Icardi come Totti e Denisov: Spalletti ha sempre avuto bisogno di trovarsi un nemico

Icardi come Totti e Denisov: Spalletti ha sempre avuto bisogno di trovarsi un nemico

Il tecnico nerazzurro si è spesso scontrato con gli uomini forti dello spogliatoio

di Fabio Alampi, @FabioAlampi

Nonostante l’infortunio di Lautaro Martinez e le non perfette condizioni fisiche di Keita, Luciano Spalletti ha deciso di non convocare Mauro Icardi per la sfida di questa sera contro la Lazio. Una scelta che ha fatto parecchio discutere, e che sembra evidenziare una volta di più il cattivo rapporto tra l’attaccante argentino e l’allenatore nerazzurro. Il Corriere dello Sport ricorda come siano stati diversi i conflitti avuti dal tecnico di Certaldo nel corso della sua carriera con gli uomini forti dello spogliatoio: “Spalletti ha preso l’abitudine di scegliersi un nemico. Dovunque abbia allenato, dovunque abbia plasmato in modelli di rigorosa geometria dinamica le sue squadre – non gli mancano davvero creatività e sapienza professionale – ha trovato una quinta colonna in grado di turbare il suo equilibrio, l’uomo vestito di bianco che lo scruta. L’avversario diventa colui che dovrebbe essere il suo alter ego, langelo guardiano è il fantasma che perseguita. L’uomo forte, da Francesco Totti, a Mauro Icardi, si fa problema da risolvere. […] Al di là delle leggendarie liti con Christian Panucci (precedute da quelle con Jankulovski, narrano gli storici di Udine), simbolo e immagine dei suoi passaggi alla Roma rimangono il primo addio, quello del 2009, in cui l’allenatore vide, anche se sfumata dall’ombra, la mano di Totti; e la battaglia sul confine del tramonto, lunga quanto l’ultima avventura del tecnico a Trigoria. Totti si lamentava delle esclusioni e dei silenzi, Spalletti lo mandava a casa, Totti tornava e faceva ciò che gli è sempre riuscito meglio, ripescare la Roma dai precipizi. Francesco era al crepuscolo e lo sapeva, ma ne voleva uno più glorioso e vichingo. Finì con le lacrime davanti al Genoa e con Spalletti in fuga verso l’Inter, convinto di essere il vincitore. Ma all’Inter avrebbe incontrato ancora se stesso e un nuovo Totti, argentino e duro e altrettanto sposato. Adesso si va a ripescare la vicenda di Igor Denisov, mediano dei tempi del prezioso periodo russo di Spalletti: era l’eroe del posto, voleva più soldi, ebbe gli occhi di Luciano piantati in faccia e la cessione all’Anzhi“.

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