Lautaro: “Icardi mi sta aiutando, dà il 100% per la squadra. L’Inter in Champions…”

Lautaro: “Icardi mi sta aiutando, dà il 100% per la squadra. L’Inter in Champions…”

Il giovane argentino ha rilasciato un’intervista al Clarin in cui parla di Nazionale e del club nerazzurro

di Eva A. Provenzano, @EvaAProvenzano

Non giocherà con la Colombia e non ha giocato neanche con il Guatemala. Lautaro Martinez era infortunato quando è arrivato nel ritiro dell’Argentina ma è rimasto fino a ieri con i suoi compagni. Intanto ha anche rilasciato una lunga intervista al Clarin ed ecco cosa ha detto: “Chi è il mio attaccante preferito? Ho sempre detto che Falcao è un giocatore che ammiro da quando ero bambino. Per le sue caratteristiche e per il suo modo di giocare, mi identifico con lui. Ora con Icardi sto imparando tanto in Italia perché è lì da molto tempo e mi sta dando una mano gigantesca. Lo ringrazierò sempre. Trascorriamo molto tempo insieme, anche fuori dal campo. Abbiamo condiviso cene, discorsi. Mi sta aiutando nei miei primi mesi a Milano ed ecco perché abbiamo questo buon rapporto, gli sono molto grato per le cose che mi hanno aiutato».

– Che tipo è Mauro?

E ‘una persona che dà il 100% per i suoi compagni. Questo è quello che ho visto e vissuto all’interno dello spogliatoio. E’ sempre disponibile a dare una mano ai ragazzi che arrivano, come giocatore non c’è altro da dire. Lo vedete tutti, è molto potente, sa saltare i due centrali e questo è importante per ricevere i palloni che arrivano dalle retrovie.

-Che aspettative hai con l’Inter?

Siamo una nuova squadra, con molti nuovi innesti. Ci stiamo conoscendo e stiamo cercando di capire le idee di Luciano Spalletti e di attuarle in campo. Dovremmo farlo in più nei novanta minuti forse. Continueremo a lavorare. Nel gruppo della Champions League giocheremo partite bellissime con Barcellona, ​​Tottenham e PSV Eindhoven, quindi cercheremo di fare del nostro meglio per fare la storia.

– Sei entusiasta di giocare in Champions? 

– Senza dubbi. Tutti lo vedono come il “gruppo della morte”, ma dobbiamo lavorare, allenarci, dare il massimo e provare a fare la storia. È una competizione che l’Inter non gioca da molto tempo e ora c’è un grande gruppo che si sta preparando per questo obiettivo.

– Come sono le tue giornate a Milano? 

Sono una persona tranquilla, mi piace vivere in questa città. In questo momento la mia famiglia è lì e sto organizzando le ultime cose prima di trasferirmi nel mio nuovo appartamento. Mi sono sistemato e cerco sempre di riposare, mangiare bene e fare le cose per me stesso. Imparare le cose da una nuova cultura è importante per aprire la mente.

-Fai anche il turista a volte?

Non ho molto tempo di andare molto in giro. Cerco di andare in un posto e di concentrarmi su quello, perché ti apre di più la mente. Questo è importante per essere più tranquilli quando c’è da allenarsi e non “essere affaticati” così tanto in quello che poi è sempre un lavoro. 

– Hai pensato a quanto è cambiata la tua vita quest’anno?

– Molto! Ma non solo da quest’anno … Da quando sono arrivato al Racing tutto mi è successo molto velocemente. Sono arrivato nelle giovanili, ma poi sono subito andato ad allenarmi in prima squadra dovuto salire per allenarmi con la squadra, e ancora la prima chiamata in Nazionale, il passaggio all’Inter. Nel mezzo, molti infortuni, come quella che mi è capitato nel Under20, che era grave, una frattura del metatarso. Erano cose che mi hanno fatto male, ma le ho superate con il supporto di tutta la mia famiglia. Lo sottolineo sempre perché in ogni momento sono con me. Cerco di vivere nel presente, di non pensare al futuro, ma di fissare obiettivi a breve termine che ritengo siano quelli che si soddisfano con più semplicità. 

– E ‘difficile non avere le vertigini a 21 anni con tutto quello che ti è successo?

Mio padre era un giocatore, quindi sono nato in uno spogliatoio. Sono cresciuto in un campo di calcio. E sin da quando ero bambino, sognavo già di essere un professionista. Quindi mi sono preparato a realizzare quel sogno cercando di prendere tanto dai buoni esempi. Oggi faccio tutto con naturalezza. Sono così come sono perché lavoro da quando ero un ragazzo ed è così che mi sento felice.

-Ti dispiace per la situazione economica e sociale dell’Argentina ?

Senza dubbio. Perché la verità è che il paese non dovrebbe essere così. Ma cerco di dare una mano quando posso, sia negli ospedali che nelle mense. Ovunque sia possibile, cerco sempre di essere solidale. Mi piacerebbe aprire una fondazione e ne parlerò con Zanetti. 

-Zanetti è un esempio con la sua Fondazione Pupi?

Sì, non ho avuto ancora l’opportunità di parlare con lui di questo argomento. Perché prima c’erano altri problemi più importanti da risolvere, come i documenti e tutto ciò che comporta un passaggio dall’Argentina all’Europa. Sicuramente, nel momento in cui saremo più tranquilli, mi siederò a parlare con lui di questo. Javier, come Mauro, mi ha aiutato nei primi giorni a Milano e anche in questo periodo ha seguito tutto l’iter del mio infortunio.

-Se ti dico Diego Milito? 

Anche lui è persona che fuori dal campo mi ha aiutato molto, sia all’inizio che quando sono andato a allenarmi nella prima squadra del Racing. Ora che sono andato via mi chiama, mi chiede come sto, è quotidianamente è attento a me. Gli sono anche molto grato perché quando era un giocatore mi ha detto due o tre frasi che mi sono state molto utili. Cosa mi ha detto? Lo tengo per me.

-E cosa ci dici di Facundo Colidio? 

L’ho conosciuto quando sono arrivato a Milano, è più piccolo di me e giocava nel Boca. E’ un ragazzo allegro che si allena impegnandosi. E’ rimasto poco in prima squadra per la preparazione, ora è tornato con la Primavera; ma condividiamo chiacchiere e mate. E’ eccellente. 

(Fonte: Clarin)

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy