Bellinazzo: “A rischio anche la prossima stagione. Ci sarà ridimensionamento del sistema calcio”

Bellinazzo: “A rischio anche la prossima stagione. Ci sarà ridimensionamento del sistema calcio”

Le parole del noto giornalista

di Marco Astori, @MarcoAstori_
Bellinazzo a Sportitalia

Intervenuto ai microfoni de Il Romanista, Marco Bellinazzo, noto giornalista del Sole 24 Ore ed esperto di finanza nel calcio ha parlato così dell’emergenza Coronavirus in relazione al sistema calcistico italiano.

In questa situazione ha ancora senso parlare di ripresa del campionato?
«Più passano le ore e meno l’ipotesi di ricominciare è solida. I dati non segnano una netta inversione di tendenza e bisogna essere molto realistici».

Quali sono gli scenari?
«Se dovesse esserci un netto calo dei contagi nelle prossime 2-3 settimane si potrebbe pensare di ricominciare per la metà di maggio. Naturalmente a porte chiuse, perché nessuno dovrebbe azzardarsi ad avanzare l’ipotesi di giocare a porte aperte».

E se le misure adottate non dovessero avere effetto?
«L’ipotesi di riprendere ancora più in avanti si fa molto complessa perché i giocatori devono avere il tempo di rientrare in forma in maniera omogenea, su base nazionale, e questo farebbe slittare molto i tempi arrivando a giugno, se non addirittura a luglio».

Se la stagione finisse oggi quali sarebbero le ripercussioni economiche per i club?
«Si tratta di conseguenze rilevanti. Sicuramente ci sarebbe un impatto importante sulle entrate derivanti dal botteghino quantificabile in 100-150 milioni, in base alle medie spettatori delle ultime gare. A questo proposito credo che sarebbe doveroso restituire una parte degli abbonamenti. Molte società non lo prevedono nello statuto, ma sarebbe un segnale importante per i tifosi».

Poi c’è tutta la questione relativa agli sponsor e ai diritti tv.
«Venendo meno un terzo della stagione c’è la possibilità di controversie legali importanti tra le aziende che hanno investito e i club, ma anche tra gli abbonati e le pay-tv che a loro volta si rifarebbero sulla Lega. Si tratta di possibili perdite quantificabili in circa 500 milioni. Per questo il presidente Gravina ha spinto tanto per vedersi riconosciuta in maniera più esplicita una causa di forza maggiore per l’interruzione del campionato. Ma non so questo quanto sia riconoscibile in termini di legge da parte di chi ha pagato per una prestazione che poi non è stata erogata. Il quadro è complesso».

C’è il rischio che questa crisi abbia un impatto anche sulla prossima stagione?
«È un tema molto sottovalutato. La pandemia sarà dichiarata ufficialmente conclusa solo 4 mesi dopo la fine dell’emergenza sanitaria e quindi ci porteremo dietro ancora per tanto tempo il carico psicologico di questa epidemia».

Con quali ripercussioni?
«Difficilmente rivedremo stadi pieni prima che venga trovato un vaccino perché molte persone non saranno predisposte a frequentare luoghi affollati. C’è una proiezione, molto probabile a mio avviso, di una forte decrescita degli introiti derivanti dagli abbonamenti e dal botteghino. E anche tanti sponsor potrebbero venir meno».

Perché?
«È evidente che davanti alla crisi le aziende per prima cosa taglieranno le spese di promozione. Il danno in termini di sponsorizzazioni potrebbe riguardare l’intero campionato 2020-21 e a quel punto rischia di cambiare il rapporto anche con le pay-tv. La crisi economica diffusa, con tanta gente che rischia di finire in cassa integrazione, potrebbe portare anche a un calo degli abbonamenti televisivi e a catena le televisioni potrebbero garantire meno proventi alle squadre. Al momento stiamo parlando di 1,4 miliardi di euro. L’anno prossimo scade il contratto con Sky e Dazn e nei prossimi mesi sarà emanato un bando per i diritti del prossimo triennio e su quello vedo molte nubi».

Sono previsioni che spaventano.
«Ci sarà un ridimensionamento del sistema calcistico, ma questa crisi potrebbe rivelarsi un’opportunità di ridurre i costi – penso agli ingaggi dei calciatori e alle commissioni dei procuratori – e di realizzare interventi strutturali che garantiscano stabilità economica alle squadre».

 

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