Responsabile medico FIGC: “Coronavirus? Non esiste rischio 0 senza vaccino. Sia chiaro che…”

Le parole del professor Paolo Zappilli ai microfoni della Gazzetta dello Sport

di Daniele Vitiello, @DanViti

Il professor Paolo Zeppilli, cardiologo e responsabile medico Figc, ha concesso una lunga e interessante intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport: «Cominciamo col chiarire un aspetto importante.La commissione medico scientifica che mi onoro di presiedere, composta da grandi esperti, ha elaborato un protocollo sanitario con le linee guida, ma non indica date per la ripresa dell’attività. Quella è competenza governativa. Noi da tecnici – come richiesto dalla Federcalcio – dovevamo semplificare tutta una serie di norme indispensabili per prepararsi alla cosiddetta fase due».

Professor Zeppilli, non deciderete voi quando ripartire, ma siamo vicini a quel momento?

«Difficile stabilirlo. Bisognerà vedere come sarà l’andamento delle prossime settimane. Quello che noi chiariamo sin dalla prima parte del protocollo (composto da 30 slide) è che, fin quando non sarà disponibile un vaccino, il rischio zero sul coronavirus non esiste e dunque vanno create le condizioni di sicurezza migliori possibili, quando le autorità decideranno che il calcio potrà riprendere».

Una ripresa a scaglioni, con la Serie A che anticiperebbe.

«Sì perché il nostro protocollo parte da un gruppo essenziale formato da giocatori, staff tecnico e medico, magazzinieri e altri uomini utili a far lavorare per tre settimane la squadra, in un ambiente da sanificare regolarmente e isolato dall’esterno. Dopo che l’intero gruppo, dunque anche i non atleti, si è sottoposto a una serie di controlli rigidi che escludano la positività. Vengono identificati per gli esami tre sottogruppi: i soggetti che non hanno accusato mai alcun fastidio, quelli che sono risultati positivi ma con conseguenze lievi e altri che invece si sono ammalati. Questi ultimi, saranno sottoposti anche a Tac polmonare e altri esami cardiologici, cui invece non dovranno far ricorso gli altri gruppi che comunque effettueranno il cosiddetto tampone, ripetuto in ventiquattr’ore, che attesti la negatività e i test sierologici per valutarne gli anticorpi. A quel punto, superato ogni controllo. Si potrà cominciare a lavorare in un centro sportivo che dovrà avere a disposizione una foresteria per consentire al gruppo di vivere senza spostarsi e avere contatti esterni».

Ma se tamponi e test ancora non sono assicurati a tutte le categorie “a rischio”, che lo ripetano i calciatori di Serie A verrà visto come l’ennesimo privilegio.

«Deve essere chiaro che il nostro protocollo potrà entrare in funzione dopo una decisione governativa. Dunque chi ci amministra, quando deciderà di riaprire certe attività, significa che avrà logisticamente assicurato che quelle condizioni di prevenzione siano disponibili su largo raggio. Risulta che probabilmente entro aprile il ministero della Salute deciderà di adottare alcuni test sierologici più attendibili, fra i diversi che vengono proposti».

Dunque diamo per scontato i primi passi del protocollo, cioè che si formi un gruppo “sano”: sul campo riprende il calcio.

«No. Per la prima settimana in allenamento verranno rispettate le distanze. Insomma niente partitelle. Poi, in assenza di controindicazioni, nelle successive due settimane non ci saranno più limiti».

E dopo potrà ripartire il campionato?

«No. Quello farà parte di un secondo step della fase due. Ancora non completamente analizzato sotto il profilo della sicurezza. Visto che le squadre dovranno uscire da un isolamento per viaggiare. Bisogna valutare per bene le cose. Magari da qui a un mese abbiamo nuove evidenze della pandemia che possono portarci a rivedere i protocolli».

Se in questa fase un giocatore risultasse positivo?

«Dovremmo isolarlo e valutare bene la situazione. Ma è una cosa che potrà capitare anche un domani quando tutti saranno vaccinati. Un po’, per fare un esempio, se magari oggi un atleta risultasse malato di morbillo, per il quale è vaccinata oltre il 90 per cento della popolazione. Anche in questi casi si procederebbe con l’isolamento».

Insieme al protocollo andranno rifatti gli esami di idoneità sportiva degli atleti?

«Non occorre. E noi non lo prevediamo. Esistono già scadenze precise in proposito. Piuttosto oltre a tutti gli esperti che si sono messi a disposizione per questo lavoro, voglio ringraziare in particolare i colleghi Andrea Ferretti e Rodolfo Tavana: la loro esperienza di “spogliatoio” è stata importante per non tralasciare alcun particolare».

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