EDITORIALE / Il mistero di Gabriel Barbosa

EDITORIALE / Il mistero di Gabriel Barbosa

Editoriale sul giocatore brasiliano, che da qualche giorno è tornato al Santos

di Sabine Bertagna, @SBertagna

Se fosse un libro si intitolerebbe così. “Il mistero di Gabriel Barbosa”. E l’autore sarebbe senza ombra di dubbio uno  scrittore sudamericano con la passione viscerale per il calcio, chino su un tavolino di un bar intento a disegnare assist su un foglio sgualcito di un quaderno. Concentrato. Avrebbe inquadrato nella primissima scena, con un incipit degno dei migliori best-seller, una sala gremita di tifosi pronti ad accogliere un nuovo idolo brasiliano. Che cosa aveva suggerito a quei tifosi che il giocatore potesse ambire a ripercorrere le orme dei più grandi? L’irrazionale esaltazione per il mercato, una presentazione di altri tempi (quella delle grandi occasioni), l’assenza (da molti anni ormai) di vittorie e di trofei. Senza ombra di dubbio di un sogno.

È in questo contesto nerazzurro che arriva Gabriel Barbosa, conosciuto da tutti come Gabigol. Arriva dal Santos, è un brasiliano e l’Inter lo ha pagato una trentina di milioni (33,5 più 3,6 mln di commissioni all’agente per l’esattezza). Lo hanno cercato i più grandi club europei, lo voleva anche la Juventus. Nel Santos ha collezionato 154 presenze e ha segnato 58 reti. Debutta e vince l’oro nella nazionale di Dunga alle Olimpiadi di Rio 2016. Tutto concorre a creare aspettative molto alte, Tronchetti Provera lo annuncia così: “Abbiamo l’onore di presentare 20 anni dopo un grande brasiliano. L’ultimo che ho presentato è stato Ronaldo, quindi Gabigol ha una grande responsabilità? No, deve pensare a giocare, non gli mettiamo pressione”. Ma più che pressione intorno a Gabriel Barbosa si crea una fisiologica curiosità. I tifosi lo vogliono conoscere, lo vogliono vedere in campo. Il campo, invece, Gabigol lo vedrà pochissimo.

Con Frank de Boer Gabigol gioca pochissimo (“non è pronto per il campionato italiano”). Vede gli ultimi 16 minuti della partita contro il Bologna, nella quale il tecnico olandese boccia Kondogbia. Il Bologna è evidentemente nel destino di Gabriel perché nella partita di ritorno è in campo (sulla panchina dell’Inter c’è Pioli) e segna il suo primo e unico gol in nerazzurro. A luglio Luciano Spalletti affronta il “tema” Gabigol con queste parole: “E’ un calciatore che come gli altri ha fatto attenzione a quello che si era richiesto. Lo conosco abbastanza bene. E’ quello che è stato anche per il suo passato. Non è che li devo valutare tutti a 1900 gradi con delle partite amichevoli. Anche quello conta, l’allenamento, la partita amichevole. Ma è la storia del calciatore che ti racconta quello che è il calciatore.” A settembre gli consiglia di andare in prestito in un altro club per giocare e per mettere in evidenza le sue qualità. Per dimostrare che si stanno tutti sbagliando. Barbosa va in prestito al Benfica. In totale le sue presenze con l’Inter ammontano a 10 (1 gol) e quelle con il Benfica a 5 (1 gol). Pochi giorni fa (proprio in risposta ad una nostra domanda in conferenza) Luciano ritorna sull’argomento con una frase significativa: “E’ una cosa che seguo ma non fa parte della mia scrivania. Io gli avevo consigliato quello che gli ho detto e dispiace che le cose non siano andate bene. Lui aveva bisogno di meritarsi, gara dopo gara, quella presentazione che si era fatta. Tornare indietro sarebbe stato possibile se avesse fatto un percorso da titolare, non avendo giocato ha bisogno di andare in un club dove possa giocare”. Meritarsi la presentazione che gli era stata fatta. Il mistero, forse, è tutto qui.

Gabriel Barbosa è ritornato al Santos. Un certo numero di tifosi nerazzurri andrà in giro con la sua maglietta oppure la piegherà con un sospiro in un cassetto. L’ho comprata anche io la maglietta di Gabigol. A mio figlio di tre anni. L’ho comprata perché in quell’estate fatta di acquisti avventati avevo respirato il sogno. La voglia di voltare finalmente pagina dopo tante stagioni sbagliate, con quel desiderio insopprimibile di innamorarmi di nuovo follemente di un calciatore (ma dopo Ronaldo sarà mai possibile?) e della sua fantasia. Per tutti questi motivi Gabigol è diventato un mito nel senso epico del termine. L’Inter ne avrebbe avuto davvero bisogno. Che Gabigol fosse ciò che sembrava. Che Gabigol fosse “il sogno”. Quello che, forse meglio di tutti, aveva descritto Piero Ausilio nel giorno della presentazione del brasiliano: “Tronchetti Provera ci chiedeva, un anno fa, di spiegare le prospettive di questa squadra. Voleva un sogno. Mi disse di cercare buoni giocatori, ottimi uomini. Ma voleva un giocatore che potesse interpretare il sogno della nuova Inter. Ora sta a Gabigol interpretarlo, siamo sicuri che lui – essendo un ragazzo serio – saprà trasformare tutto questo in realtà”. Boa sorte, Gabigol. A te, ma soprattutto a noi dell’Inter. Noi che questo sogno, lo inseguiamo da anni.

 

 

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  1. user-5540666 - 12 mesi fa

    Il mistero resta, non so nulla più di prima.

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  2. user-13748262 - 12 mesi fa

    tristezza infinita con quella cifra ci potevamo prendere 2 immobile non voglio pensarci

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