Bonolis: “Spalletti mi piace, spero in Rafinha. Joao Mario e Dalbert non li capisco”

Bonolis: “Spalletti mi piace, spero in Rafinha. Joao Mario e Dalbert non li capisco”

Il presentatore, tifoso nerazzurro, parla della sfida di questa sera

di Fabio Alampi, @FabioAlampi

Romano ma tifosissimo dell’Inter, Paolo Bonolis si prepara alla sfida di questa sera fra i nerazzurri e la Roma. Queste le sue parole a La Gazzetta dello Sport.

Domenica sera c’è Inter-Roma.

Una partita importante, perché ci sono in ballo tre punti fondamentali per la Champions. Dubito che il primo o il secondo posto possano essere di Inter, Roma o Lazio. Roma squadra da temere? Molto di più, all’andata ci ha fatto vedere i sorci verdi, poi è calata e abbiamo vinto. Sarà una partitaccia per noi, bella da vedersi.

Sarà a San Siro?

Vorrei andare ma ho impegni di lavoro che me lo impediscono, sarebbe un terno al lotto tornare lunedì e mio figlio ha la scuola. Sono cose che alla fine ti portano a stravaccarti sul divano e mangiarti i gomiti a casa. Io, poi, non guardo le partite come se fossi Sacchi, le vivo come un bimbo, da tifoso: devi lasciare che il divertimento al quale accedi ti riempia della sua meravigliosa banalità. Godo tecnicamente di ciò che succede, ho giocato a pallone quindi un po’ ne capisco, mi piace vivere l’emotività della partita. Gioisco e mi frustro: non vivo analizzando ciò che faccio, e se è un divertimento mi butto.

L’Inter non vince da 5 partite.

Arriva da un periodaccio, l’Inter ha una rosa limitata, ma mister Luciano da Certaldo sta facendo un ottimo lavoro perché non ha fenomeni. E quando due-tre giocatori perdono lo smalto la squadra ne risente. Con l’Udinese siamo partiti bene ma ci siamo mangiati due gol, con il Sassuolo si è giocato 80′ nella loro metà campo, con la Lazio le squadre si sono quasi annullate, con la Fiorentina avevamo una difesa improvvisata. La panchina corta pesa.

Ma Spalletti le piace?

Molto, è una persona accanita nel lavoro: senza una giusta dose di rabbia e accanimento nello sport non si ottengono risultati. Lui all’Inter li ha dati ma è umano che ci possano essere dei cali. Ho visto un Perisic irriconoscibile nelle ultime partite e questo pesa. La sua carica fisica è sparita e l’Inter ha perso un’arma letale. Mi dispiace per Joao Mario, è il fantasma di se stesso. Ha qualità tecniche ma una dimensione atletica inadeguata per un centrocampista e una volontà di intenti insufficiente rispetto ai compagni. Non ho capito Dalbert, mi sembra di una timidezza tattica impressionante. Forse il calcio francese ci regala delle splendide meraviglie che qui in Italia si rivelano delle bolle di sapone.

Non ha citato Mauro Icardi.

Lui si cita da solo, gli arriva un pallone e sa trasformarlo nella più gustosa crema al gelato che ci possa essere. Il problema è che gli deve arrivare in maniera non sempre uguale. L’Inter crossa tanto, per questo sta lavorando su Rafinha: speriamo che giochi ad Appiano e non venga ricoverato all’Umberto I… Il giocatore c’è, ha fantasia, può dare quella variazione spericolata di traiettoria calcistica che serve a Spalletti.

Una volta ha detto «mi sento come Mourinho».

Il tecnico deve creare una mente alveare, fare in modo che tutti la pensino allo stesso modo. Però bisogna che le api siano buone. Oggi la rosa non è quella di Mou. Tra i tecnici ricordo con affetto Simoni, uomo perbene che ha reso una squadra piacevole con modi pacati. Nella famosa partita di Torino con la Juve è uscita la belva che aveva dentro e l’ho adorato come pochi altri. Mou resta il leader assoluto per chi ha la mia età. Però dipende sempre da chi si allena: d’altronde se gli ottimi chef aprono il frigo e trovano la cicoria solo la cicoria ti possono fare.

La sua partita del cuore?

Tante. Ricordo il 4-3 in rimonta alla Samp con gol di Recoba, la semifinale Champions al Camp Nou, la finale di Madrid. Ma quando ne hai viste più di 2000 è come chiedere a Rocco Siffredi qual è la donna più bella con cui è stato: se ne hai avute 150 mila poi vattele a ricordare tutte…

Della Roma che cosa teme?

È una squadra solida, con giocatori che si accendono. Dzeko viene criticato ma è un fior di attaccante, Schick si sbloccherà, Kolarov è atleticamente esuberante. Poi c’è Nainggolan: non so in che condizioni sia ma è meraviglioso.

Lei lo lascerebbe partire?

Non so quello che succede a Trigoria, non so se sia giusto criticarlo o meno, ma la carriera dei giocatori ha una lunghezza circoscritta e può servire rimpinguare il portafoglio. Se la Cina offre uno stipendio con una così grande differenza rispetto alla Roma e una cifra importante alla società non vedo perché Radja dovrebbe dire no. Ha quasi 30 anni, la sua forza sta nell’immenso dinamismo. Ma con il passare degli anni questo viene meno, e succede a tutti. Forse Nainggolan non potrà avere a lungo quel dinamismo che ha stupefatto tutti fin qui.

Ma oggi chi vince?

Vallo a sapere. Se ci fosse ancora il mago di Arcella…

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