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ESCLUSIVA Colombo: “Vi racconto la mia Inter con Ronaldo e Vieri. A questa serve di più, rosa corta”

Fabio Alampi

L'ex attaccante dell'Inter ricorda la sua esperienza con la maglia nerazzurra: "Una cosa incredibile l'umiltà di campioni come Vieri"

28 settembre 2000: l'Inter, allora allenata da Marcello Lippi, supera agilmente i polacchi del Ruch Chorzow per 4-1 nella gara di ritorno del primo turno di Coppa UEFA e si guadagna il pass per il turno successivo. A chiudere i conti ci pensò Corrado Colombo, giovane promessa del calcio italiano appena arrivato dall'Atalanta: la sua esperienza in nerazzurro durò solamente pochi mesi, prima di iniziare un lungo giro d'Italia fra Serie A, B e C. Oggi, a 40 anni e con alle spalle più di 500 presenze in carriera, continua a divertirsi sui campi dilettantistici della Toscana, la sua nuova casa. Ai microfoni di Fcinter1908 ha ricordato la sua avventura con la maglia dell'Inter.

Dopo una lunga carriera in giro per l'Italia ti sei stabilizzato in Toscana: di cosa ti occupi attualmente?

Vivo a Pistoia perchè quando venni qui a giocare per la prima volta nel '99 conobbi quella che sarebbe diventata mia moglie, e ora mi sono stabilizzato qui. Lavoro per un'agenzia immobiliare, sono responsabile di una scuola calcio e collaboro nel fine settimana con l'agente Giovanni Bia. Nel frattempo continuo a giocare in Terza Categoria con l'Hitachi, la Prima Squadra della mia scuola calcio.

Da giovane di belle speranze con una manciata di presenze in Serie B ti sei ritrovato catapultato in una squadra blasonata e ricca di campioni: cosa hai pensato quando ti dissero che saresti finito all'Inter?

L'Inter mi acquistò in comproprietà nel 2000: essendo giovane è stata una sorpresa, anche se il mio nome girava da un po', l'anno prima si parlava anche della Juventus. Poi è normale che quando ti chiama l'Inter e vai a firmare ti rendi conto della grande opportunità che ti sta capitando.

Com'era ritrovarsi di colpo ad allenarsi con gente come Ronaldo, Vieri, Zanetti, Seedorf e Recoba?

Una cosa incredibile. La grande sorpresa fu che mi accolsero come se fossi uno di loro, anche se ero un ragazzino che l'anno prima giocava in Serie B con la Pistoiese. Ricordo la loro incredibile umiltà, la loro disponibilità, ti trattavano come uno di loro. Dovunque ti giravi vedevi campioni, penso a Blanc, Seedorf, Vieri, che era il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene nonostante da fuori uno possa pensare diversamente, c'era Hakan Sukur, anche se poi non fece benissimo. E poi Robbie Keane: lo ritrovai 6-7 anni fa, lui era in ritiro con l'Irlanda di Trapattoni e Tardelli a Montecatini, e facemmo un'amichevole con calciatori selezionati della zona. Lui si ricordò di me, mi fece molto piacere, mi regalò la maglia.

Nella tua breve esperienza all'Inter ti sei anche tolto la soddisfazione di segnare un gol in Coppa UEFA contro i polacchi del Ruch Chorzow: che ricordi hai di quella serata?

Con il fatto che c'erano state le Olimpiadi a Sydney alcuni giocatori arrivarono più tardi in gruppo, per cui ho avuto la fortuna che Lippi mi diede delle possibilità: giocai da titolare in Coppa Italia contro il Lecce a San Siro, al ritorno mi fece entrare, giocai qualche minuto in Supercoppa contro la Lazio, feci l'esordio in Serie A contro la Reggina, nel giorno del famoso sfogo di Lippi. Il gol in Coppa UEFA, a San Siro, a posteriori mi rendo conto che non è una cosa da tutti, ma in quel momento mi sembrava tutto naturale: ormai erano già tre mesi che ero all'Inter, eravamo sempre in ritiro alla Pinetina, nel giorno libero ero con l'Under 21... Ripensandoci oggi posso dire che è stata sicuramente una tappa importante della mia carriera, una bella soddisfazione.

All'Inter ritrovasti compagni di Under 21 come Ferrari, ma soprattutto Pirlo: si vedeva già che sarebbe diventato un fuoriclasse?

Di Pirlo si parlava già da anni: un talento incredibile, era già un fenomeno. In quel momento era un pochino in difficoltà perchè non aveva ancora trovato il ruolo giusto. Era un giocatore con una qualità fuori dal comune, ma non riusciva ad avere la continuità necessaria.

Hai qualche rimpianto della tua carriera all'Inter?

È stata sicuramente un'esperienza positiva, ho avuto la possibilità di stare in mezzo a grandi campioni. Mi faceva impazzire l'atmosfera della Pinetina, finiti gli allenamenti rimanevo in campo con il vice di Lippi, Pezzotti, per migliorare i movimenti da attaccante. Stare lì era un sogno, ho condiviso lo spogliatoio con campioni veri, anche se dopo aver perso i preliminari di Champions League contro l'Helsingborg non si respirava una bella aria. Il rammarico più grande è stato quello di non aver potuto vedere Ronaldo, che in quel periodo era infortunato e si stava curando.

Tra le varie tappe della tua carriera un posto speciale lo merita la stagione 2008/09, quando vinsi il campionato di Serie B con il Bari. In panchina sedeva un certo Antonio Conte, alle prime esperienze da allenatore: che ricordi hai di lui?

Ho un ricordo sicuramente positivo, abbiamo mantenuto i rapporti fino a quando è andato al Chelsea, ci siamo sentiti in passato. Si vedeva già la sua grande voglia di arrivare, la sua mentalità vincente: eravamo in Serie B, con una squadra che non era partita per vincere il campionato, ma avevamo uno staff da Serie A, con un preparatote atletico come Giampiero Ventrone che per me è il numero uno. A livello tattico Conte era 10 anni avanti rispetto a tutti gli altri allenatori della Serie B, a livello fisico si lavorava tanto, i tratti che lo contraddistinguono oggi si potevano vedere già agli inizi della sua carriera da tecnico.

In questa stagione l'Inter è tornata a lottare concretamente per la vetta: pensi che, se il campionato non si fosse fermato, avrebbe potuto dar fastidio a Juventus e Lazio fino alla fine?

Non so se avrebbe potuto lottare fino alla fine per lo Scudetto: la Juventus è sempre una certezza, è da 8 anni che comanda in Italia e ha una rosa più ampia. La Lazio è la vera sorpresa di quest'anno, e meriterebbe lo Scudetto per come gioca. L'Inter la vedo un gradino sotto: è partita forte, ha fatto tornare entusiasmo tra i tifosi, ma secondo me ha una rosa un po' corta. Per arrivare a vincere serve qualcosa in più, ma mister Conte ha già fatto un ottimo lavoro quest'anno".