Ravezzani: “Impossibile allenare l’Inter dopo Mou, i tifosi aspettano il Messia. Spalletti…”

Così il giornalista sulla crisi nerazzurra

di Marco Macca, @macca_marco

Da qualche giorno a questa parte, una gran parte dei tifosi dell’Inter invoca a gran voce l’esonero di Luciano Spalletti, reo, a loro dire, di non aver garantito quel salto di qualità alla squadra che ci si aspettava a inizio stagione. Gli ultimi risultati hanno fatto precipitare le cose, anche se la società ha ribadito la propria fiducia all’allenatore. Dalla parte di Spalletti (con riserva) si è schierato anche Fabio Ravezzani che, sulle colonne di Tuttosport, ha scritto:

Ma quando lo cacciano, Spalletti? La prima domanda del tifoso interista – da due settimane a questa parte – è sempre la stessa. Purtroppo rieccheggia tristemente analoghe domande degli ultimi 8 anni. Ma quando lo cacciano Benitez, Ranieri, Gasperini, Leonardo, Stramaccioni, Mazzarri, De Boer, Mancini, Pioli? Allenare l’Inter è sempre stata impresa difficile. Dopo Mourinho è diventato quasi impossibile, complici anche il decadimento improvviso della capacità di spesa societaria. Anche Spalletti è già stato condannato dai tifosi senza appello. Eppure in un anno e mezzo ha conquistato la Champions (ok, ma non era un’impresa straordinaria date le concorrenti). Poi ha disputato un dignitosissimo girone di qualificazione (ok, ma per come si erano messe le cose poteva sfruttare meglio la situazione favorevole nell’ultima partita col Psv). Adesso è stabilmente al terzo posto in classifica (ok, ma le ultime partite sono state sconfortanti). Troppi ok, ma? Forse. A ben pensarci, la vera critica che si può muovere a Spalletti è proprio questa. E gli ultimi “ma” stanno diventando intollerabili per i tifosi nerazzurri, che aspettano sempre il nuovo Messia in panchina. Così, nell’attesa (e ammesso che un nuovo Messia esista), bruciano un tecnico dopo l’altro. Spalletti resta uno dei migliori allenatori italiani, senza dubbio. Ma… un piccolo consiglio ci permettiamo di darglielo. Nei momenti difficili è meglio esprimere pochi concetti molto chiari. Non come ha fatto sabato sera con l’espressione del cane bastonato dopo il crollo contro il Bologna. Cito testualmente: «Ho parlato di una squadra che ogni tanto soffre questo morso di quella che è l’importanza del livello di calcio che dobbiamo giocare, del livello di confronto che dobbiamo avere e però non c’è altra soluzione se non andare a reagire o coinvolgerli da un punto di vista mentale in quello che deve essere il ragionamento da fare e il comportamento da avere. Poi è chiaro che all’interno dello svilupparsi del lavoro settimanale si guarderà di volta in volta come reagiscono e di conseguenza avere sempre una supervisione e un’attenzione più forte, più pesante perchè…perchè poi la situazione vuole questo qui insomma». Ecco: a parte la sciagurata operazione Nainngolan da lui promossa, Spalletti non ha colpe specifiche nell’attuale crisi dell’Inter. Ma se continuasse a spiegarcela così ci sarebbe, sì, da preoccuparsi. Per lui e per la squadra”.

(Fonte: Tuttosport)

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