Ravezzani: “Milan, impara dall’Inter: no a operazioni-nostalgia ma gente come…”

Ravezzani: “Milan, impara dall’Inter: no a operazioni-nostalgia ma gente come…”

Il pensiero del noto giornalista sulle gestioni societarie delle due squadre di Milano

di Alessandro De Felice, @aledefelice24

Nell’editoriale suo editoriale nell’edizione odierna di Tuttosport, Fabio Ravezzani parla delle gestioni di Inter e Milan e le confronta:

“Le due facce della Milano calcistica oggi sono diverse, opposte, tanto da fare impressione. L’Inter al vertice che vince, ha progettualità, idee chiare sul mercato. Il Milan che balbetta, arranca, si affida a operazioni-nostalgia per placare la rabbia dei tifosi e sembra non avere programmi coerenti per il futuro. Diciamo la verità, si sono invertiti i ruoli rispetto agli albori dell’epopea Morattiano-berlusconiana, quando i nerazzurri non ne azzeccavano mai una, mentre i cugini non sbagliavano un colpo. I sorrisi di commiserazione che i milanisti rivolgevano ai rivali di sempre sono un pallido ricordo. Oggi, orrore, sono loro a destare quasi compassione nei cugini. Eppure proprio l’Inter potrebbe essere l’esempio da seguire per il Milan che deve rinascere”.

“[…] Senza andar fuori Milano c’è un club che ha dimostrato come si possa rinascere con una politica accorta in sede. Tanto per citare qualche numero, l’Inter ha firmato il settlement agreeement con l’Uefa nel 2014, quando ha iniziato lo stesso percorso che adesso dovrà affrontare il Milan. Fu l’anno di M’Vila soprannominato anche il wurstel con le braccia e tragico esempio di un mercato estivo senza denari. Ma arrivò anche un certo signor Brozovic e poi un allenatore importante come Mancini che non bastò a portare il club tra le prime 3, cioè in Champions, ma certamente diede vita a un progetto destinato a crescere con il tempo. Negli anni successivi l’Inter riuscì a far mercato chiudendo con un attivo di oltre 70 milioni di euro fino a uscire dai vincoli del fair play finanziario lo scorso giugno. C’è stata una stagione negativa (2016/17) ma anche 2 in cui il club ha centrato la fondamentale qualificazione alla Champions. E nel frattempo il settore giovanile ha continuato a crescere tanto da essere un modello e in squadra sono arrivati calciatori giovani di grandissime qualità a prezzi più che ragionevoli: come Skriniar, Lautaro, per non parlare di De Vrij a parametro zero. Sono stati commessi anche errori, certo. Ma la crescita del club, fino alla brillantissima operazione-Conte è stata costante e a costi ragionevoli. Tutto questo per merito non di leggendari ex campioni promossi a dirigenti solo per accontentare i tifosi, ma grazie a dirigenti capaci come Ausilio e Marotta. Che non hanno mai giocato nell’Inter, però sono stati determinanti in sede quanto i loro colleghi rossoneri lo erano stati in campo. Perché sempre di calcio si tratta, ma i due mestieri sono tanto diversi. Troppo diversi, come capiranno prima o poi (si spera) anche dalle parti di Elliott”.

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