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Fonseca: “Italia più squadra del Portogallo. Barella lo volevo alla Roma. Lo chiamai per…”

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Intervistato da Repubblica, l'ex tecnico della Roma commenta il sorteggio dei playoff

Gianni Pampinella

L'urna di Zurigo non è stata benevola con l'Italia. Nei playoff per accedere ai prossimi mondiali in Qatar, l'Italia dovrà affrontare in semifinale la Macedonia, in finale Turchia o Portogallo. Intervistato da Repubblica, Paulo Fonseca commenta così il sorteggio: "Avevo sperato che sia l’Italia che il Portogallo andassero ai Mondiali".

Fonseca, che Portogallo sarà?

«Difficile dirlo. Fernando Santos ha fatto un grande lavoro, tutti noi gli siamo grati per aver vinto Euro 2016. Ma il Portogallo in alcuni momenti non è stato squadra, non ha lottato unito. Quello che ci è mancato è il collettivo, ciò che ha fatto dell’Italia la squadra più forte d’Europa».

Pensa davvero che sia stata la più forte, all’Europeo?

«Nettamente. Quello che ho visto lavorando in Italia è la mentalità dei calciatori italiani. È quella con cui ha vinto l’Europeo: si vedeva dalle qualificazioni, ai miei amici avevo detto che l’Italia era tra le favorite. E dalle primissime partite ero convinto che avrebbe vinto».

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Crede che la mentalità conti più della qualità?

«L’Italia ha anche un livello tecnico molto elevato. Prendete Barella: lo avrei voluto alla Roma, ci ho anche parlato un paio di volte al telefono, per provare a convincerlo. Mancini ha saputo costruire su questa qualità un grande collettivo, una cosa che non riesce facilmente, altre hanno grandi talenti ma non sono squadra».

Lei allenerebbe una nazionale?

«Voglio abbracciare un progetto, una squadra che creda nelle mie idee. Sono libero, ma non per questo devo accettare qualunque offerta, anzi. Si è parlato di alcune squadre, alcune erano vere, altre solo voci. A freddo mi piace più l’idea di un club, ma se il progetto è serio, non escludo nulla».

Parla di progetto: gli allenatori incidono ancora sul mercato?

«Stiamo perdendo influenza nella scelta dei giocatori. Ovviamente ci sono club più aperti a assecondare, ma ne conosco molti in cui sono solo le società a decidere, spesso per motivi non tecnici».

Chi sono gli allenatori che l’hanno colpita di più?

«Guardiola è un’ispirazione, mi piace molto anche Tuchel. In Italia ho sempre ammirato Sarri, oltre a Gasperini, incredibilmente bravo ma molto diverso da me, e Italiano, ma chi mi ha colpito di più è De Zerbi: avrebbe meritato più attenzione dalle squadre italiane».

(Repubblica)

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