Samuel si ritira: “Milito più forte di quanto riconosciuto. Che lezione da Mou quando…”

Walter Samuel, stasera, si ritira dal mondo del calcio. E in un’intervista racconta i suoi due anni al Basilea e i ricordi all’Inter con Mourinho e Milito

di Sabine Bertagna, @SBertagna

Oggi la Svizzera e il mondo salutano un altro giocatore importante, che lascia i campi di calcio: Walter Samuel. A Basilea hanno fatto di tutto per trattenerlo, ma il “Muro” è stato irremovibile. Come per il suo ex compagno Diego Milito è giunto il momento di smettere. In un’intervista Walter ha raccontato che cosa hanno rappresentato questi anni trascorsi a Basilea.

Come sei arrivato a Basilea? “Un amico di un amico mi chiese se volessi andare alla Sampdoria. Chiesi un periodi di riflessione, ma non ero convinto. Non volevo, dopo così tanto tempo trascorso all’Inter, giocare in un altro club italiano. Un giorno questo amico di un amico mi ha chiesto se fossi interessato alla Svizzera. E io risposi: perché no? Poi andò tutto molto in fretta. Lui arrivò a Basilea e mi disse che erano interessati. Il giorno dopo ero lì e chiarii tutto. La mia famiglia era piuttosto sorpresa: «Non avresti potuto dircelo prima», mi disse.”

Dubbi sulla scelta? “Nessuna esitazione, avevo il massimo rispetto. Sapevo che il Basilea aveva vinto lo scudetto 5 volte e pensai: «Speriamo che questo trend non cambi proprio in questa stagione, nella quale sono appena arrivato. Per fortuna questo non successe».

Che cosa ti ha sorpreso a Basilea? “La calma. Può succedere che gli spettatori ogni tanto fischino o si arrabbino, se le cose non vanno bene. Ci sta, se lo si fa con rispetto. Come è finita la partita i giocatori sono lasciati in pace. E’ una cosa molto bella. Anche se cammino in città sono discreti.”

Stasera si festeggerà il titolo del Basilea e la fine della tua carriera: “Ero molto felice quando, alla fine di aprile contro il Sion, abbiamo chiuso i giochi. Forse è stato il mio momento più bello qui al Basilea. Da quel momento in poi ho preso tutto con un po’ più di calma, che è abbastanza comprensibile. Ma forse proprio per questo motivo mi sono infortunato.”

Giocherai stasera? “Sto meglio. Spero di entrare al meno un paio di minuti. Calpestare ancora una volta l’erba del campo, prendere per l’ultima volta un pallone. Non necessariamente per me, più per la mia famiglia che sarà allo stadio.”

Piangerai? “So già da parecchio tempo, che avrei smesso. Mi sono preparato mentalmente. Nonostante questo non so che cosa succederà. E’ una cosa che vivi una volta nella vita. Ho visto che altri giocatori che hanno finito la carriera sono diventati emotivi. Vediamo un po’ che cosa succederà.”

Quanto intensamente hanno cercato di non farti smettere? “Quando ho deciso di ritirarmi non c’era nessuna possibilità che io tornassi indietro sulla mia decisione. Ci sono state delle reazioni da parte dei miei compagni e del club perché io continuassi. Ma più in toni scherzosi. No, questo è il momento giusto. Incomincio a sentire il mio corpo. Negli anni in cui ho giocato a calcio ho chiesto il massimo dal mio corpo. Adesso basta.”

Sei stufo di questo calcio? “Un po’. Mi piace sempre giocare. Ma i dolori, che ogni tanto sento, non sono piacevoli. E non ho la stessa forza di una volta. Lo noto. Ma tra poco sarà tutto passato. Ancora stasera e poi è fatta (si tocca la fronte e sbuffa). Uff!”

Sarai ricordato come il “Muro”: “Va bene. Mi chiamano tutti così. Tranne una signora, che ci serve la colazione. Lei mi chiama Walter. Altrimenti per tutti sono il “Muro”. Hanno iniziato a chiamrmi così a Roma. Per tutti c’era un nomignolo, per me era questo.”

Il momento più difficile al Basilea? “All’inizio, quando ero infortunato. Mi chiedevo se non fosse addirittura il momento di terminare la mia carriera. Non volevo semplicemente allenarmi e dover guardare gli altri. Il club mi è stato vicino, cosa della quale sono contento. Spero di aver ripagato la fiducia con buone prestazioni. Non necessariamente a Madrid, quando abbiamo perso 1 a 5 (ride). Erano semplicemente troppo veloci per noi. Paulo Sousa ci aveva detto di attaccare. Lo abbiamo fatto all’inizio e siamo andati sotto. Non ci stavamo dietro.”

La sua famiglia avrebbe voluto rimanere qui? “Molto volentieri. Come famiglia abbiamo trascorso due anni belli in questa città. I miei bambini hanno potuto fare cose che in altre città non sarebbero state possibili. Per esempio andare in tram. L’esperienza a Basilea gli ha sicuramente fatto bene. Hanno anche imparato il tedesco.”

E tu? “Io ho lasciato perdere. Con il dialetto di Basilea non avrebbe avuto molto senso. Non avrei comunque capito molto. Con Sousa parlavo in italiano, con Urs Fischer anche.”

Che cosa si ricorderà del Basilea? “Di un club molto professionale. Con uno stadio bello, spesso pieno. Il Basilea gioca sempre in Europa, non gli manca molto per ottenere di più.”

Cosa manca? “Il Basilea ha molti giocatori con tanta qualità. Non è questo il punto, come si è visto nelle partite contro il Siviglia, e il Siviglia ha appunto appena vinto l’Europa League. Lo 0-0 in casa non era un brutto risultato, con quello puoi ottenere qualcosa in trasferta. Purtroppo a Siviglia le cose non sono andate bene nel primo tempo. Per conquistare un titolo bisognerebbe semplicemente credere un po’ di più in se stessi. E’  soprattutto un problema di autostima.”

Il miglior giocatore del Basilea? “Chiedo un’altra domanda, se no avrei problemi…”

Forse Walter Samuel? “No, no. Passiamo alla prossima domanda. Molti dei miei compagni potrebbero giocare in top club.”

Il tuo miglior compagno di sempre? “Ce ne sono diversi. Francesco Totti. E’ bello come riesca ancora a cambiare con le sue azioni le partite. Ronaldo, non Cristiano, ma il brasiliano. Con Messi ho giocato in nazionale. Milito è stato un giocatore straordinario, purtroppo non gli è stato riconosciuto completamente.”

Il miglior allenatore? “Ho avuto buoni e molti allenatori. Difficile nominarne uno. Ranieri, Bielsa, Capello, Benitez, Mourinho. Mou toglieva molta pressione ai giocatori, catalizzandola su se stesso. Era molto diretto, ma era una cosa che mi piaceva. Mi ricordo quando con l’Inter abbiamo perso a Catania per 3 a 0, era molto furioso. Ci radunò in mezzo al campo e lì ci diede una lezione. Fu molto duro: ci elencò i nostri errori, ci disse che non avevamo corso a sufficienza. Con successo: da qui in poi non perdemmo più nemmeno una partita.”

Che cosa ti disse? “Purtroppo l’ho dimenticato…No, seriamente. Credo di non aver giocato in quella partita per una squalifica. E’ stata la mia fortuna.”

Cosa farai dopo stasera? “Prima di tutto ferie e andare a trovare amici e parenti. Prima o poi inzierò ad allenare i giovani. Il primo diploma l’ho preso mentre ancora giocavo con l’Inter. 

Però dovrai parlare un po’ di più: “Sì, è vero. Non è vero che non parlo, semplicemente non parlo molto. A casa parlo sicuramente di più… ok, mia moglie parla sicuro più di me. Ma è normale. Sono curioso di come sarà presentarmi davanti a 25 persone e parlare. Il lavoro di allenatore non è sicuramente facile. Ma paura non ne ho.”

(Baz.zeitung)

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