ESCLUSIVA Moriero: “Inter, Conte migliore al mondo. Sogno Allan. Uefa 98? Prima di entrare dissi a Simoni…”

ESCLUSIVA Moriero: “Inter, Conte migliore al mondo. Sogno Allan. Uefa 98? Prima di entrare dissi a Simoni…”

FCInter1908.it ha intervistato in esclusiva l’ex esterno nerazzurro

di Marco Macca, @macca_marco

UNA NOTTE INDIMENTICABILE

Sono passati 21 anni, ma il ricordo di quella notte è ancora fresco, vivido, ruggente nell’animo di tutti gli interisti. Perché, prima che esplodesse il calcio della grande Inter di Mourinho, quello di Parigi è stato l’ultimo trofeo internazionale vinto dai nerazzurri. La Coppa UEFA vinta al Parco dei Principi grazie alla vittoria per 3-0 contro la Lazio ha rappresentato, prima della Champions League, il più più alto dell’interismo fuori dai confini italiani nella storia recente nerazzurra. Un trofeo a cui tutto il popolo interista è affezionatissimo, e non solo perché è stato il primo grande successo dell’era Moratti. Quella, infatti, era una squadra che giocava con fame, rispetto, voglia di stupire. E che, lì davanti, ammirava il più grande calciatore che abbia mai indossato la maglia dell’Inter: Ronaldo. Il Fenomeno che quella notte diventò immortale grazie a uno dei suoi gol più celebri. Chiedete a qualunque tifoso interista, sbarbato o con qualche capello bianco, della finta di Ronie a Marchegiani. Sarebbe come ricordare il primo amore, la notte più bella della propria vita. E, per tornare con la mente e i ricordi proprio lì, in quello stadio, FCInter1908.it ha intervistato in esclusiva uno che quella sera era in campo come Francesco Moriero.

Moriero 1

Buonasera sig. Moriero. Allora, sono passati 21 anni da quella notte di Parigi in cui l’Inter vinse la Coppa UEFA contro la Lazio. Lei è passato alla storia nerazzurra come uno degli eroi di quella notte.
Siamo stati una squadra di uomini. Quella che aveva costruito Moratti era una squadra forte. Abbiamo disputato un grande campionato e vinto al Coppa UEFA. La nostra caratteristica principale era che scendevamo in campo sempre per vincere, positivi sempre al massimo, sempre convinti di poter vincere, e così è stato anche quella sera. Non abbiamo mai avuto dubbi di poter alzare al cielo quella coppa. Ogni tanto riguardo le immagini della partita, e mi rendo sempre conto che in campo è scesa praticamente una sola squadra. Era una nostra caratteristica.

Come avete vissuto i giorni precedenti alla partita? Che atmosfera c’era in squadra?
Eravamo molto tranquilli. La tensione in quella squadra non esisteva. Si rideva e si scherzava. Eravamo consapevoli della nostra forza, anche se incontravamo una squadra molto forte. Non sbagliavamo mai l’approccio alla partita, anche perché preparavamo le gare sempre molto bene durante la settimana, in armonia e in allegria, sapendo di avere dei giocatori forti.

La pressione sarà stata ancora maggiore dato che di fronte in finale c’era un’altra italiana come la Lazio.
Assolutamente no. Giocavamo per i nostri tifosi, per il nostro presidente e volevamo dare soddisfazione a tutti. Sapevamo di essere forti, ma la tensione non esisteva.

E’ stata la serata più importante della sua carriera?
Sì. Beh, certo, ho vinto un titolo con l’Inter, anche se quell’anno potevano essere due. Ne abbiamo vinto uno ufficialmente, ed è stata un’emozione fantastica, indimenticabile. Ho avuto anche la soddisfazione di far fare gol a Ronaldo. Lo dissi anche a Simoni: ‘Mister, fammi entrare perché altrimenti Ronie non segna’. Fu l’unica partita in cui non iniziai da titolare, perché il mister decise di cambiare qualcosa e giocare con due attaccanti più Djorkaeff. Da parte mia è normale che ci fu un po’ di rammarico, ma lo accettai perché era giusto così. La forza del nostro gruppo era proprio quella: chi restava fuori rimaneva tranquillo e pensava sempre al bene della squadra. Quando eravamo sul 2-0, mi chiamò anche per premiarmi, dato che avevo fatto una Coppa UEFA stupenda e che non entrare mi sarebbe dispiaciuto. Mi avvicinai al mister e gli dissi che se non fossi entrato, Ronaldo non avrebbe mai fatto gol. E poco dopo, alla prima palla che presi, gli servii l’assist.

La sensazione è che quella squadra avrebbe potuto vincere anche di più.
Sono d’accordo. Eravamo una squadra costruita bene. C’erano giocatori normali e fenomeni, ma soprattutto uomini veri. Non bisogna dimenticare gente come Colonnese, Taribo (West, ndr), Cauet, Ze Elias, Moriero. Gente che ha corso e lottato per i compagni. Davanti avevamo giocatori fortissimi come Yuri (Djorkaeff, ndr), Zamorano, il Fenomeno, che in quella partita fece davvero il Fenomeno.

NELLA PAGINA SUCCESSIVA, MORIERO RICORDA LA GRANDE NOTTE DI RONALDO A PARIGI

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