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Sconcerti: “Inter e Milan si equivalgono. Seconde linee decisive. Perisic? Tra 5 anni…”

Dalle colonne del Corriere della Sera, Mario Sconcerti parla del derby in programma questa sera

Gianni Pampinella

Dalle colonne del Corriere della Sera, Mario Sconcerti parla del derby in programma questa sera in un San Siro tutto esaurito. Questo il commento del giornalista: "Milan e Inter sono due squadre consolidate nel tempo. È impossibile decidere a priori chi sia la migliore. Nel grande scontro si equivalgono. Daranno sempre spettacolo dove i migliori decideranno la sostanza. Alla fine troveremo Lautaro o Ibrahimovic, Dzeko o Leao, ma per arrivare a loro saranno stati fondamentali altri particolari. Quando due squadre si equivalgono, decidono sempre i dettagli. Anche la fortuna è un dettaglio. È in questi angoli del campo che si decide una partita equilibrata. Gli scontri frontali, quelli tra grandi giocatori, non sono prevedibili, dipendono da loro. Sono le seconde linee che distribuiscono il campo e creano l’equilibrio".

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"Faccio un esempio: uno dei duelli decisivi sarà nel rendimento di Diaz e Calhanoglu. Sono i due elementi più leggeri di un centrocampo altrove strutturato. È qui che cominciano i se. Se Diaz scherma in partenza Brozovic e sta più nel gioco delle idee, diventa la differenza del Milan. Ma se Calhanoglu fa una grande partita da mezzala avanzata mette in difficoltà il centrocampo del Milan che parte comunque con i soli Tonali e Kessie, già occupati da Barella e dall’inizio del gioco di tutti gli altri. Stessa cosa vale in un confronto non di prime luci, quello tra Calabria e Perisic".

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"Eppure chi lo vince ha molte possibilità di vincere la partita perché crea disordine. Calabria e Perisic sono tra i giocatori più sottovalutati forse d’Europa. Esagero un po’, ma non tanto. Capiremo tra cinque anni chi è stato davvero Perisic e chi è già adesso Calabria. In questo derby rovesciato, l’ultimo duello marginale è quello tra Ballo-Touré e Darmian. Sono due improbabili, il primo è ancora un ragazzo; l’altro ha visto tutto e ha sempre giocato la stessa buona partita, non è mai stato travolto, è sempre stato al centro di un’idea di calcio periferico e costante. Una partita non è mai una Basilica, nemmeno il derby. È intelligenza, esperienza, sorpresa: diversità. Definire il resto tocca agli altri. Ma gli altri dipendono dalla base. In fondo anche questa è lotta di classe".

(Corriere della Sera)

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