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Di Biagio: “Barella tra i top in A, Bastoni fantastico. Inter, se vinci contro il Milan…”

Le parole del tecnico ed ex calciatore dell'Inter: "In nerazzurro esperienza intensa, il mio ricordo più bello è proprio il primissimo con questa maglia"

Marco Astori

Lunga intervista concessa da Gigi Di Biagio, tecnico ed ex calciatore dell'Inter, ai microfoni di Tuttosport in vista del derby di domenica contro il Milan.

Lei segnò al Milan in due occasioni. Nel 2000 la sua Inter vinse 2-1. Un anno più tardi la stracittadina terminò in pareggio.

«Sicuramente ricordo con piacere quelle partite grazie ai gol realizzati. Ma devo dire che anche il derby del 2002, quando vincemmo per 1-0 con rete decisiva di Bobo Vieri, dopo una grande azione orchestrata insieme a Nicola Ventola, merita di essere menzionato per via dell’importanza di quella specifica gara. La sentivamo molto, volevamo vincere a tutti i costi».

Nel 2-2 del 2001 il suo gol su punizione seppe quasi di beffa per gli avversari, dato che colse tutti di sorpresa.

«Abbiamo scherzato spesso su questo episodio. Con gli interisti, ma anche con i rivali. Penso agli sfottò con Gattuso, Ambrosini o Abbiati che stava raccogliendo le arance, non mi faccia raccontare (ride, ndr)! Sono cose normali tra compagni di nazionale».

All’Inter un’esperienza intensa.

«Fin da subito. Forse il mio ricordo più bello è proprio il primissimo in maglia nerazzurra. Arrivai a Milano il venerdì, esordii domenica per una ventina di minuti. Entrai in campo, alla prima toccata lanciai Vieri che realizzò il 3-0 contro l’Hellas Verona. Tutto lo stadio si alzò in piedi e partì in modo naturale un coro a me dedicato. Nacque un rapporto incredibile con i tifosi dell’Inter, un qualcosa che porterò sempre dentro. Poi certo, ci sono anche tanti gol importanti, oltre al dispiacere che in un anno siamo andati vicini a vincere tutto e poi non ci siamo riusciti».

Come vede la stracittadina di domenica?

«Finalmente si gioca un derby scudetto, tra due squadre importanti. Ad inizio stagione non pensavo che il Milan potesse fare così bene, vedevo l’Inter più avanti per il tricolore. Oggi credo che i nerazzurri godano ancora dei favori del pronostico, ma i rossoneri restano un’ottima squadra. Vedremo una grande partita».

Può essere una gara decisiva per l’esito finale della competizione?

«La frase: ‘il campionato è lungo’ la si dice sempre. Ma un’eventuale vittoria dell’Inter, magari con due gol di scarto, importanti ai fini degli scontri diretti, darebbe una bella sterzata al campionato. Sarebbe una bella botta».

C’è un Di Biagio oggi in Serie A?

«Se mi avessero posto questa domanda qualche anno fa, avrei risposto De Rossi. Ma oggi è cambiato il calcio, i calciatori giocano a tutto campo, non ci sono più ruoli così definitivi. Non vedo uno con le mie esatte caratteristiche. Comunque ce ne sono di forti».

Come Gagliardini e Barella.

«Entrambi rappresentano il prototipo del calciatore moderno. Sanno fare tutto. Sono interni di centrocampo che si inseriscono e posseggono intelligenza tattica. Parliamo di giocatori di altissimo livello, oggi si parla di più di Barella, ma non dimentichiamoci che quando Gagliardini firmò per l’Inter sembrava uno dei centrocampisti più forti d’Italia. E resta un ottimo elemento».

In questo momento Barella è il migliore degli italiani e tra i migliori d’Europa?

«Per quello che sta facendo vedere in questo periodo sì. Dovrà confermarsi, ma sicuramente ce la farà. Conosco il ragazzo e la sua voglia. È sicuramente tra i giocatori più forti della Serie A e ci siamo perché lo sia anche in Europa».

Lei ha allenato anche Bastoni.

«Alessandro è fantastico. A 18 anni era titolare in under 21, poi l’ho pure convocato in nazionale maggiore per uno stage quando ero c.t. ad interim. Su di lui non ho mai avuto dubbi. È un predestinato».

Dimarco è un altro con cui ha avuto a che fare.

«Aveva bisogno di tempo e di certezze, stava esplodendo a Parma, proprio nell’anno in cui segnò un bellissimo gol all’Inter. Poi si infortunò e lo convocai all’Europeo nonostante avesse giocato pochissimo. Guardi come calcia e come pulisce la palla. Federico intuisce traiettorie di gioco come pochi. Un terzino con le sue caratteristiche in Italia non era ben visto, a differenza della Spagna. Sono contento che ora stia cambiando la visione per giocatori di questo tipo. Anche lui è top club e uno da Inter».

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