Repubblica: «In arrivo multe per il “cartello” dei diritti tv. Il garante…»

di Lorenzo Roca, @Lorinc74

La notizia ha cominciato a circolare ieri, sarebbero in arrivo multe per il “cartello” dei diritti tv sul calcio. Poco meno di 30 milioni a testa per Sky e Mediaset, meno di dieci milioni per l’advisor Infront, “spiccioli” per la Lega Calcio. Precedentemente, l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Agcm), come da procedura, aveva inviato, per un parere non vincolante, la propria decisione all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). Nei prossimi giorni, la sentenza tornerà all’Antitrust accompagnata dalle opportune valutazioni, poi verrà pubblicata.
Il collegio avrebbe dunque confermato l’esistenza di un accordo tra le due emittenti, le quali con l’aiuto di Infront Italia, hanno, come è scritto nella “comunicazione delle risultanze istruttorie”, «Alterato il confronto concorrenziale in sede di partecipazione alla gara (…) evitando il dispiegarsi di dinamiche concorrenziali fra gli operatori attivi sul mercato e ostacolando l’ingresso di potenziali nuovi operatori. In sostanza la Lega, che doveva aggiudicare con l’ausilio di Infront, e i due principali concorrenti, hanno concordato un esito della stessa diverso da quello risultante dalle offerte, in modo da garantire la ripartizione del mercato tra i due operatori storici, evitando l’estromissione di uno di questi (Rti Mediaset Premium) e precludendo l’ingresso di nuovi operatori sia nell’immediato (Eurosport) sia in futuro. Il tutto senza neanche quei vantaggi per i consumatori che erano stati prospettati» durante i giorni della polemica. La sanzione comminata si aggirerebbe intorno al 10 per cento del volume dei ricavi generati dai diritti tv. L’inchiesta dell’antitrust era stata avviata dopo che Repubblica aveva pubblicato una intercettazione di Lotito in cui il presidente della Lazio, parlando con un dirigente sportivo, si vantava di «aver messo d’accordo Berlusconi e Murdoch». Alcuni mesi dopo, sul caso, anche la procura di Milano ha aperto una inchiesta. Tutte le parti in causa, infastidite per la “fuga di notizie”, annunciano infatti sin da ora l’intenzione di ricorrere al Tar.

(repubblica)

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