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Milito: “Lautaro? E’ un top, faccia la storia dell’Inter. Icardi? E’ finita bene”. E consiglia un talento

Le parole dell'ex attaccante nerazzurro

Marco Astori

Lunga intervista concessa da Diego Milito, ex attaccante dell'Inter, oggi direttore sportivo del Racing Avellaneda, ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. Inevitabile parlare prima di tutto di Lautaro Martinez, talento arrivato in nerazzurro proprio grazie al Principe: «Chiamai Pupi, gli segnalai un ragazzo, era Lautaro. Lo conosceva già, ne volle sapere di più, ne parlammo altre volte. Gli dissi con decisione: “Con lui andate sul sicuro”. Ed eccoci qui».

Ok. Ma non è sorpreso del rendimento così elevato?

«Onestamente no, perché dovrei esserlo? Ero convinto anche allora che avrebbe fatto tutto quello che sta mostrando di saper fare. E aggiungo: ha grandi margini di miglioramento, i limiti può metterseli solo lui. Ho sentito quel che ha detto Conte, sono d’accordo con lui. Dipende solo da Lautaro capire dove vuole arrivare. Ma può serenamente diventare un top player».

Ha parlato di margini di miglioramento. Quali sono?

«Uno su tutti, il temperamento. Un attaccante deve prendere meno cartellini gialli, questa cosa gliel’ho detta di persona. Ricordo che nella stagione scorsa saltò pure una partita per somma di ammonizioni (in Europa League, ndr): una grande squadra come l’Inter deve prestare attenzione a queste cose. Ma ha tempo per capirlo, fa parte del processo di maturità non ancora completato».

A che sono state dovute le difficoltà dell’anno scorso?

«Non so se ci fossero problemi con il passato allenatore, non credo. Probabilmente doveva semplicemente abituarsi a un campionato nuovo e ad abitudini nuove: il tempo non è uguale per tutti, ma non credo ne abbia impiegato troppo...».

Ce lo racconta, il vostro rapporto?

«Ci sentiamo spesso, anche se non lo stresso tutti i giorni... Abbiamo un bellissimo feeling, lo conosco da quando era giovanissimo, ha esordito sostituendo me...vedevo in lui un calciatore di grande livello, non mi sbagliavo».

Ripeterà il suo stesso percorso?

«L’augurio più grande che possa fargli è che un giorno arrivi a provare le stesse emozioni che ho provato io, che possa lasciare qualcosa da ricordare alla società. Io mi sento orgoglioso di essere parte della storia dell’Inter. Lui ha tutto per riuscirci».

A meno che Messi non lo porti a Barcellona...

«Il feeling con Leo è naturale, si vede a occhio nudo che hanno un buon rapporto, i grandi giocatori si cercano. Non so quanto di vero ci sia nell’interesse del Barça, ma è naturale che possa piacere. Ma so per certo che Lautaro è molto felice di essere all’Inter».

Da centravanti a centravanti: dica la sua su Lukaku.

«Mi lascia buone impressioni, i numeri parlano per lui, è un grande attaccante. C’è lui, c’è anche Sanchez ora infortunato: l’Inter davanti è ben coperta».

Ha dimenticato Esposito...

«L’ho visto entrare col Dortmund. Si capisce che ha qualcosa di diverso, quel ragazzo. Mi ha fatto una grande impressione, ha tanta qualità. Ma è giovane, è un 2002: stia tranquillo, cerchi di imparare e si goda la fortuna di essere allenato da Conte, perfetto per crescere».

Da argentino ad argentino: con Icardi è finita davvero male?

«Io dico che è finita bene. Al di là dei giudizi che si possono dare da fuori, l’addio è stato un affare per tutti. Per Mauro, che è andato a Parigi e sta facendo molto bene. Ma pure per l’Inter, che l’ha sostituito nella maniera corretta».

Handanovic è stato suo compagno, oggi è il capitano. Quasi quasi poteva rimanere anche lei...

«Ci sono pure Ranocchia e D’Ambrosio della mia Inter... Samir è straordinario come ragazzo e portiere, un professionista serissimo. E io sono felice che sia ancora protagonista nell’Inter».

Da chi o da cosa è rimasto sorpreso nell’Inter?

«Da Sensi, non ha minimamente accusato il salto dal Sassuolo a un grande club. E sta facendo benissimo. Poi pure Barella...».

Lo regala all’Inter, un altro colpo alla Lautaro?

«Difficile... Ma segnatevi questo nome: Mati Zaracho, convocato nell’Under 23 argentina, pure nella selezione maggiore. È un grandissimo».

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