Spalletti: “Riportiamo l’Inter dentro la sua storia. Guai a sbagliare il mercato. Icardi e Oriali…”

Spalletti: “Riportiamo l’Inter dentro la sua storia. Guai a sbagliare il mercato. Icardi e Oriali…”

Oggi la presentazione del tecnico nella sala stampa del Centro Sportivo Suning.

di Simona Castellano, @Simo_Castellano

L’ufficialità è arrivata qualche giorno fa (clicca qui per leggere): Luciano Spalletti è il nuovo allenatore dell’Inter. Il tecnico ha firmato un contratto di due anni con il club nerazzurro e questo è il suo giorno: è stato presentato, infatti, ai media a partire dalla ore 12 nella sala stampa del Centro Sportivo Suning in memoria di Angelo Moratti.

Prima, però, alle ore 11.30 il tecnico aha risposto live su Facebook alle domande dei tifosi ed anche a quelle arrivate via Weibo dai tifosi cinesi.

Le sue parole:

SPALETTI RISPONDE ALLE DOMANDE DEI GIORNALISTI, INIZIA LA CONFERENZA

Parola al mister:

-Archiviato il ritorno di Oriali? Icardi è il giusto capitano?

Orliali lo abbiamo conosciuto e apprezzato tutti, sappiamo che persona è, non sono uno che creerà un tappo al ritorno di grandissimi personaggi come Oriali. Devi chiederlo alla dirigenza, per me sarebbe solo un grande piacere. Icardi è il capitano dell’Inter, oltre alle qualità di grandissimo calciatore qual è, avrà il doppio compito di indicare ai compagni di squadra quelli che sono i comportamenti da tenere nello spogliatoi. Se si cerca nel vocabolario la definizione di capitano è quella ovunque.

-FcInter1908.it: ha chiesto già per il 3 luglio i primi innesti o è meglio allungare i tempi?

È chiaro che sarebbe meglio averli il prima possibile, per quello che è il comportamento di squadra in campo. Se un giocatore conosce già l’idea che abbiamo diventa più facile, più si lavora più diventa facile. In questi giorni possiamo lavorare con più tranquillità perché se sfori non crei i problemi che capitano quando devi arrivare in un certo modo alla partita, dopo sei costretto a lavorare in maniera più misurata, il direttore lo sa, ne abbiamo parlato, cercheremo di fare il possibile. Penso solo che poi sia chiaro per quelli che ci saranno e per quelli che arriveranno all’ultimo che bisogna sempre dare il massimo nella tempistica che abbiamo a disposizione. Mi sembra di aver letto una frase di Herrera che diceva ‘Chi non dà tutto non dà niente’. Se mi permette, la faccio mia e ci metto lavoro ed appartenenza.

-Obiettivo continuare oltre i due anni? Inter il suo non plus ultra?

Per me il mio lavoro è il non plus ultra, non i calciatori. Quella dell’Inter è chiaro che sarà una stagione bella e piena, perché avrà qualcosa in più rispetto a quella all’Ancona, ad esempio, ma non è che sia più stimolante, farò così in qualsiasi squadra andrò, fino all’ultimo giorno. Speriamo prima di tutto di star bene, cioè di vincere le partite perché se non vinco non sto bene. Quello aiuterà a lavorare in una determinata maniera. Il futuro dipenderà da quello che si realizzerà qui. Se non cresciamo noi viviamo, di conseguenza voglio vivere il più intensamente possibile.

-Differenze rispetto alla Roma? Nei ruoli a centrocampo e sugli esterni bisogna intervenire? Cambiare Icardi come Dzeko?

Fa parte del lavoro quotidiano, di quello che abbiamo snocciolato prima, bisogna iniziare a lavorare. Sarebbero dei tentativi di modificare quella che può essere la qualità di un giocatore, è chiaro che bisogna provare, un po’ di coraggio bisogna averlo, altrimenti non viene fuori che Nainggolan fa dieci gol in una stagione, mentre prima aveva fatto quattro gol in tre anni. Fa parte di una conoscenza più approfondita, Icardi ha qualità incredibili, quelle non perdiamole, diamogli la possibilità di metterci un po’ di palla addosso, un po’ di appoggi quando viene a dare una mano ai centrocampisti, quando la squadra avversaria ti pressa c’è bisogno di prendere la palla addosso. Dzeko è un calciatore bravo a dialogare con la squadra, meno bravo dentro l’area di rigore, colpi di testa, attacchi improvvisi, bravo a sfruttare i cross, mi rimane difficile vederne un altro bravo con queste qualità. Sul dialogo con la squadra, sono cose normali che Pioli ha già introdotto e sarà solo un riprenderle in mano. Per la domanda sui ruoli è quello di cui abbiamo parlato prima.

-Sorpreso dalla negatività che ha trovato qui? Quanto è stato allenante un ambiente come quello della Roma?

L’altra sera in aereo ho trovato una signora che mi ha detto: ‘Tu sei il mister dell’Inter’. Io: ‘Me l’hanno fatto fare’ e lei ‘Cavoli tuoi!’. Beh, per me non è così e ve lo farò vedere, poi è chiaro che se si può far uso delle esperienze precedenti, quella di Roma è stata una bella esperienza che porterò sempre con me e che non potrò cancellare, ci sono state tante cose dentro, sono andato e tornato, qualche volta le ho dato vantaggio, altre volte problemi, ho costruito un modo di ragionare riconoscibile anche dietro le quinte. Ho ricevuto supporto e apporto di chi non si vede, quelli che arrivano prima, che faticano di più e ti fanno trovare tutto a posto. Bisogna imparare da quelle persone lì, bisogna assorbire quelle cose. Ci sono tante cose che vanno costruite piano piano con queste persone che anche qui hanno le stesse caratteristiche, ci sono stato solo due volte, ma si vede subito con chi hai a che fare. Sono quelle che ci insegneranno la strada per risollevare o riappropriarci delle qualità che abbiamo. A me sta anche bene quando uno dice ‘Sono forte’, ma poi il campo dice le qualità che hai. Io non alleno per fare contenti tutti, ma per creare i presupposti per scegliere i migliori 11, gli allenamenti mi danno la possibilità di sbagliare meno in formazione. È capitato che un giocatore mi abbia detto che non giocava per cinque partite e dopo un tempo ha detto ‘Cosa ti aspettavi?’. Non è così. Essere dentro i meccanismi ed aver giocato sempre è un valore in più, ma gli allenamenti avranno le stesse caratteristiche. Chiederò collaborazione a Vecchi, già sentito prima della finale, era doveroso da parte mia, ora lo risentirò per il mio modo di lavorare e per il suo, dobbiamo essere tutti dalla stessa parte, ha fatto discorsi seri quando è stato qui, dovrò imparare da lui e lui dovrà ambire a prendermi il posto. Se lui è meglio di me è giusto che mi prenda il posto. Ho bisogno della sua collaborazione, avrò bisogno dei suoi giocatori, le coppe saranno per me un aiuto per avere giocatori sempre sul pezzo e stimolati. Poi se non hai un gruppo adeguato per quelle che sono le cose che incontri allora qualche scompenso ci sta, ma è giusto giocare due partite a settimana e non una sola.

-Da chi sarà composto il tuo staff?

Il meglio che potessi avere. Ne stiamo parlando con il direttore per completarlo al meglio possibile. Baldini, Pane, Domenichini il mio secondo, poi c’è il preparatore che era alla Roma, Iaia, e che viene dal Manchester United, abbiamo guardato il suo valore ed è anche di queste zone qui. Ci sta che venga modificato ulteriormente. Vogliamo essere coperti 26 ore al giorno, si fanno due ore di straordinario ogni giorno.

-Un giocatore come Joao Mario lo vede più vicino alla porta avversaria, alla propria area?

Joao Mario è un calciatore offensivo, ha la vocazione ad attaccare la linea di difesa, ad avere qualità nel gestire la palla, cose che possono essere utilizzate per comandare il gioco. Chi comanda il gioco è più facile che vinca la partita. Alla Roma si portò più avanti Nainggolan e più dietro Pjanic, cosa che diventò uno scandalo europeo. Vanno fatte delle prove, valutazioni, ma Joao ha doti offensive. Dentro la testa dei giocatori deve esserci questa cosa della disponibilità, una volta a giocare, una volta a stare fuori, l’Inter ha bisogno di riserve forti che quando entrano in quei 10 minuti portino in campo le cose migliori e completino il lavoro dei compagni che giocano 90 minuti. Quando uno esce dal campo non voglio che mi saluti, perché se no poi cominciano i discorsi… Qui deve essere tutto chiaro, sotto la luce del sole, se non cambiamo non cresciamo, se non cresciamo non viviamo bene la vita. Qualcosa da cambiare c’è in base agli ultimi risultati e se ne può cominciare a parlare. Non sono più bravo degli altri, Pioli è un allenatore eccezionale, mi diventa facile perché è mio amico, ma anche chi non è suo amico lo rispetta, lui parla di calcio nello spogliatoio.

-Cosa pensa di Nagatomo? Ha le qualità per essere membro della nuova squadra?

Nagatomo è un ragazzo serio, quando gioca quelle qualità di cui si è parlato finora le butta tutte al di là degli ostacoli che trova. È una bella persona, da avversario glielo si legge in faccia. Gli è successo di giocare buone partite, altre meno, come succede a tutti. Ma sulla qualità dell’uomo, sulla professionalità non gli si può dire niente. Fa parte del ragionamento che faremo con il direttore, nel suo ruolo abbiamo diversi calciatori e bisogna analizzare bene la cosa. Abita a Milano lei? (Alla giornalista, ndr). No? Allora si può mandare via (ride, ndr). Prenda casa qui.

-Giocatore della Roma che vorresti portare qui?

Non è carino. Tu in che ruolo giochi? Attaccante? Allora porto Dzeko (ride, ndr). Non è carina come cosa da fare. Ci sono cose da chiarire, ma preferisco farlo con loro, ai giocatori devo dire delle cose, poi vengo e la racconto a voi, qualcuna sì, qualcuna no, qualcuna modificata, altre le modificate voi, prima c’è quel confronto lì, è corretto in questo modo. Quando vi sembrerò eccessivo, potete stare tranquilli, sono perfettamente nel mio ruolo e nella mia persona. Quando sono in quel modo do il meglio di me, per cui nel prossimo confronto con la squadra ci diremo quelle che sono le intenzioni, quelle che sono le strategie se qualcuno vorrà sapere pensieri che lo riguardano direttamente, io quelli della Roma li ho amati tutti, ho un ricordo bellissimo di tutti, ora mi sto innamorando di quelli dell’Inter.

-I tifosi dell’Inter hanno battuto tutti i record. Che messaggio dà ai tifosi? Prima squadra che la porta a diventare campione d’Italia?

La passione degli sportivi è l’anima, la cosa centrale, bisogna portare in evidenza l’anima degli sportivi, la passione come cosa fondamentale. Il fatto di aver trovato molti tifosi dell’Inter in Cina, quando abbiamo fatto questo viaggio con Ausilio, aver scoperto che ho tantissimi amici lì, è una forza maggiore, uno slogan potrebbe essere ‘Più siamo, più vinciamo’. Se poi lo si riesce a portare a termine effettivamente, abbiamo tanti tifosi, basta far capolino nella nostra storia che è una storia che brilla, i nostri tifosi magari ora non hanno la possibilità di far sentire e far vedere il loro contributo come quei momenti lì, ma sapere che sono lì diventa fondamentale, è dare forza all’appartenenza. Li aspettiamo fin dal ritiro di Brunico, dove vogliamo avere contatto, perché debbono essere partecipi del nostro modo di fare, del nostro solco che vogliamo determinare da qui in avanti. Non so se ritorneremo in breve tempo a poter far uso di quel carisma che era venuto fuori dentro quella storia lucente dell’era Moratti, degli sciamani che ho ricordato prima. La nostra intenzione deve essere in quella direzione. Vogliamo lavorare in maniera seria, riconoscibile, far toccare con mano ai nostri tifosi che siamo seri e lavoriamo in maniera seria.

-Ha gli uomini giusti per il 4-2-3-1?

Ho parlato di 4-2-3-1 perché ci sono legato, ma fare qualcosa nella partita che l’avversario non si aspetta può diventare un piccolo vantaggio nella partita e quello può fare la differenza sul grande risultato. È successo nella passata stagione, ma lo hanno fatto tutte le squadre, anche Stefano e con buoni profitti perché quando ha cambiato ha portato a casa una striscia di risultati per un buon periodo, poi si è verificato un periodo occasionale, perché la squadra ha ricominciato a fare bene. Questa cosa va messa a fuoco, l’Inter deve acquisire la costanza di un risultato permanente e non occasionale, poi è chiaro che guarderemo la rosa che avremo a disposizione per metterli nella posizione di esprimersi al meglio. Devono sapere riconoscere l’attacco alla linea difensiva, quando guardo una partita guardo il comportamento della linea difensiva avversaria, per vincere le partite bisogna fare gol ed è fondamentale il comportamento della linea difensiva avversaria, cosa c’è oltre. Questo dà più vantaggio.

-Che definizione si dà?

Datemele voi, io non mi dò definizioni, ci sono stati grandissimi personaggi qui che mi hanno preceduto, Mago, Special, diventa difficile per me. Spero che qualche cosa dalla sfera venga fuori, poi in questo siete più bravi voi a trovare dei soprannomi o degli appellativi, come volete chiamarli. Io sono uno che si alza presto, viene a lavorare e va a casa avendo svolto il lavoro quotidiano, tutti i giorni.

-Quanto sarà rivoluzionata la rosa? Cosa chiederà ai giocatori?

Della squadra ne stiamo parlando ora con i direttori, la proprietà per riuscire a creare una squadra possibilmente più forte, anche se non sarà facile. Gli acquisti assolutamente non vanno sbagliati. Stiamo lavorando, stiamo sentendo l’umore dei nostri calciatori. Nello spogliatoio si parla di noi inteso come squadra, l’Inter forte non era quella snocciolata Sarti, Burgnich, Facchetti, era l’Inter, l’Inter forte deve essere l’Inter, non questo o quell’altro nome. L’Inter deve essere la squadra, il sudore comune per lo stesso obiettivo, non ci sono obiettivi individuali se non c’è obiettivo comune. La partita ha bisogno di alcune componenti, tot contrasti vinti, tot velocità, se sei bravo a fare una cosa devi raddoppiare, se poi ce n’è un’altra in cui riesci meno devi triplicarla. Bisogna essere dentro questo meccanismo, la squadra deve sapere la maglia che indossa, anche quanti etti pesi, come è fatta la composizione della maglia, se è cotone, se è seta, come sono fatte le righe, gli si racconta tutto.

-Si sono fatti tanti nomi per la panchina, senso di responsabilità? Come si unisce l’ambiente?

A che posizione ero stato messo, quanti ce ne erano davanti? Secondo me ce n’erano di più di quelli che pensa lei, a me non frega niente, io sono l’allenatore dell’Inter e vi farò vedere che sto rilassato e comodo in questa posizione. Diventa fondamentale da parte mia riempire la partita di quelle cose che necessita la partita. I discorsi vengono di conseguenza, contano poco. Io come ho detto prima sono l’allenatore dell’Inter e voglio farmi carico anche della storia precedente in cui non ci sono stato. Se parto da lì dentro diventa più facile per me avere quel vestito che tutti i miei calciatori devono avere e devono riconoscere. Io la sento come una sfida molto eccitante, se così può rendere meglio l’idea. Di conseguenza la vivrò come tale e vi faccio vedere che la vivrò così.

-C’è una certa somiglianza tra lei e Capello, Roma, Russia, adesso Suning. Capello ha appena iniziato il suo lavoro a Nanchino, avete parlato? Come mantenere il legame con Suning e la Cina in futuro?

Non so se è proprio uguale uguale, però è sicuramente un grande personaggio del calcio, da lui tutti abbiamo preso qualcosa, tutti siamo stati attenti al suo modo di gestire e condurre, di far vedere cosa fanno i capitani di ventura. Anche qui ci sono stati grandissimi capitani, cito Herrera, Mourinho, grandissimi capitani di ventura del nostro calcio, della nostra storia. Quando abbiamo fatto le esperienze in Russia entrambi ho avuto un contatto migliore, prima eravamo avversari, io alla Roma, lui alla Juve e ci siamo dovuti battere per quel risultato sportivo che poteva dare un vantaggio alla propria squadra. In Russia è venuto fuori un rapporto più amichevole, essendo lui l’allenatore della Nazionale voleva sapere, avendo io molti nazionali in squadra, la condizione fisica e quelle cose che fanno parte del nostro lavoro. Adesso so che è venuto a far parte della famiglia Suning e che ha questo ruolo, sicuramente farà valere le sue qualità. Al momento non gli ho parlato, ma sarà un piacere farlo e spero avvenga il prima possibile.

-Perché via da Roma?

Non s’è capita bene, me la rifaccia, in maniera più chiara. L’Inter mi ha contatto quando stava per finire il campionato, avevo già detto a Pallotta che andavo via, il problema era se non si facevano risultati alla fine del campionato e non è stato così. Quindi mi identifico in ciò che amo e amo ciò che mi identifico fino in fondo. Sono stato contattato dall’Inter prima della fine del campionato, siete bravi a scoprirle sempre queste cose. Se accetti questo contatto si fa un discorso diretto. Non ho voluto fare discorsi diretti fino a che non è finita quella storia là e quel campionato là. Poi ho preso contatto, ho ringraziato la Roma, poi dopo quella storia questa era la storia più bella che mi potesse capitare, non penso di aver offeso nessuno. Qualcosa ce la siamo detta, ma può servire a stimolare la squadra, i calciatori, non ho antipatie, ho qualche simpatia selettiva, ma non ho antipatie. Lì a un certo punto ero diventato quello che divideva anziché unire, eravamo dentro questo dubbio epocale, questo problema su che cosa poi sarebbe stato, sulla fine della gestione del mito della Roma, Francesco è un mito. Di conseguenza si è verificata questa contrapposizione, l’amore per quello che è il calciatore più importante, che ha fatto vedere più qualità, ha prevalso sull’amore stesso che doveva esserci per la squadra. Se io non riesco a mettere d’accordo queste due cose qui a Roma è segno che non ho fatto bene il mio lavoro. Io non posso prescindere dal fatto di unire queste due cose, devo mandarle di pari passo per usarle di forza per spingere il nostro risultato. Avendo fatto male quello ero in difficoltà perché li ho sentiti durante la partita, se vivi a Roma li senti quando vai a prendere il caffè, quando ti fermi ai semafori gli affetti e le cose che vogliono mandarti. Sono stati anche molti a favore, ma proprio perché c’era una linea di demarcazione su quelli a favore, quelli contro… no. Il mio lavoro è essere tutti uniti dalla stessa parte. Se io contribuisco a fare questo per quell’amore, quell’assorbirlo nella sua totalità, quel farlo vedere sulla faccia e nelle parole, allora devo farmi da parte, perché diventa un problema serio poi. Spero che la Roma trovi la possibilità senza di me di essere unita verso il suo obiettivo.

-Lei e Zhang accomunati dalla volontà di rompere l’egemonia della Juventus. Come annullare il gap?

Quando ho visto questa partita qui l’anno scorso, non mi è sembrata grande la differenza di punti, li vedo più vicini, poi bisogna rispettarli, loro spesso sono bersaglio anche di cattiverie gratuite perché la Juve è forte, è una società forte, una squadra forte, i calciatori hanno dato forza alla bellezza del campionato italiano. Vanno fatti i complimenti ad Allegri per quello che è riuscito a portare a casa. Quando si hanno calciatori forti di solito si pensa che sia facile vincere, no, vincere è difficilissimo, facile è avere calciatori normali, deboli e non vincere niente. Avere calciatori forti e vincere è difficile, la Juve ce l’ha fatta, va rispettata per la forza che ha, ma il rispetto non deve essere confuso col timore, non dobbiamo avere timore di giocarci, non inciamperemo nell’ultimo gradino della scaletta, si va dritti in campo a vedere chi è più bravo.

-Roma? Come se la immagina la sfida?

Ringrazio Pallotta e la Roma per i messaggi inviatimi dopo che è finito il campionato. Ringrazio gli sportivi per quelli che sono stati gli abbracci e l’affetto ricevuto quando ci siamo lasciati. La forza del nostro avversario è davanti agli occhi. Non è fondamentale la posizione di classifica e le posizioni di differenza, ma diventa subito da mettere a fuoco la differenza di punti. Se in un campionato ci sono 25 punti di differenza, vuol dire che devi fare 8 vittorie in più di quella squadra, non devi superare posizioni. Potrebbe sembrare quasi impossibile sulla carta. Io loro li conosco bene, i miei ex calciatori sono professionisti di grandissima qualità, evidenziavano questa appartenenza in qualsiasi momento. Senza appartenenza difficilmente ci sono risultati e lo continuerò a ripetere. Sentirsi coinvolti emotivamente è più importante del discorso tattico. Quei calciatori lì quella partita ce la faranno sudare doppia, anzi al cubo. Gente che si chiama Manolas, Rudiger, Strootman, Nainggolan è gente che sa qual è l’obiettivo che deve portare a casa, è gente che lavora per questo obiettivo. È vero che qualche volta può venire fuori qualcosa su qualche calciatore che potrebbe evidenziare qualche altra cosa, ma dentro la loro testa hanno un solo obiettivo, solo un’aspirazione, una felicità, quella di fare risultato con la loro squadra. Ho dimenticato prima Dzeko, ma è da citare, per vincere le partite bisogna fare gol e lui di gol ne ha fatti tanti, è stato un calciatore che ha saputo ribaltare in una stagione quello che non era facile da fare, quello che dobbiamo essere bravi a fare con diversi calciatori della nostra squadra. L’anno prima Dzeko era quello da evitare, l’anno dopo è quello che ci ha portato in fondo a questo successo, che è importante, e cioè la seconda posizione. Quella partita sarà particolarmente difficile.

-Si è chiesto perché tanti insuccessi in questi anni con tanti allenatori?

Diventa evidente quando incontri la gente e ti dice ‘Come è possibile che l’Inter sia fuori dalle coppe? È quasi uno scandalo’. Guardando da fuori anche a me è sembrato così, ma ho voluto partecipare a questo periodo di difficoltà per avere poi una reazione importante, corretta. Io non sono più bravo degli altri, non sono più bravo di tutti gli allenatori che mi hanno preceduto, ma sono differente, si comincia a lavorare a modo mio perché io mi fido del mio modo di fare. Se è possibile, chiedo ai calciatori di fidarsi di me, io sarò con loro al 100% in qualsiasi situazione, sarò vicino a loro qualunque cosa accada con tutta la mia persona, in base al tempo che dispongo. 24 ore? 24 ore al fianco della squadra. Le cose però le dovremo vedere strada facendo. Ci saranno le possibilità di riportare l’Inter dentro la sua storia, questo dobbiamo fare.

-Questione FPF: sacrificio importante. Affrontato argomento Perisic con la società?

Mettiamo in chiaro una cosa da subito, mi sembra che sia qualche anno che non vinciamo niente. Per cui o facciamo qualcosa di diverso o continuiamo ad avere questi risultati. Mi sembra che un calciatore o l’altro non possa determinare la vittoria di un titolo o di un qualcosa che sia riconoscibile. Prima ho evitato di rispondere su Icardi, ora Perisic, è chiaro che ci sono qualità, ci sono calciatori forti, ma poi devono entrare in un meccanismo di squadra, deve essere la squadra che funziona. Voglio che tutti i calciatori riescano a donar qualcosa al compagno di squadra di quelle che sono le proprie qualità, non voglio prendere niente dal mio compagno, ma voglio dargli quello che ci farà diventare una squadra forte.

-Identità di gioco, mentalità per competere per lo Scudetto, Icardi centrale?

Per l’identità di gioco diventa importante che sia una squadra, dobbiamo avere tutte le qualità per le componenti anche se forti che disponiamo. Poi ci sarà la possibilità di entrare più dentro, ma ho pensato a un 4-2-3-1, si va a lavorare lì, ma dobbiamo essere pronti a fare altre cose. Secondo me il fatto di giocare con un modulo o con un altro conta relativamente, quello che diventa fondamentale è saper riconoscere determinati concetti, avere una squadra che è in possesso di quello che stiamo cercando, che sa dove vogliamo andare. Se la nostra squadra fa vedere dove vuole andare è chiaro che anche quelli più bravi saranno costretti a farsi da parte, se non saremo una squadra forte come mentalità, carattere, qualità di gioco da proporre allora saremo noi a doverci scansare perché gli altri ci passeranno sopra.

-Abbiamo già assaporato il suo entusiasmo, perché ha scelto l’Inter?

Diventa abbastanza facile questo, per riposizionarla nel ruolo che le compete nella sfera che riguarda la storia di questo grande club. Ho scelto l’Inter perché quando me la sono immaginata, me la sono immaginata con una storia piena di belle cose, le voglio vivere tutto fino in fondo queste belle cose che vivremo insieme. Le voglio vivere guardandola da più posizioni questa storia, voglio essere in prima linea come attore, ma anche spettatore privilegiato, perché quando si riesce a guardarla da due posizioni la conosciamo tutta. Se uno la vive solo da dentro probabilmente sa meno cose. Io la virò in tutte le sue sfaccettature questa storia, voglio assorbire tutto quello che riguarda l’Inter dall’inizio alla fine.

Vi ringrazio di essere qui, ringrazio voi che siete presenti e chi guarda da fuori e che sarà comunque dentro alla conferenza stampa. Parto con i complimenti a Vecchi e alla sua squadra per aver portato a casa un trofeo molto importante. Io so quale sia la qualità delle squadre che ha dovuto battere, è stato veramente bravo, spero che i nostri piccoli campioncini ne facciano buon uso, spesso si tende a volersi meno bene quando si vince e Stefano lo sa bene. Di solito sono loro che guardano la prima squadra, ora siamo noi che dobbiamo guardare loro, loro sono il nostro onore, bravi.

Robert Faulkner, direttore della Comunicazione di FC Internazionale: Benvenuti, siamo in diretta in Cina su PPTV. Tra poco presenteremo il nuovo allenatore dell’Inter, abbiamo previsto un’ora di conferenza stampa.

-12.08: la dirigenza al completo entra in sala stampa, c’è Steven Zhang accanto ad Ausilio. C’è anche Samaden.

SPALLETTI RISPONDE ALLE DOMANDE DEI TIFOSI IN DIRETTA SU FACEBOOK: 

Buongiorno a tutti, a tutti gli spettatori, soprattutto ai nostri tifosi.

-Messaggio ai tifosi?

Per Luciano Spalletti cori mai, Luciano non fa gol, è solo qui a far parte di uno staff ben fornito di professionisti che indichino la traccia comportamentale utile per vincere le partite. In questa componente c’è anche quella dei tifosi che se ci sono vicini ci danno una ulteriore mano, più siamo insieme, tutti a remare dalla stessa parte, più riusciamo ad avvicinarci alla grandezza della nostra storia.

-Quale calciatore l’ha impressionata di più? In generale…

I calciatori per me non sono tutti uguali, ho a cuore chi arriva presto a lavorare, chi ascolta, chi si mette a disposizione dei compagni. ce ne sono diversi nella nostra squadra. Preferisco fare i complimenti a quelli che giocano nell’Inter, alcuni non hanno avuto la possibilità di evidenziare il proprio valore.

-Cosa apprezza di più in un giocatore?

La dote di essere partecipe nelle emozioni a quello che è la storia del nostro club, la squadra, i compagni, il carattere, la personalità diventano qualità importanti. Spesso si vede una calciare in porta, uno scatto e non qual è la condizione e l’autostima del calciatore quando entra in campo. Questo essere convinti di potersi confrontare con chiunque si ha davanti diventa fondamentale. Oltre alle qualità da proporre sul rettangolo di gioco. Queste cose non ci sono in tutti i giocatori, la squadra forte però ha dentro la rosa una personalità forte.

-Cosa l’ha spinto ad accettare l’Inter?

Voglio riportate l’Inter a contatto con la sua storia. L’Inter deve essere una squadra che deve far pulsare i cuori a tutti i tifosi, deve evidenziare un’identità ben precisa in campo. Tutti me ne parlano come una bega aver accettato questo ruolo, io non la penso così. Se così fosse è la più bella bega che poteva capitarmi inquietante questo momento, me la prendo tutta.

-Se dovesse arrivare un calciatore cinese dalla Cina, che qualità dovrebbe avere?

In un periodo l’ho guardato, seguito, mi incuriosiva, ho trovato enorme qualità, non vuol dire solo tecnica, ma fisica cioè resistenza, velocità. Una partita va riempita di tante cose, se tu ne manchi in qualcosa, devi averne il doppio delle altre. Il ragionamento va fatto collettivamente. Per il nostro campionato il calciatore cinese avrebbe difficoltà, la fisicità è una componente fondamentale per la Serie A, poi magari anche lì si trovano calciatori fisici. Sarebbe da valutare nel complesso.

-Come intende gestire la Primavera?

Per prima cosa vanno fatti grandissimi complimenti a Vecchi per il titolo portato a casa, difficilissimo e importantissimo. I complimenti si estendono ai ragazzi. Ci si augura che continuino a volersi bene, cosa importante, invece di andare a fare valutazioni troppo semplici e troppo facili. Siamo noi che dobbiamo andare a guardare loro. Di solito si dice che la Primavera guarda la prima squadra, ma siamo noi che dobbiamo copiare loro.

-Partita che non vede l’ora di poter giocare?

Il discorso diventa facile: prima di pensare alle partite fondamentali che possono determinare la ‘bella del reame’ bisogna cominciare a vincere tutte le partite, tutte sono fondamentali e determinano il risultato. Sono fondamentali tutti gli allenamenti, tutti sono importantissimi per far sì che la partita ci trovi pronti, se siamo pronti vinciamo di più, se no gli altri ci passano sopra.

-Profili social?

Mi sto attrezzando, per avere più contatto con i tifosi lo farò.

-Piatti tipici cinesi che è curioso di scoprire durante la tournée?

Si imparare sempre qualunque cosa si faccia, il cibo è un brand mondiale, sapere che loro sono più bravi di noi in certi piatti diventerà curioso e stimolante andare ad assaggiarli.

-Senso di appartenenza, quanto è importante?

È fondamentale onorare la maglia, io la vivo in questa maniera qui e voglio che tutti quelli che giocano in questa squadra la sentano come me. Senza appartenenza non ci possono essere risultati nel calcio, devo assorbire tutto ciò che è Inter, i calciatori devono sentire che l’Inter è una cosa importante e che dobbiamo restituire un messaggio a questo movimento di questi colori, si può trovare in ogni angolo del mondo il tifoso dell’Inter, bisogna essere chiari, rispettosi per una fede calcistica, a parte il discorso della tattica.

-Cosa fa nel tempo libero?

Io più che altro cerco di passare il mio tempo che prevede di pensare a quello che sarà l’allenamento, il modo di parlare con un mio calciatore, con la mia famiglia. Sono fatto così, entro con tutto me stesso dentro una situazione professionale, negli spazi vuoti mi porto dietro il lavoro da fare con la squadra, con il club. In quei piccoli spazi che riesco a ritagliarmi, le attenzioni sono rivolte alla mia famiglia, alla mia splendida bambina.

-Classifica?

Potrebbe essere commesso un errore, quando non si fanno risultati si tende a pensare che niente sia a posto e niente sia buono, ma non è così. Va fatta attenzione, la posizione è brutta, per certi versi come mi hanno detto sull’aereo è anche scandalosa la posizione in classifica, ma ti mette vicino alla possibilità di giocare le coppe, ma la distanza dei punti fa capire che qualcosa deve cambiare alle radici. 25/26 punti sono 10 partite da vincere sulle partite del campionato. Diventerà fondamentale cambiare qualcosa.

-Modo di giocare? 

Mi porto dietro un po’ di esperienza fatte, ma finché non cambiano le misure del campo il 4-2-3-1 è un modulo completo per far venire fuori un buon gioco di squadra, facendo venire fuori quelle qualità offensive che determinano il risultato, per vincere dobbiamo fare molti gol, serve equilibrio, ma al di là dei numeri ci si baserà sul concetto di attaccare la linea difensiva avversaria.

-Cosa vuol dire essere il condottiero di un’Inter che sta arrivando? L’hashtag è #InterisComing

Bisogna creare le qualità che poi faranno riconoscere quali siano le caratteristiche per ‘arrivare’, per fare subito un percorso importante che possa attrarre anche le attenzioni degli sportivi in generale, senza che siano necessariamente i nostri tifosi, vuol dire creare subito appartenenza, saper riconoscere quella che è la maglia che vestiamo, sapere quanto pesa questa maglia, dare subito un’impronta forte di quello che la squadra deve fare in campo, è sempre il campo a dire cosa la squadra farà.

11.35: tutto pronto, il tecnico risponde alle domande dei tifosi.

11.05: Luciano Spalletti è arrivato ad Appiano Gentile.

ea5dc134-2b97-4bbf-b8cf-a8717b0cd4e3

(Dall’inviata di FcInter1908.it Eva A. Provenzano)

1 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. user-13188603 - 1 anno fa

    Oriali…serve come il pane…si creerebbe sinergia come con Mou…ma all’Inter non vogliono capirla…

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy

// inizio configurazione per fcInter // fine configurazione per fcInter