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Bonolis: “Conte? Sarei felice, ma Spalletti merita. Icardi e Perisic via. E vi do due nomi”

Le parole del noto conduttore e tifoso nerazzurro

Marco Astori

Lunga intervista concessa dal noto conduttore tv e tifoso dell'Inter Paolo Bonolis. Tra i temi affrontati l'avvicendamento in panchina che con tutta probabilità avverrà e il mercato nerazzurro.

Tempo fa disse che “essere tifosi dell’Inter ti prepara a tutto”. Anche ad avere come tecnico l’ex capitano della Juventus? 

«Sì, figuriamoci. Anche se ritengo che Spalletti meriterebbe di proseguire, qualora dovesse arrivare Conte sarei felice. Tutti hanno un pregresso. È come se mi lamentassi se mia moglie ha avuto dei fidanzati prima di me. Certo, l’importante è che tra questi non ci sia stato Rocco Siffredi...».

Conte è la scorciatoia per la vittoria? 

«Non lo so. Sarà comunque difficile che in un breve periodo possa trasformare questa squadra in vincente. La Juve è diventata così forte che si tratta ormai di gestirla semplicemente con accuratezza. È vero che Suning fattura decine di miliardi ogni anno e che se volesse potrebbe investire molto. I cinesi però sono oculati. Conte o non Conte, la Juve la vedo ancora lontana».

«Li cederei entrambi, hanno esaurito il loro tempo. Perisic non lo ha nemmeno nascosto. È un giocatore particolare che bisogna saper apprezzare. Lo ammetto, io a volte faccio fatica. Con Icardi è palese che si è creato un problema».

 

Se venissero ceduti, andrebbero poi sostituiti. 

«Di giocatori è pieno il mondo: Lukaku, Dzeko, Zapata, calciatori non mancano. Bisogna capire se sono acquistabili o meno. Oltre a loro, però, affiancherei un regista a Brozovic».

Un nome? 

«L'Inter sta lavorando per Rakitic, bene. Io, però, punterei anche su qualche elemento italiano da mettere in rosa. A me piace molto Sensi. Calciatore duttile che con il pallone sa fare tutto. È molto bravo anche Tielemans. Quando giochi su tre fronti devi avere almeno una ventina di calciatori di livello».

Tre fronti: l’Inter è ormai certa di un posto in Champions? 

«Da qualche parte entrerà. Non inizi anche lei a gufare...Tra l’altro non ci fosse stato l’arbitro Abisso, già festeggeremmo la qualificazione alla Champions. Quello di Firenze non è stato un errore».

E cosa è stato? 

«È stata una scelta maligna. L’errore è comprensibile, può capitare. Ma quello no. È l’unico che è riuscito a vedere un fallo di mano dove non c’era».

L'altra sera con Bastos è accaduto l'inverso nella finale di Coppa Italia. 

«Purtroppo non sono riuscito a vedere la gara. Ero a una presentazione di un libro in via Tuscolana e per tornare a casa ho impiegato 3 ore e 40 minuti. Roma era paralizzata, una cosa imbarazzante. Ma questa è la città che rifiuta le Olimpiadi perché altrimenti ci sono le ruberie. Così il sindaco lo so fare pure io».

Lei vive nella Capitale e sa cosa rappresenta De Rossi per la tifoseria romanista. Si aspettava un epilogo del genere? 

«Daniele l’ho conosciuto e l’ho avuto ospite al “Senso della Vita”. Ho seguito la sua conferenza stampa e ha detto con grande eleganza quello che aveva nel cuore. La società purtroppo deve fare i conti con le proprie necessità e con il futuro. Lui va per i 36 anni, non ne ha 23. La Roma vive un momento di difficoltà, è una società presa da un signore venuto qui per fare lo stadio. E se non glielo fanno fare i soldi non ce li vuole più rimettere. Non si capisce però perché qui non si possa fare nulla. Londra ne ha sei di impianti...».

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