Ex pres. Arezzo: “Ecco perché licenziai prima Conte e poi Sarri”

Ex pres. Arezzo: “Ecco perché licenziai prima Conte e poi Sarri”

Le parole di Piero Mancini a Il Giornale su Conte e Sarri

di Matteo Pifferi, @Pifferii

Lunga intervista concessa da Piero Mancini a Il Giornale: l’ex presidente dell’Arezzo che, durante il suo percorso nel club toscano, scelse prima Conte per poi puntare su Sarri. Una scelta che, alla fine, non ha pagato:

«Presi Conte per il suo curriculum di calciatore. Mi costò centotrentamila euro. Era un maniaco del lavoro, era un vincente, difficile limitarlo, anzi impossibile».

Perché lo licenziò?

«Perché lo spogliatoio entrò in ebollizione, in rivolta contro i suoi metodi di lavoro, l’ossessione continua, mai una parola di conforto. Del resto, Conte o lo ascolti e ubbidisci o è meglio scappar via. Non potendo cambiare la squadra decisi di cambiare l’allenatore».

Lo spogliatoio contro. Ci fu un motivo scatenante?

«Conte non ti fa i complimenti nemmeno quando vinci, è tutto dovuto, anzi ripeteva che non si esce dal campo da vincenti ma si deve entrare in campo da vincenti. Esaspera qualunque dettaglio. Non riesce a mediare, non sa essere morbido o diplomatico. Esigente ai massimi. E questo, a volte, può costare».

Perché assunse Sarri?

«Perché me lo consigliò Pieroni (Ermanno Pieroni, allora direttore sportivo dell’Arezzo). Non ricordo bene il suo ingaggio ma di sicuro non superiore a quello di Conte. Sarri non veniva dal grande calcio, era alle prime esperienze. Fece anche bene ma io continuavo ad avere in testa Conte».

Perché licenziò Sarri?

«Aveva ottenuto buoni risultati, battemmo in coppa Italia il Milan, che avrebbe vinto la Champions. Poi la squadra si disunì, lui andava avanti a testa bassa, sempre sospettoso di tutto, di tutti».

Dicono che fosse anche scaramantico.

«Scaramantico? Mai visto, in vita mia, uno più superstizioso di lui. Spargeva il sale nello spogliatoio e in campo, indossava la maglietta nera sui pantaloni o pantaloncini neri. E anche le mutande
dovevano avere quel colore. E fumava, fumava, non so quanto».

E non si faceva la barba, prima delle partite, anche ad Arezzo?

«Come oggi. Mai visto con la cravatta, per lui è una sofferenza».

Avrebbe immaginato che sarebbero arrivati, tredici anni dopo, a giocarsi lo scudetto?

«Non avrei mai immaginato che, con quei due, con quelle due teste di calcio, saremmo finiti in serie C, retrocessi per un punto dopo la penalizzazione di -6. Ma questo è il football, incredibile ma vero. Di certo avrei anche potuto immaginare una carriera importante per Conte, mentre credo che Sarri abbia avuto buoni amici che gli abbiano permesso di arrivare a questi livelli».

Che cosa vuol dire?

«La mia massima è: siamo tutti intelligenti, chi più, chi meno ma se non hai gli amici giusti non arrivi dove vuoi arrivare».

Sarri ha amici importanti?

«Penso proprio di sì».

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