Numeri da circo su Mourinho e realtà stravolta. Bonucci? Teatro dell’assurdo. Piantiamola di…

Numeri da circo su Mourinho e realtà stravolta. Bonucci? Teatro dell’assurdo. Piantiamola di…

L’editoriale di Alfio Musmarra per Fcinter1908: il caso Mourinho tiene banco in Italia e non solo

di Alfio Musmarra, @IlMusmy

Difficile continuare così, complicato  proseguire nel valutare gli episodi in base alla maglia indossata. Lo possono fare ovviamente i tifosi, meno gli addetti ai lavori eppure è incredibile il ‘modus’ in cui ci si arrovella nel capovolgere i fatti soggiogati dall’inatteso e inaspettato finale di gara. Perché da qualche ora a questa parte stiamo assistendo a numeri da circo nel voler stravolgere la realtà, fino a mistificarla. Stiamo riuscendo nell’impresa di far passare la mano all’orecchio di Mourinho come una provocazione, invece che una risposta a delle provocazioni.

Certo avrebbe potuto evitare, ma se vieni pesantemente insultato tra andata e ritorno e vinci una partita importantissima nei minuti finali contro una squadra che ha giocato meglio di te, è una reazione non offensiva e neppure volgare.  Mourinho non ha insultato nessuno, ha semplicemente risposto a chi gli ha urlato ‘uomo di merda, figlio di p.. interista di merda..e il ‘Triplete mettilo nel..’.

Sono questi i cori di cui è stato omaggiato il tecnico portoghese. Eppure si vuole capovolgere il senso di tutto, scaricando le responsabilità sull’allenatore portoghese, che avrebbe dovuto sorbirsi pesanti insulti e magari stare zitto. Nella teatralità dell’evento non poteva non esserci un degno finale da teatro dell’assurdo perché ad andare a far la reprimenda allo Special One è finito ‘capitan ‘Bonucci, si proprio lui, lo stesso che quando segnò con la maglia del Milan allo Juventus Stadium fece il suo usuale gesto (sciacquatevi la bocca) ai suoi ex tifosi che lo avevano preso di mira dopo il ‘tradimento estivo’ del passaggio al Milan, salvo poi fare dietrofront un anno dopo derubricando l’esperienza in rossonero ad errore. Ecco da tutti potevamo aspettarcelo ma non certo da Bonucci. Perché poi la differenza è tanto sottile quanto netta: provocatore e provocato. C’è ed è ciclopica, e serve a poco poi calcolarne l’impatto. Di per sé è una sconfitta a prescindere perché se si fosse evitato il dualismo, se e si fosse evitato l’insulto reiterato e prolungato tra la gara d’andata e ritorno evidentemente non si sarebbe arrivato a tanto, anche se è difficile da affermare con certezza.

Di sicuro a Mourinho non è parso vero di vincere una partita che fino a una manciata di minuti dalla fine era persa ed ha ovviamente colto l’occasione per prendersi una rivincita contro chi invece di esultare per la propria squadra ha deciso in maniera proditoria di insultarlo a più riprese. Del resto bisognava conoscerlo, ne ha fatto un’arte riconosciuta in tutto il mondo, il suo modo istrionico di gestire l’imponenza della sua figura a tutto tondo gli permette di prendersi la ribalta contro tutto e tutti e di plasmarla pro domo sua.

Come un antico Maestro Vetraio di Murano, forgia dialettica e mimica come fosse un bolo di 800 gradi centigradi praticamente liquido senza mai farlo colare a terra.  E così fa lui, plasma tutto a suo piacimento, anche le polemiche più roventi, le più estreme. Certo in passato ha varcato quella soglia invisibile del buon gusto, alcune sue espressioni o dichiarazioni sono state deprecabili,  ma allo Juventus Stadium non ha fatto nulla di tutto ciò.

A tal punto che a fine gara ha anche ammesso che a mente fredda avrebbe evitato. Sottolineando i meriti della squadra avversaria, superiore a livello tecnico. Triste non aver letto alcun commento di illustri addetti ai lavori per stigmatizzare allo stesso modo il gesto di Mourinho e quello di Bonucci, disarmante che nessuno abbia sottolineato che forse l’ultimo a dover andare dal tecnico di Setubal fosse proprio Bonucci per un episodio identico in situazioni differenti. Ci si riduce sempre e solo al tifo pro o contro. Così come il gesto inconsulto di Gattuso al triplice fischio di Milan-Samp: a fatica fu trattenuto da Cutrone e panchina, mentre il tecnico calabrese in piena trance agonistica aveva perso le staffe e si stava scagliando contro il quarto uomo.

Su una cosa non transigo: piantiamola di far passare il concetto che chi paga il biglietto allo stadio ha il diritto di insultare chi va in campo. Non siamo più al tempi degli antichi romani al Colosseo con le tigri e gli schiavi.

Per chi non l’avesse ancora capito, si può fischiare, contestare, essere pungenti, sfrontati, ironici ma il concetto che allo stadio vale tutto non è corretto, è fuori da ogni logica di un paese civile e dev’essere corretto al più presto. Capisco che questa vicenda viva di fuoco riflesso alimentato dall’eterna battaglia tra Inter e Juventus ma non è in maniera pilatesca che si possono dirimere le controversie.

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