Crosetti su San Siro: “La dinamite sotto la memoria collettiva”

Crosetti su San Siro: “La dinamite sotto la memoria collettiva”

Il giornalista di Repubblica contrario alla demolizione dello stadio attuale

di Francesca Ceciarini
Lo stadio di San Siro

Maurizio Crosetti è uno dei tanti romantici contrario alla demolizione dell’attuale San Siro: in questo suo editoriale per Repubblica – intitolato “La dinamite sotto la memoria collettiva” – condivide le sue sensazioni riguardo a questo tema che sta a cuore a molti tifosi di Inter e Milan ma più in generale a tanti appassionati di sport e musica nel mondo, visto che oltre che di tante partite storiche, spesso il Meazza è stato palcoscenico di show- specie rock- leggendari ( Bruce Springsteen lo ha addirittura definito come uno dei tre migliori posti per suonare al mondo nella sua autobiografia, ndr).

“Metteranno la dinamite e addio, fischio finale, luci a san Siro non si accenderanno più. È il futuro e si chiama ‘distretto multifunzionale’: il vecchio gigante non è manco più funzionale, figurarsi se è multi.  I romantici dicono: è una bestemmia distruggere un monumento dello sport e della memoria collettiva. I pratici rispondono: San Siro così com’è non può diventare un impianto moderno con negozi, commerci, intrattenimento e pallone, si fa più in fretta a buttarlo giù, lo hanno fatto anche a Wembley. Se ti schieri, o sei vecchio, o sei cinico. 

Però in Italia ognuno si fa, o non si fa, lo stadio che vuole. Manca un’idea condivisa. I privati e i club investono, propongono e aspettano. La macchia di leopardo, al confrono, è ordine supremo. Inter e Milan avranno dunque un nuovo mastodonte però dovranno fare a metà col vecchio, e non sarà di proprietà. e lo metteranno vicino al primo: a questo punto, perché non fare con quello che si ha? 

Dentro 750 pagine di dossier ( Dostoevskji è invidiosissimo) ci sono più domande che risposte, e comunque buona lettura di questo voluminoso classico da ombrellone. Gireranno tanti soldi, tanto lavoro, tanto cemento, tanti dubbi in ordine sparso, che spesso in Italia è disordine di sistema. E poi ci sono le Olimpiadi: con quale polvere di calcestruzzo, la vecchia o la nuova? Da lassù, Bepìn Meazza se la ride. E anche senza Milan e Benfica, Milano che fatica”.

( Repubblica)

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