Combattere da uomo, è tutta la storia di una persona vuole qualcosa di importante nella sua vita e lotta fino in fondo finché la ottiene”.

Si parla anche di Pogba e del suo valore economico attuale: “Ogni calciatore ha un valore ma se è forte lo deve tenere. Dove lo va a trovare la Juve un altro come lui?”.

Sul Milan e le tante difficoltà incontrate anche da Brocchi: “E’ un momento molto molto difficile. Io penso che sulla situazione di Cristian, di prendere una squadra a pochissime giornate dalla fine, non si può chiedere più di tanto. Anche se conosce parecchi giocatori ma non da allenatore, la relazione è diversa. Io non terrei conto di questi risultati, l’esame va fatto alla squadra e alla dirigenza, loro sono quelli che prendono le decisioni più importanti. Brocchi bisogna valutarlo da metà anno in poi”.

Leggende come Buffon e Valentino Rossi. Cosa significa? “E’ una lotta con se stesso. Anche se ci sono dei rivali con cui lotti ogni giorno, bisogna superare se stesso sempre. Devi sentirti sempre in gioco, quando senti che non sei messo più in discussione è lì che sbagli. Rapporto con Buffon in campo? C’era grande rispetto. Per quello che ha fatto e per quello che è diventato nel calcio, non solo italiano ma mondiale. Gigi è guardato dai piccoli in Colombia fino agli italiani, hanno la possibilità di vederlo lì. E’ un giocatore che ha fatto e continua a fare la storia del calcio”.

Si parla di Thohir e di Massimo Moratti: “Con Thohir ho parlato poco. Penso che lui deve avere un interlocutore che capisca di calcio per fargli capire l’Italia. In questi due anni non so se ha avuto la persona giusta che gli poteva dare questo. Moratti sempre figura centrale? Moratti c’è sempre nell’ambiente ma si capisce che è un po’ staccato. Ovviamente lui per come è fatto non vuole fare ombra. Ogni volta che lui parla viene ascoltato, le sue parole sono di una persona saggia che conosce bene l’Inter e il tifoso, per questo poche volte si pronuncia”.

Sulla stagione di Jovetic e sulla permanenza in nerazzurro: “E’ difficile parlare se non si conosce da dentro la situazione. Se guardi tutta la stagione si deve vedere perché doveva giocare e non ha giocato, un motivo ci sarà. La sua qualità e la fantasia sono importanti però ci sono cose dietro che noi non sappiamo. Queste sono i motivi per cui non ha giocato, questa valutazione la può fare l’allenatore che sa bene se tenere o meno un giocatore”.

Sull’addio al calcio e sulla possibilità di continuare a giocare: “Se avessi potuto giocare ancora sarei rimasto in campo ma il ginocchio ha detto di no. Battaglia più dura? Da piccolo quando si viveva in situazione difficili, quando i genitori hanno difficoltà a fare la spesa. Lì ti scattano delle motivazioni enormi che di fanno fare tutto il possibile. Addio al calcio al Meazza? Si, momento commovente, molto. Non me l’aspettavo, a Zanetti dissi di pensare alla partita e al risultato, io volevo solo esserci anche in panchina. Lì invece si preparò tutto questo, lui fece fare le magliette per tutti prima del riscaldamento. Parlai con il presidente, organizzò tutto, fu un regalo bellissimo che non mi sarei mai immaginato”.

Giocatore a cui è rimasto legato: “Baggio per me è stato speciale, l’ho avuto per pochi mesi però mi ha insegnato tantissimo”.

Chiusura sulla Champions: Chi vince? Difficile dirlo ma tifo per il Cholo. Se viene all’Inter? Spero di si…”.

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