VIDEO ESCLUSIVA / Il primo allenatore di Sensi: “Soffiato al Milan grazie a Conte. Quel rigore a 6 anni…”

FCInter1908.it va alla scoperta di Stefano Sensi nella sua Urbania, nelle Marche

Determinato, ambizioso e talentuoso. Stefano Sensi ha incantato tutti in questo primo scorcio di stagione in casa Inter. Il centrocampista marchigiano ha subito avuto un grande impatto in nerazzurro con grandi prove nelle prime due uscite ufficiali degli uomini di Antonio Conte. Siamo andati a casa sua – a Urbania, in provincia di Pesaro e Urbino – a parlare con chi lo conosce da quando ha iniziato a tirare i primi calci al pallone e lo ha visto crescere, nel percorso che lo ha portato dalla squadra della sua città all’Inter.

Chi meglio del suo primo allenatore poteva raccontarci chi era Sensi? Davide Tacchi, mister di Stefano dai tempi della categoria ‘Primi Calci’ fino agli ‘Esordienti‘ e pilastro del settore giovanile dell’Urbania (ancora oggi allena i giovani del club marchigiano, nda) ci ha raccontato alcuni retroscena sul centrocampista dell’Inter: “Il nostro primo incontro? Allenavo suo fratello Samuele, che frequentava la terza elementare, e sua madre mi chiese se anche il piccolo Stefano, di sei anni, poteva aggregarsi. Vedendo questo bambino piccolo fisicamente, temporeggiavo. Poi gli ho detto di calciarmi un rigore e Stefano ne tirò uno pazzesco. Da lì ha iniziato a giocare col fratello – nonostante frequentasse la prima elementare – e da subito mostrò grandi doti“.

Sensi ha avuto sempre grande personalità: “Gli piaceva questo ruolo da leader a centrocampo. Aiutava i compagni, sapeva leggere la partita: già da piccolo aveva quelle doti che lo hanno consacrato tra i suoi coetanei“.

Sul ruolo: “A parte qualche piccola parentesi, quello del centrocampista è il ruolo in cui si esprimeva maggiormente. Andava a prendere la palla, la smistava e faceva nascere le azioni dei compagni. Era impossibile non riconoscere il suo ruolo“.

Stefano resta un ragazzo umile nonostante il successo: “Le sue radici sono rimaste intatte. E’ stato cresciuto con umiltà dai suoi genitori. È sempre cortese e, se può, viene ai nostri Camp che organizziamo qui a giugno. Logicamente non può accontentarci sempre perché ha tanti impegni“.

Un aneddoto datato 2001: “Eravamo a Calcinelli, vicino Fano, e Stefano giocava con suo fratello Samuele. Decisi di metterlo in porta perché era il più piccolo. Devo dire che tra i pali era un gatto e per fargli gol hanno dovuto tirargli in alto“.

Il suo ‘secondo tempo’: “Una volta, terminato l’allenamento, chiesi alla madre ‘Perché Stefano non fa la doccia?’. Lei mi rispose che di lì a poco sarebbe iniziato il “secondo tempo” nel campetto vicino casa. Andava a dormire col pallone sotto il cuscino“.

Sul passaggio al Rimini: “Avevamo un’affiliazione con loro e lui era al secondo anno della categoria esordienti. Abbiamo fatto presente ai genitori che l’Urbania iniziava a stare stretta a Stefano e che era il momento di fargli spiccare il volo in altre società. I genitori lo hanno tenuto sempre con i piedi per terra e non è stato mai forzato“.

Sul carattere: “Mentalmente è sempre stato pronto. Lui aspettava la mamma fuori dalla scuola media, mangiava il panino prima di allenarsi. Anche quando ha dormito nei dormitori a Rimini e Cesena non gli è mai pesato ed era felice perché era determinato nel raggiungere l’obiettivo“.

Infine un retroscena sul trasferimento all’Inter: “Si parlava del Milan, ma alcune voci vicine a Stefano raccontano di una chiamata di Conte al ragazzo per convincerlo dicendogli che puntava tanto su di lui“.

(Servizio a cura di Alessandro De Felice)

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