Godin, l’Inter si porta a Milano un collante per lo spogliatoio. Ecco come Tabarez lo definì

Il difensore dell’Altetico porterà all’Inter la sua grande esperienza internazionale

di Andrea Della Sala, @dellas8427

Diego Godin sarà il primo acquisto della prossima stagione dell’Inter. Accordo raggiunto col difensore dell’Atletico Madrid che a giugno sarà libero dal contratto che lo lega ai colchoneros. Difensore esperto e di grande caratura internazionale, simbolo della squadra di Simeone, ma anche dell’Uruguay. In campo un guerriero, fuori dal campo un modello come spiegò proprio il maestro Tabarez, uno che quando si tratta di valori pesa le parole: «È un uomo di principi, non l’ho mai visto comportarsi in modo scorretto. Mi ci affido totalmente anche quando si tratta di inserire nuovi giocatori nello spogliatoio. È un uomo, nell’accezione più completa della parola». “L’Inter, portando a Milano Godin, si prende anche questo: un collante per lo spogliatoio, un «capitano» da seguire, un uomo da poche parole e infinita esperienza”, spiega La Gazzetta dello Sport.

Questo il profilo di Godin de La Gazzetta dello Sport: “Arrivato all’Atletico dopo il Mondiale 2010 e dopo un primo triennio europeo col Villarreal, ha cominciato battendo l’Inter del Triplete in Supercoppa, poi è stato protagonista di tutti e sette i titoli vinti da Simeone. Nel miglior Atletico della storia lui era sempre al centro della difesa (e quindi spesso della battaglia), prima con Miranda, poi con Gimenez. Poi lo ritrovavi nell’area avversaria sui calci piazzati: suo il gol del pari col Barça che valse la Liga 2014, sua la testa che ha fatto sognare la Champions fino al minuto 93 della finale di Lisbona. Quella del colpo di testa è una vera e propria arte, anche a livello difensivo, costruita con la capacità di «sentire» l’attaccante pur guardando la palla, con un’elevazione che non accusa l’età, con un innato senso della posizione e del tempo, con i mezzi (anche al limite del lecito) dei difensori vecchio stampo. Se a livello aereo è «maestro», con palla a terra siamo da cattedra universitaria, fra tackle, anticipi e uno contro uno”.

“E dire che nasceva numero 10, e prima ancora nuotatore (pare per reazione dopo un quasi affogamento): mollati i record locali in piscina e le piste di atletica a 15 anni, si dedicò al calcio, da attaccante. Il Defensor lo tagliò a 16 anni, a 17 il Cerro ne rilevò il cartellino per 25 euro, piazzandolo poi centrale d’emergenza («Sei alto, gioca tu lì», gli disse l’allenatore). Ha funzionato. Lo dicono due finali di Champions, una Coppa America, una Liga, una semifinale Mondiale, due Europa League e un posto assicurato nella storia dei colchoneros. Lo dicono anche Simeone e Tabarez: due allenatori molto diversi, ma che se ne intendono di uomini e di giocatori”, prosegue il quotidiano.

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