Inter, Spalletti ha fallito l’obiettivo comunque vada. Ma Conte non si sogni neanche di…

L’Inter si appresta a vivere una settimana sportivamente drammatica: gara da dentro o fuori contro l’Empoli

di Daniele Mari, @marifcinter
Spalletti e Conte a colloquio

Premessa: il risultato di Inter-Empoli è assolutamente ininfluente ai fini del giudizio complessivo sull’operato di Luciano Spalletti in questa stagione. Suning aveva chiesto al tecnico toscano un salto di qualità rispetto all’ultima stagione, ossia gli aveva chiesto di non ridursi all’ultima giornata per guadagnare l’accesso alla prossima Champions League e di migliorare, possibilmente, il quarto posto dell’anno scorso.

Risultato già fallito il primo, probabilmente fallito anche il secondo, dal momento che l’Inter è quarta e resterà quarta anche battendo l’Empoli, se l’Atalanta dovesse fare altrettanto contro il Sassuolo.

Spalletti durante Napoli InterDi conseguenza, il giudizio su Spalletti non cambierà in caso di successo contro i toscani: l’Inter non è migliorata, certamente non solo per colpa di Spalletti ma il tecnico non può essere assolto. Quella frase pronunciata sabato in conferenza (“proveremo a vincere a Napoli ma senza mettere a rischio la partita, ce n’è comunque un’altra da giocare“) risuona terribilmente nelle orecchie di tutti. L’Inter ha giocato esattamente seguendo quella logica, provando (neanche troppo) a portare via un pareggiotto, per avere due risultati su tre contro l’Empoli. Mentalità modesta, mentalità che ha contribuito alla disfatta del San Paolo.

Perdere a Napoli ci sta. Non così ma ci sta”, ha sentenziato Spalletti. Il problema, mister, è che avete perso proprio “così”, non in altra maniera. Contro una squadra in vacanza da un mese, l’Inter ha completamente bucato la prestazione per approccio, grinta e voglia di vincere. E non è la prima volta quest’anno. Per questo, il giudizio su Spalletti (Champions o non Champions) non può che essere negativo.

Ma sia chiaro: non è certo Spalletti il principale responsabile di questa mediocrità. Avrò modo di parlare della dirigenza e della proprietà a stagione finita ma chi deve finire, in primis, sul banco degli imputati è la squadra. Piena zeppa di mediocri, mentalmente e tecnicamente, con gente che nella settimana della vita si fa cacciare dall’allenamento per scarsa voglia. Scarsa voglia. Roba da matti. Ma non all’Inter.

lo sguardo di Antonio ConteE allora eccolo il primo messaggio chiarissimo per Antonio Conte (ammesso che mantenga la parola data a Marotta oltre un mese fa): non si sogni neanche, come fatto dai suoi predecessori, di parlare di “rosa già buona” e giocatori “da rivitalizzare con la nuova cura”. Frasi già sentite e smentite dai fatti, con Mancini prima e con tutti gli altri poi.

Non c’è nessuno, ripeto nessuno, da rivitalizzare all’Inter: quelli meritevoli di questa maglia sono già noti, sono pochi e non hanno bisogno di essere rivitalizzati. Né da Conte né da altri. Gli altri, la stragrande maggioranza, deve essere accompagnata alla porta, con garbo ma grande fermezza. Non cada nell’errore, mister Conte, di credere di poter riuscire dove altri hanno fallito: la testa di alcuni giocatori è questa, è sempre stata questa e sarà sempre questa. Non ci riuscirà lei e non ci riuscirà nessuno altro a cambiarla. L’unica cosa che si può fare è congedare. Senza rimorsi e senza pietà. Possibilmente in Champions. Ma vada come vada contro l’Empoli, la rivoluzione non può più attendere.

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