APARECIDO CESAR: “VOGLIO CONVINCERMI CHE CHI GIOCAVA IN QUELLA JUVE, NON SAPESSE IL MARCIO…”

APARECIDO CESAR: “VOGLIO CONVINCERMI CHE CHI GIOCAVA IN QUELLA JUVE, NON SAPESSE IL MARCIO…”

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All’anagrafe è Cesar Aparecido Rodrigues, ma per gli amici più semplicemente Cesar. E per lui, tra gli amici appunto, ci sono anche i milioni di tifosi interisti. L’esterno mancino, 25 presenze e 2 gol con la casacca della Beneamata, arrivò a Milano nel febbraio del 2006. Alterne le sue fortuna con l’Inter con cui, comunque, vinse due scudetti. Uno nella stagione 2007/2008, l’altro in quella 2005/2006. Per intenderci il tricolore assegnato “a tavolino” dopo lo scandalo Calciopoli. E proprio su questo tema abbiamo interpellato il brasiliano, oggi giocatore del Pescina Valle del Giovenco (Prima divisione girone B). Fu lui, infatti, uno dei tantissimi punti della discordia tra Luciano Moggi e l’Inter. E lo stesso Cesar ne ricostruisce i motivi, non senza rammarico. “Ricordo benissimo quel periodo. Giocavo nella Lazio a grandi livelli e la Juventus cercò di portarmi a Torino. La trattativa era gestita proprio da Luciano Moggi, ma su di me da tempo c’era anche l’Inter”. E proprio la società meneghina era la prima scelta di Cesar, ma proprio quando il trasferimento sembrava cosa fatta successe qualcosa. “In realtà si capì che l’obiettivo della Juventus non era quello di prendermi, ma solo ostacolare l’Inter nell’affare. Fecero di tutto per intralciare il trasferimento a Milano e tentarono di bloccarmi alla Lazio. Tant’è che poi arrivai all’Inter solo più tardi, quando il contratto con i biancocelesti andò in scadenza”. Per questo motivo Cesar parla di carriera geneticamente modificata. “Certamente. Magari arrivando prima a Milano il mio percorso sarebbe stato diverso. L’unica cosa che resta è un grande dispiacere per lo sport. Calciopoli è stata e resterà sempre, purtroppo, una pagina nerissima per tutto il movimento calcistico italiano. Un enorme amarezza, soprattutto per chi in quegli anni ha lavorato da vero professionista e non è stato ricompensato adeguatamente. Se la Juventus vinceva sempre, evidentemente, c’era un perché. Non sta a me giudicare, però è chiaro che qualcosa sotto di grosso c’è stato. E voglio convincermi che chi giocava in quella Juventus non sapesse il marcio che si celava alle spalle”. Il dopo Calciopoli ha visto consacrare l’Inter. “Ma lo scandalo non c’entra. L’Inter in questi anni è cresciuta soprattutto a livello di società e oggi è chiaramente la squadra più forte d’Italia. Ha regolarità e un organico troppo superiore alle concorrenti. La dimostrazione arriva dall’ultima giornata: anche pareggiando a Bergamo è riuscita a guadagnare un punto su Juventus e Milan”. E di Mourinho cosa pensa? “Il portoghese è un grandissimo. Si vede che gestisce quasi tutto lui e riesce a imprimere una mentalità vincente al gruppo. Anche in Champions League, per esempio, l’Inter ha dimostrato carattere e qualità, nonostante un girone difficilissimo. Quello dei nerazzurri era l’unico gruppo con tutte e quattro le squadre campione dei rispettivi tornei nazionali, per questo non è stato semplicissimo qualificarsi. Però il risultato è stato raggiunto lo stesso con merito”. In chiusura Cesar dichiara amore ai colori nerazzurri, nonostante l’addio non sia stato di quelli da ricordare. “Ma quella storia ormai è acqua passata e non ci penso più. Mi ricordo, invece, tutti i momenti belli vissuti con la maglia dell’Inter, una squadra fantastica. Mai avrei pensato di giocare con tanti campioni e non posso che essere grato alla società di avermi dato quest’opportunità. Ho avuto tante soddisfazioni e mi sento ancora legato ai colori nerazzurri”.
 

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