Suning smentisce ma vivacchiare non è da Inter. Cedere per comprare? Il diktat è ben diverso

L’editoriale di Alfio Musmarra per Fcinter1908: le questioni societarie tengono banco in casa Inter. Quale sarà il futuro con Suning?

di Alfio Musmarra, @IlMusmy
Alfio Musmarra a Top Calcio

Tra cessioni vere o presunte, conti che non tornano e un Presidente di cui si sono perse le tracce l’Inter continua la propria corsa in un campionato che la vede lì a ridosso dei cugini.

Perché se da un lato gli occhi sono tutti puntati sul big match tra Milan e Juventus, dall’altro la trasferta che attende i nerazzurri a Genova è tutt’altro che scontata. Perché la Sampdoria di oggi non è più un cantiere aperto e tornare a casa col bottino sarà meno agevole del previsto. Ma del resto l’Inter è abituata, nessuno le regala mai nulla come accade da altre parti. Che il vento sia cambiato lo si evince dai piccoli particolari che alla fine fanno la differenza così come la stessa risonanza mediatica ma questo è un problema atavico, che francamente sono anche stufo di dover sottolineare.

LA QUESTIONE SUNING

Si vede che va bene così perché cosa volete che arrivi in Cina delle questioni mediatiche nerazzurre? L’importante è che l’immagine di Suning non venga intaccata, perché è questo ciò che conta. Poi chissenefrega se il mercato di gennaio non vedrà movimenti, perché il diktat del presidente è stato chiaro. Niente spese e riduzione dei costi, che tradotto vuol dire non solo vendere gli esuberi, ma quel poco che si farà dovrà portare un ‘plus’.

Spiego meglio: se fino a qualche giorno fa si pensava di sostituire il giocatore ‘x’ con ‘y’, adesso non è più così: se parte il giocatore ‘x’, dovrà arrivare ( forse) il giocatore ‘y’ e l’operazione deve portare una riduzione dei costi ed una plusvalenza. Facile? Mica tanto. Quindi togliamoci dalla testa nomi grossi con ingaggi di un certo peso. Chiaramente la crisi economica causa Covid ha investito l’intero mondo, non solo quello nerazzurro, e di conseguenza il discorso è generalizzato, ma lascia perplessi che nell’anno in cui l’Inter ha davvero finalmente l’opportunità di lottare per lo scudetto, Suning chiuda tutti i rubinetti mozzando di fatto ogni iniezione di fiducia.

Che poi vai a capire. Un anno è il Governo, un anno e la discesa in campo di Zhang Jindong, per un motivo o per l’altro accade sempre qualcosa che va a bloccare quello che doveva essere un progetto a più ampio respiro con dichiarazioni d’intenti forti, oltre l’immaginabile. Attenti, qui nessuno sta dicendo che il colosso cinese non abbia investito, anzi. Che non abbia migliorato i conti, che non abbia restaurato un club economicamente disastrato anzi. Però forse tutte le promesse fatte sono sempre rimaste a metà. Oggi non sappiamo quel che sarà dell’Inter.

LE VOCI SULLA CESSIONE

La smentita della cessione è arrivata con sorprendente velocità, ma come la storia insegna, le smentite lasciano il tempo che trovano. Direte voi: ma allora non va mai bene niente? Se non smentisci è un brutto segnale, ma se lo fai non è credibile? Purtroppo l’esperienza ci insegna che tutte le smentite del passato (e non riguarda solo l’Inter), alla fine si sono rivelate fallaci. Basta andare a consultare il web.

Solo nei prossimi mesi capiremo qualcosa di più, perché il pericolo peggiore è una proprietà che resta nel guado: che non investe e che guarda solo ai conti vivacchiando. E non sarebbe questa la strada più opportuna. Tenere i conti in equilibrio vorrebbe solo dire attendere un’offerta rilevante che possa consentire un nuovo passaggio di proprietà.

Checchè se ne dica, Suning è talmente solida che economicamente non avrebbe problemi a sostenere il club nerazzurro, ma qui entriamo in logiche politico economiche che riguardano direttamente la figura di Zhang sr e della sua scalata al governo Cinese. È questo il punto focale di tutta la vicenda. Il cambio di rotta sugli investimenti sportivi in Cina, non può che avere delle dirette conseguenze anche sull’Inter. Sembra arabo, perché dovremmo concentrare le attenzioni solo sulle questioni strettamente calcistiche ma purtroppo non possiamo più farlo.

Alcuni spifferi non ci riportano situazioni ‘simpatiche’ con alcuni sponsor, ma queste situazioni poco simpatiche riguarderebbero anche altri ambiti. Insomma che ci siano problemi economici rilevanti non sembrano scuse, ma dati di fatto e pensare al mercato di gennaio in queste condizioni ha qualcosa di desolante.

LA SQUADRA SI ISOLI, I TIFOSI LA SOSTENGANO

È qui che Conte e i suoi ragazzi devono isolarsi e fare fronte comune. Mai come quest’anno ci sono delle reali possibilità di portare a casa qualcosa di straordinario in un contesto totalmente non ordinario. Da soli, contro tutto e tutti, senza aiuti, e senza quel vento che sembra cambiato, perché nell’aria si respira quella voglia di simpatizzare per alcuni, l’importante è che non sia l’Inter di Conte.

Ed anche qui ci sarebbe da fare alcune riflessioni, perché almeno dagli interisti certe cose non te le aspetti, soprattutto se hanno vestito la maglia dell’Inter e se si sono professati ‘interisti’. Perché il diritto di critica è sacrosanto, ma andare a trovare sempre il pelo nell’uovo, e incensare gli altri, anche basta. Oppure è una tassa che dobbiamo sopportare ? ( semi cit.)

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