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Arch Viel: “Il nuovo stadio serve, ecco perché. Il Meazza è il passato”

Arch Viel: “Il nuovo stadio serve, ecco perché. Il Meazza è il passato”

Le parole dell'architetto dello studio Citterio-Viel: "C'è bisogno di un solo stadio, altamente innovativo"

Marco Astori

Patricia Viel, noto architetto e co-fondatrice con Antonio Citterio dello studio Citterio-Viel, attivo a livello internazionale nella progettazione di alberghi, resort e torri residenziali, ha concesso un'intervista ai microfoni del Corriere della Sera. Il tema affrontato è la costruzione del nuovo stadio di Milano.

Due stadi: potrebbe essere una convivenza possibile?

«Assolutamente no, si rischierebbe di fare un grave errore. C'è bisogno di un solo stadio, altamente innovativo e all'altezza del circuito delle grandi competizioni internazionali come peraltro è stato nel passato il Meazza. E un progetto di questo tipo non può essere ostacolato da un sentimento nostalgico».

Perché sì al nuovo stadio?

«Innanzitutto è una grande opportunità per Milano che non dovrebbe lasciarsi sfuggire un'operazione urbanistica ma anche finanziaria di lungo periodo. Bisogna anche tenere presente che il Meazza non è un'infrastruttura capace di reggere, non solo in prospettiva ma già oggi, le funzionalità che ci si aspetta dai grandi stadi costruiti negli ultimi dieci anni».

Quali le caratteristiche irrinunciabili?

«Gli stadi di nuova progettazione sono strutture multifunzionali e modulabili che oltre al calcio possono ospitare grandi eventi capaci di ricadute economiche: ad esempio concerti o comunque servizi aggiuntivi alla città; così si permette ai gestori di ottenere una buona redditività dall'impianto. Ci sono poi altri temi fondamentali per un architetto: la gestione dei flussi del pubblico, l'accessibilità e la sostenibilità ambientale con l'impiego dei materiali innovativi che la tecnologia ci mette a disposizione. Se pensiamo che il Meazza è stato costruito negli anni Trenta diventa abbastanza semplice capire perché la demolizione sia la strada giusta. Tutti gli interventi successivi erano necessari ma ovviamente si tratta di una struttura molto datata».

La demolizione avrà costi molto alti, dicono i detrattori del nuovo progetto. «Demolire il Meazza rappresenterà per gli investitori senza dubbio un grosso costo e rappresenta anche un'operazione tecnicamente molto impattante. Non è una decisione facile e di questo si rendono conto tutti, d'altra parte restare in questa impasse potrebbe diventare controproducente».

In che modo?

«Abbiamo la possibilità di avere un impianto di ultima generazione, con un investimento che andrà anche a ripensare tutta l'area intorno allo stadio migliorando la qualità della vita dei cittadini. La costruzione di due alberghi farà parte di quell'indotto che oggi una cittadella dello sport con lo stadio al centro deve necessariamente creare. Inoltre gli osservatori stranieri giudicherebbero perlomeno bizzarra la rinuncia a un nuovo stadio e a una nuova riurbanizzazione da parte di una città dinamica come Milano».

Come dovrebbe essere il nuovo stadio cittadino?

«Un'infrastruttura capace di rinnovarsi nel tempo, permettendo cioè ai progettisti di intervenire se emergono nuove esigenze: dovrebbe avere un rapporto virtuoso con la città, un elemento che definirei di fascino. Ci deve essere una visione di qualità territoriale che va restituita ai cittadini».

A suo avviso è necessario un referendum sul Meazza?

«Il referendum non è lo strumento giusto. Stiamo parlando di una decisione strategica per il territorio e la politica insieme al tavolo degli investitori giocano i ruoli determinanti per la scelta. Non mi sembra il modo migliore per cercare consenso».

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