Zanetti: “Moratti come un padre, lo ringrazierò a vita. Mourinho, Simoni e Cuper…”

Zanetti: “Moratti come un padre, lo ringrazierò a vita. Mourinho, Simoni e Cuper…”

Il vicepresidente dell’Inter ha parlato della sua carriera e dell’ex presidente

di Andrea Della Sala, @dellas8427

Il vicepresidente dell’Inter, Javier Zanetti, ha parlato degli obiettivi della formazione di Spalletti, ma non solo. L’ex capitano nerazzurro si è soffermato sui tecnici che hanno segnato la sua carriera e anche su Massimo Moratti:

Come arriva all’Inter? Chi l’ha vista?
“Angelillo, Mazzola e Suarez. Avevo giocato un anno nel Talleres in serie b, soltanto due anni in Serie A nel Banfield, non avrei mai immaginato che mi capitasse proprio in quel momento questa grandissima opportunità. Pensavo che sarei passato dal Banfield a una squadra più importante in Argentina e magari dopo avrei fatto il salto nel calcio europeo. Quando mi dissero dell’Inter, non potevo credere parlassero di me. Io vedevo il calcio italiano dalla tv, e che una squadra come l’Inter mi desse questa possibilità per me significava cambiare completamente vita, e soprattutto passare da un quartiere umile e piccolo a una città importante come Milano. Fino a quel momento avevo preso l’aereo una volta sola… Non nascono che avevo incertezze per la mia età. Non sapevo se fossi pronto per questa grande sfida. Ma questa storia bellissima dura da 22 anni e non è finita”.

Qual è stato l’allenatore più importante della sua vita?
“Marcelo Bielsa della Nazionale argentina, per quello che sa insegnare in campo e fuori. In Italia Gigi Simoni. Nell’anno in cui abbiamo vinto la Coppa Uefa ha creato un gruppo dai valori umani molto forti. Mi sono trovato bene anche con Super. Mourinho è stato importante, al di là di quello che abbiamo vinto in quei due anni, ho trovato una persona diversa da quella che si vede in tv. Oltre la preparazione, l’intelligenza che ha professionalmente, seppe creare un gruppo di grandi uomini. Io credo che nel calcio la qualità e i risultati li fanno le persone. Conta il talento che ognuno di noi ha, però la parte umana è fondamentale. L’Inter per me è una grande famiglia. Massimo Moratti lo ringrazierà per tutta la vita, stato come un padre in Italia per me. Lo ringrazierò per tutta la vita perché mi ha aperto le porte in un Paese sconosciuto per me. Loro si sono fidati di me e ho percepito che i miei valori andato d’accordo con quella società”.

E cil compagno di squadra più importante?
“Compagni tantissimi, da Ivan Cordoba che è il padrino del mio secondo figlio a Zamorano che è il padrino di mia figlia. All’Inter la colonia argentina è sempre stata presente e tuttora ci frequentiamo perché c’è tra noi una grande amicizia. Questa è la cosa bella del calcio. Quando si riesce a continuare questi rapporti”.

Chi è il giocatore più intelligente che ha incontrato?

“Ce ne erano tanti. Ta questi certamente Baggio. E poi Cambiato. Era sempre avanti, riusciva a capire in anticipo il nostro gioco e quello degli avversari. Sarà in futuro un grande allenatore”.

In Maradona quanto c’è di genio e quanto c’è di distruzione?

“Pe noi argentini Diego rappresenta quello che ci ha fatto vivere con la maglia della Nazionale. Ha fatto delle cose straordinarie, le ha fatte anche a Napoli. Quando abbiamo vinto il Mondiale ha fatto felice un Paese. Lui è sempre stato di un’intelligenza e di un talento unico. Non spetta a me giudicare la sua vita fuori dal campo”.

Se dovesse portarsi su un’isola deserta una maglietta quale porterebbe?

“Non se portare la prima, quando nasce la storia con l’Inter o l’ultima. Penso che però porterei l’ultima perché è carica di venti anni di carriera. Dentro l’ultima maglia ci sono i ricordi di tutte le partite che ho vissuto con l’Inter. Tutti i trofei, tutte le vittorie, momenti anche di grande difficoltà, delusioni. C’è tutta la mia storia con l’Inter”.

Perché ha deciso di non fare l’allenatore?
“Perché per fare l’allenatore uno se lo deve sentire. Io Ono uno a cui piace lavorare dietro le quinte, nel silenzio e il mio obiettivo è sempre cercare di fare Ion modo che le cose possano funzionare. Mi piace lavorare in squadra e dopo aver smesso mi sono messo a studiare e continuo a farlo. Ho un ruolo importante in società e mi piace operare molto sul sociale. L’Inter in questo ambito è all’avanguardia; lo fa con Inter Campus. Adesso stiamo portando avanti un nuovo progetto che si chiama Inter-community. La settimana scorsa abbiamo visitato i bambini negli ospedali oncologici”.

Che cosa lega Italia e Argentina?
“Siamo abbastanza simili. Io ho il doppio passaporto perché il mio bisnonno era italiano. Al di là della passione per lo sport e per il calcio, c’è tanta similitudine. Il Dna è abbastanza simile”.

(Corriere dello Sport)

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