Mihajlovic: “Non mollate mai. Non mi sono sentito un eroe ma un uomo forte ma fragile”

Mihajlovic: “Non mollate mai. Non mi sono sentito un eroe ma un uomo forte ma fragile”

L’ex calciatore nerazzurro ha parlato in conferenza stampa della sua malattia: “Ma dovete parlare di me come allenatore del Bologna”

di Eva A. Provenzano, @EvaAProvenzano

Si ferma, si commuove, singhiozza. Berrettino rosso in tinta con il maglione, solito stile di chi è stato molto male ma ha mai mollato di un cm. Sinisa Mihajlovic torna a parlare in conferenza stampa di quanto gli è accaduto, dei mesi in ospedale. Del trapianto di midollo al quale è stato sottoposto, del tempo che non passava mai se non quando c’erano le partite.

LA FORZA – «Ho passato 4 mesi e mezzi tosti, sono stato rinchiuso in una stanza di ospedale, da solo, con aria filtrata, acqua filtrata. Il mio più grande desiderio era prendere una boccata d’aria fresca ma non lo potevo fare. Non mi sono mai sentito un eroe per quello che sto facendo, solo un uomo. Si forte, con carattere, che non molla mai, ma sempre un uomo con tutte le sue fragilità. Queste malattie non si vincono solo col coraggio ma servono le cure. In ospedale ero al posto giusto, l’ho capito sin da subito».

IL MESSAGGIO A CHI E’ MALATO – «Voglio dire a chi è malato che non si devono sentire meno forti se non affrontano la malattia come l’ho affrontata io. Non c’è da avere paura di piangere, di essere disperati, l’unica cosa che non si deve perdere mai è la voglia di vivere. So che c’è tanta gente che ascolta. La leucemia è una malattia bastarda, serve molta pazienza, non devono pensare quando entrano e quando usciranno, si ragiona giorno per giorno, servono piccoli obiettivi, giornalieri e settimanali, devono pensare così. Mai perdere la voglia di combattere, lottare e vivere. So che ognuno la affronta alla propria maniera ma il messaggio mio è che alla fine se sei forte e se ci credi ne esci fuori, quando si arriva al trapianto guarisci ed è l’unica cosa che conta.

UN UOMO MIGLIORE – «Ho avuto paura anche io, è normale, ma quella paura ti fa rigar dritto. Devo fare tutto gradualmente: sono stato due giorni in campo e stavo bene, il giorno dopo non sono riuscito a lavorare ero stanco. Prendo 19 pillole al giorno perché voglio dormire a casa mia e non più in ospedale. Spero di essere riuscito ad uscire migliorato da questa esperienza perché prima la pazienza non era il mio forte. Dai importanza a cose di cui prima non ti accorgevi. Vorrei parlaste di me come allenatore del Bologna. Avevo giurato che non mi sarei più incazzato ma è più forte di me. Sono sicuro che sarò più paziente di prima ma con più pazienza di prima sarò più cazzuto di prima». 

(Fonte: SS24)

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