Stramaccioni: “Favorevole ad un campionato riserve. Per i giovani…”

Stramaccioni: “Favorevole ad un campionato riserve. Per i giovani…”

di Riccardo Fusato, @FusatoRiccardo

Ieri Tuttosport, ha lanciato l’idea di un campionato riserve per far crescere i talenti in maniera più proficua: cosa ne pensa?

«Io lo sostengo da tempo. Con me sfondate una porta aperta: sarebbe una cosa fantastica per il calcio italiano. Mi rendo conto che bisognerebbe stabilire bene il criteri di quali saranno i requisiti per fare un campionato riserve. Ci sono società che hanno grandi tradizioni nel settore giovanile e che magari si oppongono se non ne possono fare parte. Ma l’idea è interessante e per me va perseguita».

Perché è così difficile arrivare in prima squadra per un giovane?

«Vista la mia esperienza, dico che non è facile passare dalla Primavera alla prima squadra. E ancor di più giocare nell’Inter: non solo a livello di qualità tecniche. Per esempio Mbaye, è fortissimo, è un 94, molto interessante, però con lHajduk davanti a 50mila spettatori gli tremavano le gambe. Tra la serie A e la Primavera cè il Grand Canyon. Mi è stato chiesto perché avevo tenuto Livaja e non Longo. Ma le scelte non sono mai casuali: Marko, per esempio, fa bene in 15-20 minuti, ha un carattere diverso. Longo ha bisogno di più minutaggio per dimostrare le sue qualità e quindi era più logico darlo ad una squadra dove potesse giocare con continuità. Livaja in pochi minuti incide. Non solo, Longo con le nuove regole non può giocare in Primavera, Livaja sì».

Cè qualche talento che ha visto o allenato che si è perso per strada?

«Nella mia esperienza, tutti quelli contro di me, sono arrivati. Da Totti a Inzaghi, da Nesta a Di Vaio. Poi cè chi magari prometteva anche di più: penso a Ventola, che ha

avuto sfortuna, ma è comunque arrivato allInter. Se si guardano le nazionali giovanili, è difficile che qualcuno che fa la differenza nellUnder 16, non arrivi ai massimi livelli».

Quanto dà fastidio la Nazionale? E vero che i giocatori arrivano con un programma personalizzato da svolgere e da dare al ct?

«Questo, forse, lo fa la Juventus. A me succede il contrario: ad esempio quando Guarin, mi torna dalla Colombia, io so esattamente che tipo di lavoro ha svolto. Ma non sono certo io a dire al ct colombiano che cosa deve fare. Quanto ai programmi, è una questione di interessi. Sono stato a Coverciano, ho parlato con Prandelli. Lui non riesce ad allenare la squadra, tranne nelle competizioni in cui hai la squadra per un mese».

 

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